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Blog di Giorgia

In ricordo di Anna Politkovskaja e delle donne cecene che continuano il suo lavoro

L’Associazione Anna Politkovskaja in collaborazione con la Fondazione Mantova Capitale Europea dello Spettacolo organizza una serata di approfondimento sull conflitto russo-ceceno ricordando Anna Politkovskaja.

LUNEDI' 10 MARZO 2008 – ORE 21.30

SALETTA NORLENGHI presso la sede della Fondazione Bam

Via Vittorio Emanuele 13 – Mantova

Ingresso libero

La Fondazione Mantova Capitale Europea dello Spettacolo con l'Associazione Anna Politkovskaja organizza una serata di approfondimento sulla questione del conflitto russo-ceceno ricordando la figura della giornalista Anna Politkovskaja, uccisa per aver detto la verità.

La scelta di approfondire questo tema è dettata dal desiderio di offrire al pubblico mantovano una contestualizzazione storica e documentaria in vista dello spettacolo “Cara la pelle”, che si terrà la sera successiva, martedì 11 marzo alle ore 21 presso il Teatro Sociale, dodicesimo spettacolo della stagione teatrale del Comune di Mantova.

Programma della serata:

"Ho danzato sulle rovine" di Milana Terloeva

Categorie: Appuntamenti culturali |

L’Associazione Anna Politkovskaja in collaborazione con la casa editrice Il Corbaccio e con l’Assessorato alle Politiche Sociali - Centro di Educazione Interculturale della Provincia di Mantova  vi invita all’incontro con la giovane giornalista cecena Milana Terloeva, autrice del libro

HO DANZATO SULLE ROVINE
- scarica la locandina [pdf 132KB]-

Edizioni Il Corbaccio

presentazione del libro e incontro con l’autrice

Mercoledì 27 febbraio 2008, ore 21.00

Palazzo del Plenipotenziario

Piazza Sordello 43 -  Mantova

Milana Treloeva ha 27 anni ed è sopravvissuta alle due guerre che in Cecenia hanno ucciso circa 250 mila persone, tra cui molti dei suoi amici e famigliari. È passata dal suo piccolo paese natale, a tre ore da Groznyj, alla scuola di giornalismo della Facoltà di Scienze Politiche di Parigi grazie a Études sans frontières. Nel suo libro, diario personale e diario di guerra al tempo stesso, racconta la storia recente di questo paese straziato, attraverso mille aneddoti di vita vissuta: la fuga dal suo villaggio sotto i bombardamenti, le giornate passate alla facoltà di Groznyj accerchiata dall’esercito russo, la vita in famiglia, gli amici che scompaiono, le fughe in Inguscezia durante gli attacchi, l’arrivo a Parigi e la scoperta di un’Europa piena di contraddizioni, capace di grandi progetti di solidarietà, ma capace anche di tenere gli occhi chiusi sulle tragedie dei popoli che abitano alle sue porte. È anche per rompere questa indifferenza che Milana ha voluto pubblicare il suo libro prima di tornare a vivere in Cecenia.

www.associazionepolitkovskaja.eu
info@associazionepolitkovskaja.eu

Una diversa idea di giornalismo. Putin eletto “persona dell’anno 2007” dal Time

“Non è un’onorificenza. Non è un’investitura. Non è un concorso di popolarità. Al massimo è un lucido riconoscimento del mondo quale è, dei più potenti individui e delle forze che gli danno forma, nel bene e nel male. Di fatto, il titolo di ‘persona dell’anno’ riguarda la leadership, la leadership audace in grado di cambiare il mondo. Putin non è un boy scout. Non è un democratico nel senso occidentale del termine. Non è il paladino della libertà di parola. Persegue soprattutto la stabilità, la stabilità prima della libertà, la stabilità prima della libera scelta”. Così il Time, che a suo tempo aveva eletto Hitler e Stalin “uomini dell’anno”, giustifica la scelta di Putin per il 2007. Una scelta che André Glucksmann definisce “ingenua, irrazionale e immorale” per l’enorme manovra propagandistica gratuita su scala mondiale che il Time regala al presidente russo. È più facile infatti che la gente ricordi semplicemente il suo primissimo piano sulla prestigiosa copertina, che non il modo sanguinoso in cui Putin affronta i conflitti nel Caucaso o il modo dittatoriale in cui tratta gli oppositori in politica interna.

Uno straccio di donna

Da qualche tempo Mantova ospita dei cartelloni pubblicitari che ritraggono una donna nuda prona su un pavimento sotto lo slogan di una ditta produttrice di piastrelle che ci invita sottilmente a vestire la nostra casa con i suoi prodotti.
La prima considerazione riguarda la banalità della pubblicità a cui gli italiani sono abituati, a cui si propongono donne nude per vendere tutto, dai dentifrici alle piastrelle per la casa. Il caso specifico però ha in sé una sciatteria tutta provinciale, che sta nella posa inespressiva della modella appiattita sul pavimento, che porta grossi anelli d’oro e un crocifisso stile Madonna anni ’80. Un minimo guizzo di ironia e gusto nella mente del grafico avrebbe salvato le sorti di una fotografia insignificante e oggettivamente brutta.
Ma al quadro manca un dettaglio, lo strofinaccio a cui rimanda irresistibilmente la coppia donna-pavimenti, per di più in una posizione così smaccatamente subalterna. Per questa seconda considerazione non è necessario essere femministe sessantottine: basta avere chiaro il principio-base della dignità dell’essere umano, a prescindere dal genere.

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