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 <title>dante&#039;s blog</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/blog/15</link>
 <description></description>
 <language>it</language>
<item>
 <title>Blocco delle merci alla Belleli, Industrie Meccaniche SpA, Mantova (1979)</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/blocco_delle_merci_alla_belleli_industrie_meccaniche_spa_mantova_1979</link>
 <description> &lt;p&gt;
	Quella sera Franchini, il giovane,&lt;br /&gt;
	tornava in bicicletta verso casa,&lt;br /&gt;
	dopo un pomeriggio d&amp;rsquo;afa e zanzare&lt;br /&gt;
	passato a pescare pesci in valle,&lt;br /&gt;
	dietro la Montedison e le fabbriche.&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
	Alz&amp;ograve; lo sguardo, e gli occhi azzurri,&lt;br /&gt;
	videro, forse per la prima volta,&lt;br /&gt;
	le bandiere rosse della Fiom&lt;br /&gt;
	issate sulle sbarre ferroviarie&lt;br /&gt;
	e davanti i cancelli della Belleli.&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
	Si ferm&amp;ograve; pensieroso, guardando&lt;br /&gt;
	quegli uomini e giovani in tuta&lt;br /&gt;
	e in abiti modesti da &amp;ldquo;impiegati&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
	intenti a bloccare i cancelli&lt;br /&gt;
	perch&amp;eacute; i camion venuti dalla Scozia&lt;br /&gt;
	non consegnassero le merci.&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
	Disse allora il giovane Franchini:&lt;br /&gt;
	&amp;ldquo;Che fate, lavoratori, qui davanti?&lt;br /&gt;
	Pensate di fermare cos&amp;igrave; i padroni?&lt;br /&gt;
	Serve, sapete, qualcosa di pi&amp;ugrave;&lt;br /&gt;
	grande: lotta armata, rivoluzione!&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
	Lo guardarono increduli gli operai&lt;br /&gt;
	e risposero: &amp;ldquo;Tutto il giorno&lt;br /&gt;
	sei stato a pesca nella valle,&lt;br /&gt;
	mentre noi dal mattino faticavamo&lt;br /&gt;
	a bloccare i crumiri e le merci.&lt;br /&gt;
	Non volercene, giovane compagno,&lt;br /&gt;
	ma lezioni da te non ne prendiamo.&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
	Noi siamo la classe operaia,&lt;br /&gt;
	che si fa strada verso il potere&lt;br /&gt;
	guidata dal grande Partito Comunista,&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
	di Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
	Contrariato, s&amp;rsquo;acquet&amp;ograve; il ribelle&lt;br /&gt;
	e si conged&amp;ograve; chiamandoci compagni,&lt;br /&gt;
	e s&amp;rsquo;avvi&amp;ograve; in bicicletta verso casa.&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
	Disse allora Pietro, fondatore&lt;br /&gt;
	del Consiglio Operaio: &amp;ldquo;Suo fratello,&lt;br /&gt;
	pi&amp;ugrave; vecchio, lavora nel sindacato,&lt;br /&gt;
	lui era operaio, poi &amp;egrave; stato&lt;br /&gt;
	in galera ma non ha mai fatto&lt;br /&gt;
	male alla gente: rubava ai ricchi&lt;br /&gt;
	per non fare la vita dei poveri.&amp;rdquo;&lt;br /&gt;
	&lt;br /&gt;
	&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&amp;ldquo;Che cos&amp;rsquo;&amp;egrave; una rapina in banca,&lt;br /&gt;
	di fronte alla fondazione d&amp;rsquo;una banca?&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;
	&lt;/p&gt;
	&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;Bold&quot;&gt;Note.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;
	Questa poesia &amp;egrave; stata scritta il 13 febbraio 2005 sotto la suggestione di &amp;ldquo;Sirena Operaia. Un racconto in versi&amp;rdquo;, il poema in cui Alberto Bellocchio (Segretario Generale della CGIL della Lombardia dal 1978 al 1985) ha narrato, in forma epica, la sua versione dell&amp;rsquo;epopea delle lotte dei metalmeccanici nell&amp;rsquo;&amp;ldquo;autunno caldo&amp;rdquo; del 1969. A distanza di 7 anni, a fine aprile 2012, ho rimaneggiato il testo della poesia nell&amp;rsquo;intento di rendere pi&amp;ugrave; regolari i metri e pi&amp;ugrave; armonici i ritmi (ma non so se ci sono riuscito).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	L&amp;rsquo;episodio narrato &amp;egrave; reale mentre, ovviamente, il cognome del protagonista non &amp;egrave; quello vero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	I due versi finali della poesia, in corsivo, sono una citazione tratta da &amp;ldquo;L&amp;rsquo;opera da 3 soldi&amp;rdquo;, atto III, scena 3, di Bertolt Brecht, rappresentata per la prima volta nel 1928 nel teatro Schiffbauerdamm di Berlino.&lt;/p&gt;
 </description>
 <pubDate>Mon, 30 Apr 2012 20:13:34 +0200</pubDate>
</item>
<item>
 <title>Un secondo contributo per la memoria di classe sul Consiglio di Fabbrica della Belleli (1976-1980)</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/un_secondo_contributo_per_la_memoria_di_classe_sul_consiglio_di_fabbrica_della_belleli_1976_1980</link>
 <description> &lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;Premessa&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	Il 2 aprile 2012, rovistando in vecchi archivi del mio pc alla ricerca di un documento che mi serviva per lavoro, ho fortunosamente rintracciato il testo di una email che avevo scritto il 21 marzo 2004 ad Enio Camerlenghi, il curatore del libro &amp;ldquo;Belleli. Una fabbrica tra storia e memoria&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	Di seguito propongo il testo di tale email ai visitatori del sito che condividono la convinzione della necessit&amp;agrave; di contrapporre alla storia degli anni Settanta scritta dai vincitori (la classe dominante, attraverso i vari ideologi al suo servizio) le testimonianze di chi ha partecipato in prima persona alle lotte di quegli anni dalla parte del movimento dei lavoratori e del proletariato con l&amp;rsquo;idea-guida di costruire un &amp;ldquo;ordine nuovo&amp;rdquo; (per dirla con Gramsci): una societ&amp;agrave; di uomini/donne liberi ed uguali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;Il testo della email ad Enio Camerlenghi &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	Caro Camerlenghi, la visita in cantina &amp;egrave; stata proficua, dalle profondit&amp;agrave; del tempo sono emersi, infatti:&lt;/p&gt; </description>
 <pubDate>Sat, 14 Apr 2012 21:39:46 +0200</pubDate>
</item>
<item>
 <title>Nel Consiglio di Fabbrica della Belleli (1976 – 1980)</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/nel_consiglio_di_fabbrica_della_belleli_1976_1980</link>
 <description> &lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;Premessa&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&amp;ldquo;Belleli. Una fabbrica tra storia e memoria&amp;rdquo;&amp;nbsp;&amp;egrave; il titolo di un libro pubblicato dalla FIOM-CGIL di Mantov&lt;a name=&quot;0.1__GoBack&quot;&gt;&lt;/a&gt;a nel gennaio 2006. Il libro &amp;egrave; stato &amp;ldquo;costruito&amp;rdquo; con il supporto tecnico-scientifico dell&amp;rsquo;Istituto Mantovano di Storia Contemporanea (IMSC), che ha raccolto e redazionato sei interviste a ex-delegati del Consiglio di Fabbrica (CdF) di fine anni Sessanta-anni Settanta, una intervista al fondatore della Belleli, signor Rodolfo Belleli (chiamato rispettosamente &amp;ldquo;il Vecchio&amp;rdquo; in fabbrica all&amp;rsquo;epoca), un&amp;rsquo;ultima intervista a Doriano Piva, anch&amp;rsquo;egli ex delegato del&amp;nbsp; CdF, per la parte che riguarda il periodo della amministrazione controllata fino alla nuova gestione (anni Novanta). Il libro inizia con un saggio- di un giovane ricercatore dell&amp;rsquo;IMSC - che ricostruisce la storia della fabbrica dalle sue origini &amp;ldquo;facendo ricorso a fonti di archivio e a stampa, prima fra tutti la raccolta &amp;rdquo;L&amp;rsquo;Elettrodo&amp;rdquo; (la rivista del Consiglio di Fabbrica)&amp;rdquo; e si conclude con un saggio del ricercatore storico Eugenio Camerlenghi, &amp;ldquo;Forme d&amp;rsquo;industrializzazione in un territorio ad economia agricola&amp;rdquo;, con un&amp;rsquo;appendice documentaria.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; </description>
 <pubDate>Thu, 08 Mar 2012 23:19:57 +0100</pubDate>
</item>
<item>
 <title>Underground italiana</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/underground_italiana</link>
 <description> &lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;&lt;span class=&quot;FontLarger&quot;&gt;Gli anni gioiosamente ribelli della controcultura, 1964-1973&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;
	(Matteo Guarnaccia, shake edizioni, 2011)
&lt;p&gt;
	&lt;img alt=&quot;Matteo Guarnaccia: Reginella 2008&quot; src=&quot;http://2.bp.blogspot.com/-uKCQjwSyqpA/Ta6eikVDerI/AAAAAAAAAY8/bv4j6whRru0/s1600/Matteo_Guarnaccia_Reginella_2008%255B1%255D.jpg&quot; style=&quot;width: 450px; height: 282px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;Avviso ai lettori.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	Quella che segue &amp;egrave; essenzialmente una scheda bibliografica che ho pensato di compilare (lo faccio sempre con i libri che mi piacciono e mi interessano) e di mettere a disposizione dei lettori del &lt;a class=&quot;glossary-term&quot; href=&quot;glossary#term95&quot;&gt;&lt;acronym title=&quot;Blog: weB LOG, un sito o una sezione di un sito dove gli utenti possono postare i loro pensieri e le loro riflessioni e tenerle aggiornate. Per esteso un BLOG e&amp;#039; anche uno dei suddetti post in cui si riflette la personalita&amp;#039; dell&amp;#039;autore.&quot;&gt;blog&lt;/acronym&gt;&lt;/a&gt; sul sito di Mario Varini perch&amp;eacute; la pubblicazione di questo libro indica che il bisogno di ripensare gli anni della controcultura in Italia - e di trarne possibilmente delle indicazioni utili per affrontare meglio questo presente travagliato &amp;ndash; non &amp;egrave; solo mio, del mio amico Aldo e di qualche altro &amp;ldquo;pezzo d&amp;rsquo;antiquariato&amp;rdquo; (come me) che era giovane in quegli anni, ma che &amp;egrave; avvertito anche da altri.&lt;br /&gt;
	Scrive l&amp;rsquo;autore: &amp;ldquo;E&amp;rsquo; solo in questi ultimi anni che &amp;ndash;dopo un lungo periodo di rimozione &amp;ndash; si registra un significativo fenomeno di rivalutazione (che specialmente nei giovani sconfina in una sorta di vero e proprio innamoramento, quando non addirittura di mitologizzazione). Sino a poco tempo fa l&amp;rsquo;intera faccenda veniva sbrigativamente liquidata sotto l&amp;rsquo;etichetta &amp;ldquo;frivolezze&amp;rdquo;, un insieme di eventi di scarso interesse socio-culturale di fronte alle &amp;ldquo;maschie&amp;rdquo; lotte politiche avvenute in quegli stessi anni, una fuga sconsiderata dalla &amp;ldquo;realt&amp;agrave;&amp;rdquo; o al massimo una simpatica ricreazione prima di tornare a occuparsi delle cose serie. Il bilancio che se ne traeva era sostanzialmente negativo. Ma ora, dopo tre decadi, quegli anni ribelli, convulsi e gioiosi meritano una lettura diversa. Dopo tutto, proprio da quegli anni [&amp;hellip;] sono scaturite le libert&amp;agrave; pi&amp;ugrave; reali di cui oggi tutti godiamo: emancipazione femminile, coscienza ecologica e ricerca spirituale.&amp;rdquo; (Underground Italiana, pag. 12).&lt;/p&gt; </description>
 <pubDate>Mon, 30 Jan 2012 17:51:13 +0100</pubDate>
</item>
<item>
 <title>Il Sessantotto a Mantova</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/il_sessantotto_a_mantova</link>
 <description> &lt;p style=&quot;text-align:center;&quot;&gt;
	&lt;img alt=&quot;il &#039;sessantotto&quot; src=&quot;http://www.mariovarini.it/drupal/files/images/sessantotto.gif&quot; style=&quot;width: 400px; height: 262px;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;Premessa&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	Un libro pubblicato a Mantova nel settembre 2002, &amp;ldquo;Il Sessantotto. La contestazione studentesca al Liceo Scientifico &amp;ldquo;Belfiore&amp;rdquo; e a Mantova&amp;rdquo;, si presenta come &amp;ldquo;la prima ricerca in proposito su quegli anni a Mantova.&amp;rdquo; Il libro &amp;egrave; il risultato di una ricerca &amp;ldquo;sul campo&amp;rdquo; realizzata nel corso del laboratorio storico negli anni scolastici 1999/2000 e 2000/2001 utilizzando sperimentalmente diversi tipi di fonti:&lt;/p&gt;
&lt;ul&gt;
	&lt;li&gt;
		interviste ad ex-studenti ed ex-insegnanti del Liceo (che costituiscono la struttura portante del libro);&lt;/li&gt;
	&lt;li&gt;
		registrazioni dell&amp;rsquo;archivio cartaceo del Liceo (per la verit&amp;agrave;, andate in gran parte distrutte e, perci&amp;ograve;, ampiamente frammentarie);&lt;/li&gt;
	&lt;li&gt;
		articoli di cronaca del quotidiano locale (che, all&amp;rsquo;epoca, &amp;ldquo;registrava con molta parsimonia le vicende relative alla scuola e al movimento studentesco&amp;rdquo;, pag. 15-16, op. cit.);&lt;/li&gt;
	&lt;li&gt;
		materiali prodotti dai collettivi studenteschi delle varie scuole e successivamente dal movimento studentesco (soprattutto volantini), rinvenuti presso amici e conoscenti.&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;
&lt;p&gt;
	Il libro mi ha stimolato a rendere la mia personale testimonianza su quel periodo, in quanto ex- studente del liceo scientifico &amp;ldquo;Martiri di Belfiore&amp;rdquo; (&amp;ldquo;maturato&amp;rdquo; nel luglio 1968) e partecipe delle lotte studentesche a Mantova in quegli anni. La mia testimonianza si propone come un contributo inteso ad integrare (e, talvolta, a precisare) quanto emerge da una lettura &amp;ldquo;incrociata&amp;rdquo; di alcune delle testimonianze degli ex-studenti intervistati nell&amp;rsquo;ambito della ricerca.&lt;/p&gt; </description>
 <pubDate>Tue, 10 Jan 2012 13:36:43 +0100</pubDate>
</item>
<item>
 <title>Cronache della controcultura a Mantova: “La ballata del Pinelli” (1969)</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/cronache_della_controcultura_a_mantova_la_ballata_del_pinelli_1969</link>
 <description> &lt;p&gt;
Nei giorni immediatamente successivi alla strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969), giusto il tempo che i compagni tornassero dalle rispettive sedi universitarie, facemmo una riunione ristretta al circolo &amp;ldquo;Gaetano Bresci&amp;rdquo; (in via don Enrico Tazzoli, a Mantova) per valutare la situazione e decidere il da farsi. Attraverso il dibattito e il confronto su quanto si diceva nel movimento nelle citt&amp;agrave; in cui studiavamo (Milano, Trento e Pavia), arrivammo alla conclusione che la strage (a prescindere da chi l&amp;rsquo;avesse materialmente organizzata) era funzionale a suscitare un rigurgito reazionario della borghesia e della piccolo-borghesia &amp;ldquo;benpensante&amp;rdquo;, e a giustificare un&amp;rsquo;ondata repressiva contro il movimento operaio (protagonista dell&amp;rsquo; &amp;ldquo;autunno caldo&amp;rdquo;), il movimento studentesco e tutte le avanguardie proletarie organizzate. Tra le quali, la pi&amp;ugrave; esposta agli attacchi forsennati dei media e degli apparati repressivi dello Stato eravamo sicuramente proprio noi anarchici.&lt;/p&gt; </description>
 <pubDate>Mon, 19 Sep 2011 13:00:07 +0200</pubDate>
</item>
<item>
 <title>Ritrovata una copia di &quot;Re Nudo Colpo di Mano&quot; presso l&#039;archivio della Fondazione Primo Moroni</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/ritrovata_una_copia_di_re_nudo_colpo_di_mano_presso_larchivio_della_fondazione_primo_moroni</link>
 <description> &lt;p&gt;Nei giorni scorsi, un caro amico &amp;ndash; a quei tempi compagno dell&amp;rsquo;organizzazione &amp;ldquo;Ludd - Consigli Proletari&amp;rdquo; - ha ritrovato una copia del Re Nudo Colpo di Mano del giugno 1971 presso l&amp;rsquo;archivio della Fondazione Primo Moroni di Milano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La riproduzione scannerizzata di tale copia viene messa a disposizione dei visitatori di questo sito in allegato a questo &lt;a class=&quot;glossary-term&quot; href=&quot;glossary#term35&quot;&gt;&lt;acronym title=&quot;Post: Messaggio inserito in un blog, ma il termine era già utilizzato per i newsgroup e i forum. Dal termine post deriva il verbo postare.&quot;&gt;post&lt;/acronym&gt;&lt;/a&gt; come un documento storico della controcultura giovanile antagonista in Italia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Colgo l&amp;rsquo;occasione per precisare che la lettura del colophon mi ha fatto rendere conto che alla redazione del &amp;ldquo;Colpo di Mano&amp;rdquo;, diversamente da quanto io ricordavo, aveva in realt&amp;agrave; partecipato tutto il comitato redazionale di &amp;ldquo;Bleu&amp;rdquo;. Di conseguenza lo scioglimento di &amp;ldquo;Bleu&amp;rdquo; come gruppo risale a qualche mese dopo, prima della redazione del libro cardine della controcultura &amp;ldquo;&amp;hellip;ma l&amp;rsquo;amor mio non muore.&amp;rdquo;&lt;/p&gt;
&lt;table id=&quot;attachments&quot;&gt;
&lt;tbody&gt;
&lt;tr&gt;
&lt;th&gt;
Allegato&lt;/th&gt;
&lt;th&gt;
Dimensione&lt;/th&gt;
&lt;/tr&gt;
&lt;tr class=&quot;dark&quot;&gt;
&lt;td&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.mariovarini.it/drupal/files/RE_NUDO_Colpo_di_mano_ridotto.pdf&quot;&gt;RE_NUDO_Colpo_di_mano_ridotto.pdf&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;
&lt;td&gt;
10.55 MB&lt;/td&gt;
&lt;/tr&gt;
&lt;/tbody&gt;
&lt;/table&gt;
 </description>
 <pubDate>Fri, 09 Sep 2011 06:56:33 +0200</pubDate>
</item>
<item>
 <title>Ancora su “Re Nudo Colpo di Mano” (giugno 1971)</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/ancora_su_re_nudo_colpo_di_mano_giugno_1971</link>
 <description> &lt;p&gt;Sul &amp;ldquo;Re Nudo Colpo di Mano&amp;rdquo; merita riportare anche la versione di Andrea Valcarenghi, direttore di &amp;ldquo;Re Nudo&amp;rdquo; dal numero 0:&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;lt;&amp;lt; Improvvisamente la mia camera si popola di hippy di tutti i tipi; siamo al gran completo, una vera e propria riunione generale. Ma manca ancora il generale vero. Eccolo! Improvvisamente entra un essere strano in tenuta da giocatore da baseball, con scarpette da tennis, giacca a vento e capelli scarmigliati. &amp;ldquo;Basta con il comunismo da spettacolo! Vogliamo il comunismo di guerra!&amp;rdquo; &amp;ldquo;Via i fanatismo mitologici!&amp;rdquo;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo sguardo &amp;egrave; perplesso; perfino i pi&amp;ugrave; disponibili a criticare il giornale non riescono a sintonizzarsi con lui. Guido e un neofita di nome Paolo sono gli unici. La rivoluzione sembra arenata ma io non so ancora che nonostante la sconfitta Guido e Gianni Emilio Simonetti tenteranno il colpo di stato. Ovvero: come riuscire a usurpare la testata alla maggioranza e sperare di vivere felici. Il colpo di stato si chiama &amp;ldquo;COLPO DI MANO&amp;rdquo;!, scritta che compare su un &amp;ldquo;Re Nudo&amp;rdquo; n.6 clandestino, con una tiratura dimezzata [5000 copie]. Un giornale che non si prefigge tanto di vendere ma quello di funzionare da deterrente in una situazione di crisi. Cio&amp;egrave; aveva lo scopo di scoraggiarci, di farci mollare.&amp;gt;&amp;gt;&lt;/p&gt; </description>
 <pubDate>Fri, 26 Aug 2011 10:09:00 +0200</pubDate>
</item>
<item>
 <title>Cronache della controcultura a Milano: Re Nudo Colpo di mano (Giugno 1971)</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/cronache_della_controcultura_a_milano_re_nudo_colpo_di_mano_giugno_1971</link>
 <description> &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cronache della controcultura  a Milano: Re Nudo Colpo di mano (Giugno 1971)&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;ldquo;Re Nudo Colpo di  mano&amp;rdquo; era il n. 6 di &amp;ldquo;Re Nudo&amp;rdquo; realizzato dall&amp;rsquo;&amp;ldquo;ala situazionista&amp;rdquo;&amp;nbsp;  in aperta rottura con la linea editoriale seguita fino ad allora dalla  rivista underground sotto la direzione di Andrea Valcarenghi (e, perci&amp;ograve;,  n.1 nuova serie).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per presentare brevemente  cosa fosse &amp;ldquo;Re Nudo&amp;rdquo;&amp;nbsp;ai lettori pi&amp;ugrave;&amp;nbsp;giovani, riportiamo  che cosa ne scrive Claudia Salaris, studiosa del Futurismo e delle avanguardie  del Novecento, nel suo libro &amp;ldquo;Controcultura in Italia 1967-1977. Viaggio  nell&amp;rsquo;underground&amp;rdquo; (con Pablo Echaurren, Saggi Bollati Boringhieri,  1999, pag. 167-169):&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;lt;&amp;lt;A partire  dal 1970 si assiste a una vera e propria esplosione della cultura alternativa,  in cui si possono individuare alcune linee di tendenza: l&amp;rsquo;underground  politicizzato; il situazionismo e il parasituazionismo nelle varianti  del negazionismo (N.d.R.: ?) e dell&amp;rsquo;antifumetto (un discorso a parte  meriterebbero i consiliari, i luddisti e i comontisti); i &lt;a class=&quot;glossary-term&quot; href=&quot;glossary#term124&quot;&gt;&lt;acronym title=&quot;POP: Post Office Protocol protocollo client/server che regola la connessione ad un server per gestire la posta elettronica e trasferire i messaggi di un utente sul PC.&quot;&gt;pop&lt;/acronym&gt;&lt;/a&gt;-concerti  intesi come trasformazione del tempo libero in tempo liberato e rifiuto  della delega al grande circuito distributivo; infine il misticismo psichedelico,  di tipo pi&amp;ugrave; individualistico. Talvolta questi caratteri possono anche  presentarsi insieme mescolati [&amp;hellip;]&amp;gt;&amp;gt;&lt;/p&gt; </description>
 <pubDate>Mon, 11 Jul 2011 12:49:55 +0200</pubDate>
</item>
<item>
 <title>Cronache della controcultura a Mantova: “Le Streghe” (aprile 1972)</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/cronache_della_controcultura_a_mantova_le_streghe_aprile_1972</link>
 <description> &lt;p&gt;“Bleu” (numero unico, Mantova, maggio 1971) è stato un caposaldo della stampa underground e della storia della controcultura in Italia, tanto che (come segnalato in un precedente articolo su questo sito) gli sono state dedicate due pagine nel libro “Controcultura in Italia 1967-1977” (Salaris e Echaurren, Bollati Boringhieri, Saggi, 1999).
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L’influenza di “Bleu” sul movimento della controcultura è probabilmente andata oltre quella dell’esempio per le numerose testate che sbocciarono come “cento fiori” in quegli anni, se si considera che dall’incontro tra il suo collettivo redazionale e il demiurgo Gianni-Emilio Simonetti presero avvio imprese come il primo colpo di mano nei confronti di “Re Nudo” [“Re Nudo”, n. 6 (nuova serie, n. 1), giugno 1971] e il “libro mastro della cultura alternativa e dell’underground” “…ma l’amor mio non muore” (Giannni-Emilio Simonetti e la Banda del Gobbo Internazionale, Arcana, 1971).
&lt;/p&gt;&lt;p&gt;“Le Streghe” non ebbero, invece, altrettanta risonanza, tant’è che sono relegate in una nota a piè di pagina nella storia della controcultura della Salaris (pag. 188). Probabilmente questa minor rilevanza è dovuta al fatto che Bleu era più aperto alle istanze dell’undeground mentre “Le Streghe” erano, invece, un foglio strettamente “sitù”, ma che proprio per questo era apprezzato da un milieu più ristretto.
&lt;/p&gt; </description>
 <pubDate>Sun, 19 Jun 2011 09:47:50 +0200</pubDate>
</item>
<item>
 <title>Alessandro Gennari e il “Gabbia”</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/alessandro_gennari_e_il_gabbia</link>
 <description> &lt;p&gt;Dell&amp;rsquo;episodio del &amp;ldquo;Gabbia&amp;rdquo;, riportato da Corrado Barozzi nel suo  scritto &amp;ldquo;Un occhio in due&amp;hellip;continua&amp;rdquo; (su questo sito), c&amp;rsquo;&amp;egrave; una breve  testimonianza di Alessandro Gennari stesso in Rete&lt;a href=&quot;glossary#term129&quot; title=&quot;Rete: Termine generico che indica due o pi&amp;amp;ugrave; computer collegati in modo da poter condividere applicazioni o files.&quot; class=&quot;glossary-indicator&quot;&gt;[ i ]&lt;/a&gt;. Si trova nel  contesto di una intervista rilasciata da Gennari alla rivista anarchica  &amp;ldquo;A&amp;rdquo; subito dopo la morte di Fabrizio De Andr&amp;egrave; (avvenuta nel gennaio  1999). Eccola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;quot;Negli anni &amp;lsquo;60, a Mantova, frequentavo il circolo anarchico &amp;quot;Ettore  Molinari&amp;quot; [N.d.R.: Luigi Molinari]. E proprio a quell&amp;rsquo;epoca risale uno  spettacolo pubblico, organizzato con altri giovani libertari mantovani:  ci ritrovammo con la chitarra a suonare e cantare alcune canzoni di De  Andr&amp;eacute;: &amp;quot;La guerra di Piero&amp;quot;, &amp;quot;La canzone del Mich&amp;eacute;&amp;quot;, ecc. In segno di  spregio per il nazionalismo, io mi pulii pubblicamente il naso in una  bandiera tricolore. Fui denunciato per &amp;quot;vilipendio della bandiera&amp;quot; e  successivamente condannato a 8 mesi in Corte d&amp;rsquo;Assise. Sorride  Alessandro Gennari, ricordando quell&amp;rsquo;episodio di oltre 30 anni fa.&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prosegue l&amp;rsquo;intervista: &amp;quot;E ricorda che De Andr&amp;eacute; lo conobbe in un modo a  dir poco rocambolesco. Era il &amp;lsquo;75 e Fabrizio teneva un concerto a  Mantova. Io ero tra il pubblico: ad un certo punto si interruppe, si  rivolse a me chiedendomi di salire sul palco: pensava di conoscermi gi&amp;agrave;.  Non era vero, era solo una sua impressione. Curiosa, per&amp;ograve;. Venti anni  dopo avrebbero scritto un libro a quattro mani (&amp;quot;Un destino ridicolo&amp;quot;,  Einaudi 1996). E nel libro - ricorda Gennari - quell&amp;rsquo;episodio &amp;egrave;  raccontato.&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;quot;Ora che De Andr&amp;eacute; &amp;egrave; morto, Gennari mi parla di un saggio  sull&amp;rsquo;anarchia, che con Fabrizio avevano deciso di scrivere, ancora una  volta a quattro mani. Che tipo di saggio, gli chiedo. Gennari si  appassiona in una lunga spiegazione sulla necessit&amp;agrave; di far emergere una  &amp;quot;nuova anarchia&amp;quot;, considerando chiusa l&amp;rsquo;esperienza di quella  ottocentesca. (&amp;hellip;)&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;quot;A Gennari, poeta, chiedo un giudizio sulla poesia di De Andr&amp;eacute;. Il  ruolo di Fabrizio &amp;egrave; stato importante nell&amp;rsquo;ambito della poesia e della  cultura di questi decenni. N&amp;eacute; va scordato che negli anni &amp;lsquo;60 e &amp;lsquo;70 c&amp;rsquo;era  una pletora di falsi poeti, che scrivevano parole a caso andando a  capo, gente che perlopi&amp;ugrave; scriveva per ordine dei partiti o delle case  editrici. Fabrizio &amp;egrave; stato un isolato: un vero poeta.&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;(da &amp;ldquo;A&amp;rdquo; rivista anarchica, anno 29, n.252, marzo 1999)&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Thu, 02 Jun 2011 16:59:37 +0200</pubDate>
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 <title>Cronache della controcultura a Mantova: “Bleu” (numero unico, maggio 1971)</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/cronache_della_controcultura_a_mantova_bleu_numero_unico_maggio_1971</link>
 <description> &lt;p&gt;Esattamente quarant&amp;rsquo;anni fa, a Mantova, usciva il numero unico &amp;ldquo;Bleu&amp;rdquo;, un giornalino di 6 pagine  stampato in 1000 copie, ad opera di un gruppetto di giovani che avevano come matrice comune  l&amp;rsquo;esperienza politico-esistenziale nel circolo anarchico &amp;ldquo;Gaetano Bresci&amp;rdquo;, fondato a cavallo tra il  1968 e il 1969.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ecco come parla di &amp;ldquo;Bleu&amp;rdquo; Claudia Salaris, studiosa del Futurismo e delle avanguardie del  Novecento, nel suo libro &amp;ldquo;Controcultura in Italia 1967-1977. Viaggio nell&amp;rsquo;underground&amp;rdquo; (con Pablo  Echaurren, Saggi Bollati Boringhieri, 1999, pag. 185-187):&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;lt;&amp;lt; Nell&amp;rsquo;area d&amp;rsquo;ispirazione situazionista che si espande a macchia d&amp;rsquo;olio per citt&amp;agrave; e regioni si  distingue anche Mantova, dove nel maggio del 1971 appare il numero unico &amp;ldquo;Bleu&amp;rdquo;, una testata  ripresa dall&amp;rsquo;edizione anastatica, appena uscita [N.d.R.: reprint a cura di Arturo Schwartz, Mazzotta,  Milano, 1970], dell&amp;rsquo;omonima rivista dadaista mantovana (1920-1921) di Aldo Fiozzi e Gino  Cantarelli, con le collaborazioni dell&amp;rsquo;empireo dadaista (Louis Aragon, Paul Eluard, Tristan Tzara,  Francis Picabia, Georges Ribemont-Dessaignes). L&amp;rsquo;operazione pu&amp;ograve; essere considerata come un  d&amp;eacute;tournement editoriale, o un falso (genere che avr&amp;agrave; grande espansione nelle fanzine del &amp;rsquo;77 e poi  con le finte testate de &amp;ldquo;Il Male&amp;rdquo;). (omissis) La ripresa della tematica dadaista con il clone di &amp;ldquo;Bleu&amp;rdquo;  si colloca in una deriva disseminata nell&amp;rsquo;immensa provincia italiana.&amp;gt;&amp;gt;&lt;/p&gt; </description>
 <pubDate>Tue, 17 May 2011 00:24:55 +0200</pubDate>
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 <title>Wu Ming: Augusto Masetti, l’uomo che sparò al bersaglio giusto</title>
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 <description> &lt;div style=&quot;text-align:center;&quot;&gt;&lt;iframe width=&quot;425&quot; height=&quot;349&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/3U2rC0lOYVk&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div id=&quot;contenuto_articolo&quot;&gt;&lt;span style=&quot;float: left; margin-right: 5px;&quot;&gt; &lt;a target=&quot;_blank&quot; class=&quot;multibox&quot; href=&quot;http://www.wumingfoundation.com/giap/wp-content/uploads/2011/05/In-basso2.jpg&quot;&gt;&lt;img class=&quot;imgarticle&quot; src=&quot;http://www.controlacrisi.org/joomla/images/plg_imagesized/14393-in-basso2.jpg&quot; style=&quot;visibility: visible; opacity: 1;&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;Il  Resto del Carlino lo soprannomin&amp;ograve; &amp;ldquo;L&amp;rsquo;Arabo di Persiceto&amp;rdquo;, anche se in  verit&amp;agrave; era nato a Sala Bolognese, e a San Giovanni in Persiceto ci si  era trasferito solo per fare il muratore. Si chiamava Augusto Masetti,  era cittadino italiano, ma per i giornalisti del Carlino doveva essere  arabo, per forza, com&amp;rsquo;erano arabi i nostri nemici di cent&amp;rsquo;anni fa. Anzi,  a voler essere precisi, nel 1911 i nemici dell&amp;rsquo;Italia non erano proprio  arabi, ma turchi, perch&amp;eacute; lo &amp;ldquo;scatolone di sabbia&amp;rdquo; che oggi chiamiamo  Libia, allora faceva parte dell&amp;rsquo;Impero Ottomano. Non a caso, alcuni  guerrafondai si dicevano sicuri che gli arabi ci avrebbero accolto a  braccia aperte, visto che andavamo a liberarli dal dominio straniero. Si  fantasticava di certe lettere scritte dagli sceicchi libici al nostro  Governo, per chiedere aiuto contro i despoti turchi. Si diceva che ai  tempi dei Romani la Tripolitania era un immenso granaio. Se poi aveva  smesso di esserlo, era per colpa dei beduini, che come agricoltori non  ci sapevano fare. Pertanto, era compito storico degli italiani tornare  laggi&amp;ugrave; e far rifiorire il deserto. Specie nel cinquantesimo anniversario  dell&amp;rsquo;Unit&amp;agrave; nazionale, fatale occasione per mostrarsi al mondo forti,  uniti e risoluti. Tutte panzane che servirono a giustificare una guerra  ingiustificabile, dovuta agli intrallazzi libici del Banco di Roma. &lt;/div&gt; </description>
 <pubDate>Wed, 11 May 2011 10:49:29 +0200</pubDate>
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 <title>Chi era il “Bernard” di “Un destino ridicolo”?</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/chi_era_il_bernard_di_un_destino_ridicolo</link>
 <description> &lt;p&gt;Nel suo fluviale commento alla mia sintetica ricostruzione della vicenda letteraria di “Un&lt;br /&gt;
occhio in due” su questo sito, Corrado Barozzi ricorda, tra l’altro, la figura di Alessandro&lt;br /&gt;
Gennari, suo “compagno di strada” (anarchico individualista) e compianto scrittore di romanzi,&lt;br /&gt;
prematuramente deceduto nel 2000 a soli 51 anni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo le poliedriche esperienze degli anni giovanili nei campi della musica, del cinema e della&lt;br /&gt;
poesia, alle soglie della maturità Gennari ha curato un’antologia di poesie (“Le poesie che amo”,&lt;br /&gt;
1998) ed ha pubblicato tre romanzi: “Le ragioni del sangue” (1995), che gli valse il Premio Bagutta&lt;br /&gt;
Opera Prima nel 1996; “Un destino ridicolo” (1996), firmato insieme con l’indimenticato poeta-&lt;br /&gt;
musicista Fabrizio De Andrè; e, da ultimo, “La mia seconda vita” (1999).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Uno dei personaggi chiave di “Un destino ridicolo” è Bernard, un anarchico che, dopo La&lt;br /&gt;
Resistenza, per non essere “né servo né padrone” aveva scelto la strada perigliosa dell’extra-&lt;/p&gt;
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 <pubDate>Tue, 26 Apr 2011 21:33:10 +0200</pubDate>
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 <title>Cronache di cultura mantovana: “Un occhio in due” (1966-1967)</title>
 <link>http://www.mariovarini.it/drupal/cronache_di_cultura_mantovana_un_occhio_in_due_1966_1967</link>
 <description> &lt;p&gt;[di &lt;a href=&quot;http://www.mariovarini.it/drupal/dantepoeta&quot;&gt;&lt;strong&gt;Dante Goffetti&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;]&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;argomento di questo articolo &amp;egrave; il foglio ciclostilato poetico-letterario &amp;ldquo;Un occhio in due&amp;rdquo; pubblicato a Mantova nel 1966-1967, in quanto prodotto emblematico della controcultura giovanile degli anni &amp;rsquo;60.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per chiarezza espositiva, per permettere ai lettori di inquadrare meglio il fenomeno di cui si parla, cominciamo con il riportare una definizione su cosa si debba intendere per &amp;ldquo;controcultura&amp;rdquo;, presa a prestito da una popolare ed autorevole enciclopedia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;ldquo;&lt;strong&gt;Controcultura. &lt;/strong&gt;Termine nato alla fine degli anni &amp;rsquo;60 del secolo scorso negli ambienti giovanili e studenteschi per designare un modo di opporsi alle istituzioni politiche e culturali dominanti attraverso un insieme di comportamenti, pratiche, scelte di vita, forme di abbigliamento e di espressione, gusti artistici e letterari, punti di riferimento teorici e filosofici tesi a formare una vera e propria cultura alternativa.&amp;rdquo; (dal volume 5 de &amp;ldquo;l&amp;rsquo;Enciclopedia&amp;rdquo; de &amp;ldquo;La Biblioteca di Repubblica&amp;rdquo;, 2003).&lt;/p&gt; </description>
 <pubDate>Tue, 26 Apr 2011 19:56:15 +0200</pubDate>
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