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Anna Politkovskaja

Politkovskaja

Venerdi 1 dicembre 2006
alle ore 18 al Palazzo della Ragione,
Giorgia Bottani ricorderà Anna Politkovskaja e il suo lavoro e presenterà un progetto di accoglienza di studenti ceceni in Italia e a Mantova.

Anna Politkovskaja È una che non l’ha mai mandata giù. Ha masticato, ma non ha mai mandato giù. Non ha mai digerito, non ha mai elaborato i lutti di Cecenia. Non come noi, che assaggiamo tutto, mastichiamo ogni notizia anche se ha un sapore amaro, al massimo facciamo una smorfia, ma poi mandiamo giù, perché ci sono centinaia di altre notizie da ingollare e metabolizzare. E digeriamo tutto per bene per avere - ci piace pensare che la conoscenza di ciò che accade nel mondo funzioni così - un quadro chiaro e completo delle cose: in Cecenia c’è la guerra per questo motivo, in Darfur per quest’altro, siamo in grado di ripercorre le tappe storiche della questione palestinese. Come se le notizie, le informazioni, la conoscenza dei fatti, l’essere al corrente delle cause e degli effetti già ci mettesse la coscienza a posto. Magari c’è poi chi si fa stampare una maglietta con scritto Cecenia libera per dimostrare e dimostrarsi che su quella questione è bene informato e ha la sua brava opinione “contro”. Come se l’informazione e la conoscenza ci mettesse al riparo dal dovere di agire, ci mettesse in una condizione di apparente attività: si tratta invece di un meccanismo subdolo che ci fa essere passivi mentre noi ci sentiamo attivisti, ci disimpegna mentre noi ci sentiamo molto impegnati.

Ho incontrato Anna Politkovskaja nel 2005, quando è venuta a Mantova a portare la sua testimonianza diretta, di primissima mano, sulla Cecenia. Mentre parlava pensavo che quella donna aveva subito aggressioni, minacce di morte, tentativi di stupro e di avvelenamento, un arresto, era riuscita ad andare già molte volte a Grozny eludendo il blocco dell’esercito russo. Mi sembrava un miracolo vivente. Finita la conferenza mi sono messa in coda per un autografo, più per guardarla bene in faccia che per avere un trofeo. Arrivata al tavolo ha preso in fretta e senza guardarmi il libro che le allungavo, poi ha letto la scritta in cirillico Cecenia libera che avevo sulla maglietta, ha rallentato i gesti e mi ha guardato in faccia, e l’ho guardata in faccia. Occhi fermi e scuri, ma che mi ricordo chiarissimi, che sembrano guardare oltre le spalle di chi ha davanti.
“È il nome di un’associazione?”
“No, l’ho fatta io. Conosce qualche associazione che si occupa della Cecenia? Io cosa posso fare?”
“Non ci sono associazioni. Quello che puoi fare tu è parlare della Cecenia, far conoscere la situazione.”
Io non ho parlato abbastanza, e ho fatto ancora meno, Anna Politkovskaja invece adesso è una donna morta. Vigliaccamente assassinata nell’ascensore del condominio di casa sua da un sicario prezzolato dal regime Putin che ha incrociato lo stesso sguardo terso e fermo che ho visto io.

7 ottobre 2006
Giorgia Bottani


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Sn riuscita sl adesso a

Sn riuscita sl adesso a leggere il tuo articolo..purtroppo ci sn molte cose k nn so e sulle quali devo ancora riflettere..il mio cervello mi sembra troppo piccolo per poter contenere tutte le spiegazioni d ciò k accade nel mondo..e quando mi schiero mi sembra d avere per bandiera un'utopia. Il problema fondamentale sta nel fatto k nessuno crede veramente d poter cambiare il mondo,d distruggera qst cieco meccanismo..e k c prova viene soppresso..è incredibile nel 2006 dover ancora essere martiri per alzare la voce contro l'odio. Almeno tu ci provi..spero un giorno d poter trovare un briciolo d coraggio anch'io!bacio