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Ancora su “Re Nudo Colpo di Mano” (giugno 1971)

Sul “Re Nudo Colpo di Mano” merita riportare anche la versione di Andrea Valcarenghi, direttore di “Re Nudo” dal numero 0:

<< Improvvisamente la mia camera si popola di hippy di tutti i tipi; siamo al gran completo, una vera e propria riunione generale. Ma manca ancora il generale vero. Eccolo! Improvvisamente entra un essere strano in tenuta da giocatore da baseball, con scarpette da tennis, giacca a vento e capelli scarmigliati. “Basta con il comunismo da spettacolo! Vogliamo il comunismo di guerra!” “Via i fanatismo mitologici!”

Lo sguardo è perplesso; perfino i più disponibili a criticare il giornale non riescono a sintonizzarsi con lui. Guido e un neofita di nome Paolo sono gli unici. La rivoluzione sembra arenata ma io non so ancora che nonostante la sconfitta Guido e Gianni Emilio Simonetti tenteranno il colpo di stato. Ovvero: come riuscire a usurpare la testata alla maggioranza e sperare di vivere felici. Il colpo di stato si chiama “COLPO DI MANO”!, scritta che compare su un “Re Nudo” n.6 clandestino, con una tiratura dimezzata [5000 copie]. Un giornale che non si prefigge tanto di vendere ma quello di funzionare da deterrente in una situazione di crisi. Cioè aveva lo scopo di scoraggiarci, di farci mollare.>>

(Andrea Valcarenghi, Underground a pugno chiuso, Arcana, Roma, 1973, pag.86)

La testimonianza di Valcarenghi mi ha fatto ricordare che, in effetti, fu convocato quello che allora si chiamava un “consiglio delle tribù” dell’underground.

L’idea di Gianni, che si sentiva rafforzato dalla nostra presenza e dall’appoggio del condirettore di “Re Nudo”, Guido Vivi, era quella di esporre al consiglio l’esigenza di una radicalizzazione delle posizioni di “Re Nudo” in chiave di una critica globale dell’esistente capitalistico. Al consiglio parteciparono i redattori di “Re Nudo”, esponenti di vari gruppi della controcultura milanese e rappresentanti di varie testate dell’underground. Anche se la maggior parte dei presenti avvertiva l’esigenza di una maggiore incisività nei confronti dell’assetto sociale borghese, la proposta di Gianni di imprimere una maggiore radicalità a “Re Nudo” non passò.

C’era un sistema di rapporti e di equilibri interni che avrebbe probabilmente rischiato di saltare in aria con effetti imprevedibili. Un sistema di rapporti che era il frutto di lunghi anni di lotte del movimento beat, underground e controculturale, e un sistema di alleanze, solidarietà, sostegno reciproco. Così la proposta di Gianni passò in minoranza, con la chiosa del consiglio che ciascuno si facesse la propria testata, che c’era spazio per tutti.

Fu allora che maturò l’idea della forzatura, del colpo di mano, perché Simonetti e Vivi insieme si sentivano altrettanto legittimati di Valcarenghi a dirigere la testata.

IL “Re Nudo Colpo di Mano” segnò anche la fine dei nostri buoni propositi di dare un seguito a “Bleu”. Un po’ perché in quei mesi vissuti intensamente maturarono scelte esistenziali diverse da parte dei vari componenti della redazione, un po’ perché l’approdo all’ArcDo a Milano e il “Re Nudo Colpo di Mano” impressero un’ulteriore accelerazione alle rispettive scelte politiche. Uno di noi tornò a Mantova ad organizzare un cineforum su Woodstock, per poi dedicarsi alla costruzione e messa in funzione della prima “radio libera” della città. Un altro partì per un viaggio di iniziazione spirituale in India, e quando tornò riscoprì gli ideali del cristianesimo primitivo e si fece prete.

Riccardo ed io (i consiliaristi di “Bleu”), partecipammo al “Colpo di Mano”. Poi io mi lasciai assorbire dagli impegni dello studio, della famiglia che mi ero formato nel frattempo, e del lavoro. Riccardo fu l’unico di noi che partecipò alla redazione del libro “…ma l’amor mio non muore” con Gianni Emilio, Guido Vivi e altri componenti della “Banda del Gobbo Internazionale”. Poi persi di vista anche lui per molti anni.

La mia esperienza controculturale era iniziata nel 1966 con “Un occhio in due”, un giornalino di poesia autoprodotto, e si concluse nel 1972 con il numero unico de “Le streghe”. Da lì in poi, finito il periodo degli studi universitari e iniziata la vita da lavoratore, cominciò un altro percorso.

Dante Goffetti, ex-componente della redazione di “Re Nudo Colpo di Mano”

In allegato il Re Nudo Colpo di Mano del giugno 1971 trovato presso l'archivio della Fondazione Primo Moroni. Buona lettura.