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Blocco delle merci alla Belleli, Industrie Meccaniche SpA, Mantova (1979)

Quella sera Franchini, il giovane,
tornava in bicicletta verso casa,
dopo un pomeriggio d’afa e zanzare
passato a pescare pesci in valle,
dietro la Montedison e le fabbriche.

Alzò lo sguardo, e gli occhi azzurri,
videro, forse per la prima volta,
le bandiere rosse della Fiom
issate sulle sbarre ferroviarie
e davanti i cancelli della Belleli.

Si fermò pensieroso, guardando
quegli uomini e giovani in tuta
e in abiti modesti da “impiegati”
intenti a bloccare i cancelli
perché i camion venuti dalla Scozia
non consegnassero le merci.

Disse allora il giovane Franchini:
“Che fate, lavoratori, qui davanti?
Pensate di fermare così i padroni?
Serve, sapete, qualcosa di più
grande: lotta armata, rivoluzione!”

Lo guardarono increduli gli operai
e risposero: “Tutto il giorno
sei stato a pesca nella valle,
mentre noi dal mattino faticavamo
a bloccare i crumiri e le merci.
Non volercene, giovane compagno,
ma lezioni da te non ne prendiamo.

Noi siamo la classe operaia,
che si fa strada verso il potere
guidata dal grande Partito Comunista,

di Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer.”
Contrariato, s’acquetò il ribelle
e si congedò chiamandoci compagni,
e s’avviò in bicicletta verso casa.

Disse allora Pietro, fondatore
del Consiglio Operaio: “Suo fratello,
più vecchio, lavora nel sindacato,
lui era operaio, poi è stato
in galera ma non ha mai fatto
male alla gente: rubava ai ricchi
per non fare la vita dei poveri.”

“Che cos’è una rapina in banca,
di fronte alla fondazione d’una banca?”

Note.
Questa poesia è stata scritta il 13 febbraio 2005 sotto la suggestione di “Sirena Operaia. Un racconto in versi”, il poema in cui Alberto Bellocchio (Segretario Generale della CGIL della Lombardia dal 1978 al 1985) ha narrato, in forma epica, la sua versione dell’epopea delle lotte dei metalmeccanici nell’“autunno caldo” del 1969. A distanza di 7 anni, a fine aprile 2012, ho rimaneggiato il testo della poesia nell’intento di rendere più regolari i metri e più armonici i ritmi (ma non so se ci sono riuscito).

L’episodio narrato è reale mentre, ovviamente, il cognome del protagonista non è quello vero.

I due versi finali della poesia, in corsivo, sono una citazione tratta da “L’opera da 3 soldi”, atto III, scena 3, di Bertolt Brecht, rappresentata per la prima volta nel 1928 nel teatro Schiffbauerdamm di Berlino.