Indiano Siuox
(dal sito www.firstpeople.us)
A Mario l'indiàn
La prima volta ca lo vést
Al ma fat impressiun
I cavi long e negar
La pel scura e tantu magar
Am sun dét
Questu an le mia italiàn
Al sas meia an indiàn
Quand l'a cumincià a parlar
A boca verta a sunt armàs
Cun na vus forta e ciara
Al ma spiegà tuti i segrèt
Ad l'informatica e d'intenèt
Schisa chì maca là
Al conpiuter lè la so cà
An sa una pù dal diavul,
E l'è dificil a tenga a drè
Parchè tar magni sempar indrè
Certo al ga na gran passiùn
C'al fa viagiàr in nantra dímensiùn
Tuti ad ghém da ringrasiàr
Par la to pasiensa in dal spiegàr
Stasira però sat permeti
A mitem da na banda la tastiera
E a fem movar la dantera
Inturna a sta tavula bela
Ca s'à preparà la cara "mela"
Claudio Malavasi 23 giugno 2006
(traduzione)
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Indiano Siuox
(dal sito www.firstpeople.us)
A Mario l'indiano
La prima volta che l'ho visto
Mi ha fatto impressione
I capelli lunghi e neri
La pelle scura e tanto magro
Mi sono detto
Questo non è un italiano
Assomiglia a un indiano
Quando ha iniziato a parlare
A bocca aperta sono rimasto
Con una voce forte e chiara
Mi ha spiegato tutti i segreti
Dell'informatica e di internet
Schiaccia qui premi là
Il computer è la sua casa
Ne sa una più del diavolo
È difficile raggiungerlo
Perchè rimani sempre indietro
Certo ha una gran passione
Che fa viaggiare in un'altra dimensione
Tutti ti dobbiamo ringraziare
Per la tua pazienza nello spiegare
Questa sera però se permetti
Mettiamo da una parte la tastiera
E facciamo muovere la dentiera
Intorno a questa tavola bella
Che ci ha preparato la cara "mela"
Claudio Malavasi 23 giugno 2006
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Le lucciole danzavano nella calda coltre notturna scambiandosi e volteggiando in lunghe spirali senza tempo. Le più ardite scavalcavano le pareti di roccia antistanti il pendio per lanciarsi in libera caduta oltre la voragine e più giù verso il mare.
Fix e Lix nuotavano nelle tiepide brume della notte, dimentiche di ogni cosa. Una sagoma nera si avvicinò sotto di loro, attratta dal fracasso dei tuffi dagli scogli. Avevano attraversato a nuoto un breve tratto di costa, a pochi metri dalla spiaggia il fondale si inabissava di parecchi metri, ma alcuni massi franati dal dirupo sporgevano dignitosi verso il cielo blu.L’ombra scura si dimenava lentamente scegliendo con cura il momento in cui attaccare.Sinuosa saliva con poderosi colpi di coda; ad un tratto si scagliò con forza nel balzo finale. Fix sentì un vortice incatenarla, le mascelle stringevano e strappavano, nell’abisso la trascinò e Fix urlante si dileguò.
Lix già al sicuro su bassi fondali, osservava, lamentandosi, la scena crudele; usci con moto repentino dall’acqua, balbettando il suo sgomento. In pochi minuti fu al villaggio, dove, urlante, fu trascinata in piazza pubblica e qui svelò il suo segreto “B-b-ba-balazar si è svegliato” ” “Ohooo” esclamò il pubblico e lì svenne.
Otoowka segava la legna. Il messaggio pubblico ancora non lo aveva raggiunto. C’era lì lei.. che lo guardava, lo osservava muoversi, le nari traboccavano del suo odore. Ad un tratto le volse le spalle, eccolo coltro sul mentre che stava aspettando; senza esitare si inarcò e scattò fulminea. Sorperso e sgomentoOtoowka si preparò a contrattaccare: usando lasciabola di netto, sulla nuca dell’animale riuscìa tramortirlo. Dopo un attimo di riflessione raccolse l’animale e lo chiuse a chiave nella rimessa.
Prese il viale preincipale, cominciando ad avviarsi; incontrò Duuda, trafelato, sudante “erano in 100 mi hanno attaccato: pipistrelli, figli dimentichi di Dio, mi hanno morso, graffiato, sono riuscito a scappare””io ho colto la tigre””corriamo al villaggio.
Qui cenarono e raccontarono l’accaduto. “Dzentamar figlio di Knorr li ha chiamati a se” l’oracolo tacque e fu silenzio.
Furono preparate le 4 squadre di rinascita, gli uomini erano volontari, adolescenti, vecchi, tutti esperti nelle arti marziali. Furono perpetrati gli addii.
La prima squadra partì seguendo il fiume Tdhor; la foresta era viva lungo il loro percorso, spesse e verdi liane archeggiavano tra gli alberi, strani erbivori verdi simili a gechi ma grossi come cani e con 5 occhi arancioni a lumaca riposavavano polleggiati al sole.
Il suolo era solido secco e battuto ma le avversità non tardarono a farsi notare. Presto il loro percorso divenne un lungo cammino di tenebra. Ragni enormi intessevano gabbie di tenebra, attaccavano protendendo a bracci inersperti le loro ventose appiccicaticce, filavano schiue di veleno, spuzzandole sugli sgraditi ospiti.
Più volte una tigre o un puma, attaccando ebbero la meglio. Il castello di Dzentamar si staglio nel cielo il 15 giorno di viaggio.
Era nero nel cielo nero, le guglie aguzze ferivano l’aria, gli archi sostenevao il palazzo al collasso. Orrore e disfacimento regnavano nella vallata. La battaglia durò ore, giorni; fatica e sfinimento coloravano i tramonti; finalmente fu aperta un breccia e Dzentamar fu fatto prigioniero. La magia si dissolse: le bestie tornmarono umane e docili.
La 1^ squadra e poi le altre smontarono il campo e tornarono alla base.
La felicità regnò sovrana.
Sonia
Quando ero piccola, 4-5 anni nel paese c'era un uomo alienato, insomma poveretto non centrato, che si chiamava Pierino del pianino perchè aveva sempre con sè un pianoforte giocattolo e strimpellava in giro per le strade del paese.
Mio nonno gli ultimi anni li ha passati in un centro per anziani perchè non voleva spostarsi dalle sue montagne e le figlie erano tutte via, quindi il giorno del funerale siamo andati in questo posto e ci hanno accompagnato nella sua camera per raccogliere i suoi oggetti; al ritorno abbiamo sbagliato strada e siamo capitate in corsia dove c'erano gli ospiti, naturalmente molto anziani.
Seduto in un angolo c'era Pierino del pianino con la stessa faccia di allora per niente invecchiato ed erano passati più di 40 anni sempre col pianino in grembo e la faccia assente. Il cuore mi è andato in fondo ai piedi.Il tempo non era per niente passato per lui che non aveva vissuto la sua vita ma solo subita, non aveva rughe e sì che aveva almeno una quindicina di anni più di me. E' stato come fare un salto improvviso nel passato e rivedersi ancora piccola.
Emanuela
da "L'Eco di Bergamo" 2 marzo 2005
Versi e rime corrono sul treno.

Dante Goffetti di Bergamo dà alle stampe una raccolta "L'ispirazione? In viaggio".
Che il treno faccia rima con ritardi e disagi è, purtroppo, ormai cosa arcinota. Meno che faccia rima con poesia. Eppure "quei momenti di viaggio sospesi tra il partire e l'arrivare mi hanno aiutato a ritrovare la voglia di scrivere e comporre versi".
Parole di Dante Goffetti, 56 anni, mantovano trasferitosi a Bergamo, pendolare per "dovere", poeta per passione, che recentemente ha pubblicato una nuova raccolta di poesie intitolata "Scansioni", che verrà presentata da Gabrio Vitali, venerdì 8 aprile alle 18, alla libreria Palomar di Bergamo. "Ho scritto tante poesie sul treno e dedicate ai treni – racconta Goffetti che è anche uno degli animatori del Comitato pendolari bergamaschi –. Il viaggio in quanto tale è una dimensione di sogno e sospensione della vita di tutti i giorni.
Per tanto tempo ho ingannato le attese e i ritardi osservando il panorama dall'angusta visuale dei finestrini fino a che i versi non emergevano da soli".
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Nei versi di "Scansioni" traspare l'insofferenza di Goffetti di fronte a una Milano (la città dove lavora) che dimentica la natura e la soffoca con nuove costruzioni.
Milano diventa così per Goffetti una "città febbrile" e "insonne" dove l'ansia impedisce di dormire e il risveglio, al mattino, è da sonnambuli.
Una "città che pulsa nelle vene" e che scorre "dentro casa… nel frastuono che sale da un semaforo acceso". Per questo nel 1998 Goffetti decide di trasferirsi a Bergamo. Riscopre "l'aria fresca del mattino" e "il brivido di un velo di brina sui campi". Bergamo come la città della salvezza esistenziale. "Qui – ammette Goffetti – ho riacquistato il gusto della vita e l'equilibrio che avevo smarrito".
Così da milanese stanziale, Goffetti veste i panni del bergamasco pendolare che osserva dai finestrini del treno (il lavoro è sempre all'ombra della Madonnina) "un filare di viti sotto la pioggia lieve di settembre", i "voli d'anatra sopra i canneti", "un'ansa di fiume dietro ai pioppi".
Goffetti è innamorato di Bergamo: "Passeggiando per la Fara o per San Michele ho ritrovato la mia vena ispiratrice dei vent'anni adesso che ne ho 56".
"Comunque – conclude con un sorriso – le poesie sono migliori se il treno arriva in orario".
Bruno Silini.
“RIFLESSI E TRANSIZIONI”
Poesie 2003-2006
di Dante Goffetti
I Quaderni del Battello Ebbro
Presentazione a cura del poeta e critico letterario Alberto Cappi
Con letture di testi dell’autore e juke-box poetico
LIBRERIA EINAUDI – GALLERIA
Corso Vittorio Emanuele II°, 19, Mantova
Venerdì 29 febbraio, ore 18:00
Hanno scritto di questo libro:
“In questo viaggio verso la luce, l’autore ci induce a riflettere, più e meglio di tante parole alte, e di tanti saggi, quasi come avesse pensato alla definizione di un manifesto poetico, su ciò che è il fare poesia: dall’ascolto, al creare (dal primo verso e oltre).”
Loretto Rafanelli , poeta e critico letterario.
“…ancora un poeta fuori dai canoni e dalle scuole, che riesce a coniugare una lingua tra realismo e metafore dell’esistenza.”
Giacomo Martini, presidente de “I Quaderni del Battello Ebbro. Poesia, Teatro, Cinema, Arte e Letteratura”
Dante Goffetti ha ripreso a scrivere poesie in età matura, rinnovando la vocazione giovanile. Nel novembre 2004 ha pubblicato la sua opera prima “Scansioni. Poesie 1996-2003.
”L’autore si ripropone al pubblico degli amanti della poesia con questo secondo libro “Riflessi e transizioni. Poesie 2003-2006”.
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Una poesia di: Dante Goffetti, “mantoano”
Stasera, che il cielo è solcato
di nuvole bianche come il pack
sull'azzurro mare dell'Artico,
potrei balzare di pack in pack
e di nuvola in nuvola
fino all'estremo polo.
Stasera che m'ha rapito l'estasi
davanti ai monti verdeggianti
stagliati in questo cielo azzurro,
vorrei essere come la rondine
il cui solo scopo apparente
è volare felice nel cielo.
Dante Goffetti
Bergamo, parco di Sant'Agostino, 5 agosto 2006
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una poesia di: Dante Goffetti, “mantoano”
”Mantua l´appellar senz´altra sorte”
Dante, “Divina Commedia”, “Inferno”, canto XX
Mantova, con le radici d´ossidiana
confitte nel ventre della palude,
fecondo di canne, di rane e d´uccelli,
prodigo di lucci, di carpe e d´anguille.
Mantova, venezia d´Etruria, Forcello
che grufola “sotto tetti di faggio”,
civitas crociata del Graal del Signore,
rossa del sangue dei moti dei braccianti.
Mantova, isola che s´erge
su campi di trigoli e di loto,
attorniata da salici e pioppi,
ancorata da platani e tigli.
Mantova, sospesa sopra i laghi,
adorna di palazzi e di chiese,
mater padana colle poppe ripiene
e le tette -di grana- nelle insegne.
Mantova, maga indovina,
Sibilla di Luna falcata
specchiata nel triplice lago,
sogno di Manto inverato.
ottobre 2001
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Pensieri in Libertà
Estate 2005
Destinazione sud: Puglia e Calabria
Buone Vacanze a tutti
jamboo
In scrittura
Pino.
Gli amici delle conchiglie.
Sonia e i mosaici.
Le serate alla triangola.
La morte di Marco.
Le cozze di Antonio.
L'arrivo di Paola e Augusto.
2 freddi giorni di tramontana.
Ferragosto.
Partenze.
Sosta sul Gargano.
Purtroppo difficoltà tecniche mi hanno tenuto scollegato sino ad oggi e non ho potuto garantire il tempo reale promesso.
Scheda tecnica del viaggio
Mezzo:
camper (vecchio, pieno di malanni ma sempre all'altezza di offrire il meglio)
Unità carbonio partecipanti:
umani (in ordine di età)
cani
Unità carbonio aggiunte in viaggio:
umani
Tappe principali:
Libri al seguito:
Altri libri:

...e poteva mancare la coda?
Ci siamo, dopo un pacco di noiosissime ore d'autostrada imbocchiamo una strada dritta con favolosi su e giù tra una collina e l'altra che ci porta sino ai tortuosi sentieri contornati da candidi muretti i pietra. Eccoli i trulli. In questa zona sono piccoli, molto più piccoli di quelli di Alberobello, dove il trullo è la casa.
Chi ha visitato queste lontane terre (si dice che dalla rocca estrema di Santa Maria di Leuca si possa vedere tutta l'Italia) comprende il perchè dell'esistenza dei trulli.

L'ambiente, certamente trasformato e derubato della sua foresta ora è una vasta distesa di ulivi; l'impressione è quella di un presepe, coni bianchi galleggiano sulla verde distesa; a terra sassi, sassi, solo sassi e terra rossa. Il terreno fertilissimo, liberato dai sassi ospita orti, vigneti e giardini.
Ma i sassi? cosa ne hanno fatto dei sassi? Sono stati accumulati in mucchi a forma di cono. Pazientemente rivestiti con pietre selezionate dalla forma piatta, scavati al loro interno sono diventati ripostigli per gli attrezzi di lavoro della campagna. Qualche volta, quando il tempo non era clemente diventavano accoglienti ripari per i contadini.
Ora, a distanza di 4/500 anni dalla loro nascita sono diventati dimora di scrittori, artisti, comunità buddiste e altri individui che hanno deciso di staccare la spina.

Un mondo di solidarietà e rispetto.
Un mondo lontano dalla rete[ i ], ma molto vicino al cuore.
Lucio ci aspetta nella piazza del paese, ci dovrà guidare sino al suo trullo in quanto pur essendoci stato diverse volte, mi è impossibile ricordare la strada: un labirinto di sentieri, incroci, ripide discese e aspre salite.
Ma dov'è il mio Ducati 450 scrambler che gli avevo regalato 20 anni fa? Lucio è in vespa e mi dice che saprà darmi una spiegazione e che capirò.
Preceduti da Lucio inizia l'avvicinamento, il sentiero non è asfaltato, pieno di sassi, stretto da rendere difficile il passaggio con il camper; il suo trullo appare dopo una stretta curva, è come lo avevamo lasciato un anno fa.
Sulla porta della veranda costruita a ridosso del trullo appare Cinzia, la sua compagna con in braccio la bambina. Quei saluti, quegli abbracci sono veri, qui la circostanza non ha spazio, la vita è vera, dura e senza TV.
Entriamo per godere dell'ombra e del fresco di quelle antiche pietre. Tutto è in ordine, la libreria, lo scaffale dei CD, il cesto con i giocattoli in legno costruiti, non acquistati, la chitarra e un mazzo di origano appesi al muro, tamburelli fatti seguendo le antiche regole, il lucido pavimento quasi entrano in contrasto con l'esterno dove la vita si manifesta con tutta la sua durezza.
la bellissima veranda
Qui il caldo è caldissimo, le pietre durissime, le spine lunghe ed accuminate e la vegetazione è secca quasi da indurci a pensare che qui l'erba nasce già secca.
interno del trullo
Il pomeriggio trascorre all'ombra della veranda e mangiando e sorseggiando vino parliamo di noi ieri (il nostro viaggio nei paesi dell'africa del nord fatto nel '77, le lotte studentesche, i vecchi amici) e di noi oggi, lui in un trullo, io in rete[ i ]...
la bellissima bimba del trullo.
Il giorno dopo ripartiamo alla volta di Torre Melissa, li ci aspettano Antonio e Luciana.
Ho conosciuto Antonio a Mantova, lui lavorava in una scuola di città come assistente tecnico di laboratorio. Ad un certo punto, accompagnato da Luciana (mantovana doc), ha deciso di tornare al sud, nella sua calabria. Ora vive in una accogliente casa fatta costruire a rate dai genitori con le rimesse dei figli emigrati.
Baci, abbracci e consegna della copia dell'Atlante Demologico Lombardo (il mantovano).

Spaghetti con seppie, cozze, anguria, e... il solito vino da coma... e così fu... mi hanno svegliato dopo 4 ore, steso in terrazza su fresche mattonelle. Mi sono giocato un favoloso yogurt nella yogurteria di Torre Melissa.
Partiamo io e Antonio in direzione Crotone Isola di Capo Rizzuto obiettivo: rapida ricognizione per decidere in quale dei 2 campeggi accamparsi per una ventina di giorni di sole, sabbia e argilla. Si è deciso il San Paolo.
Sosta in un supermercato per fare un po' di provviste e ritorno a Torre Melissa. Solito caldo infernale con fastidioso vento di scirocco, l'asfalto della statale 106 ribolle e offre le sue illusioni ottiche; ad un tratto Antonio mi dice concitato di fermarmi, eravamo nei pressi di una favolosa villa-castello abitata da un anziano conte e dalla sua servitù e circondata da uno stupendo giardino. In quel giardino, alla base di un altissimo pioppo cipressino ed illuminati dal sole di mezzogiorno, decine di funghi chiodini di grosse dimensioni circondati da tantissimi chiodini più piccoli aspettavano qualcuno, noi ovviamente! Li abbiamo raccolti, e dopo 15 minuti erano già in padella pronti a condire con il loro sapore un favoloso sugo di seppia con seguito di padellata di funghi in umido con peperoncino, poteva mancare il solito favoloso vino dal forte sapore di terra? Questa volta però ci sono stato attento: ma che buono.
Finalmente si entra in campeggio per l'incontro fatidico, la mia amaca. Solite formalità e saluti con i proprietari.

Questa è la destinazione finale, qui l'energia è nella sabbia rossa, nell'argilla, nel mare.
Ci sono pochissimi campeggiatori, molti si sono spostati al camping Pizzo Greco - Le Conchiglie ed in particolare il gruppo dei conchigliani. Qui al San Paolo è tutto più tranquillo e le serate in "triangola" sono dense di contenuti etnici e culturali, e poi abbiamo due cani e dobbiamo trovare un posto isolato per non disturbare nessuno.
Da non crederci, nessuno ha occupato la favolosa terrazza e quindi ci piazziamo proprio li. Posizione stupenda, vista mare con panoramica sui due lati. In questo magico posto i campeggi sono a circa 50 metri sul livello del mare e la discesa è terribilmente ripida e la salita un incubo! Ma su quella salita misuri il tuo benessere che aumenta di giorno in giorno.

Importantissima riunione di lavoro, ordine del giorno, la spiaggia è accessibile? Interventi dei massimi esponenti internazionali su sabbia e accessibilità[ i ].
L'amaca filosofica è sullo sfondo, la sua attesa non è stata vana, ora è felice.



Destinazione sud: Puglia e Calabria:
Il cerchio delle conchiglie
http://www.youtube.com/v/CirTyqgE6Lw
Riturnella
http://it.youtube.com/watch?v=Y5wmVz3mboM
Brigante
(Eugenio Bennato)
it.youtube.com/watch?v=Ty3MAL7WJqA&feature=related
(Nuovi Briganti)
it.youtube.com/watch?v=c0Cz9UlX_2k&feature=related
Cicerenella (NCCP)
it.youtube.com/watch?v=8faKiQ60uXA&feature=related
Tammurriata Nera (NCCP)
it.youtube.com/watch?v=Lqhfdh1X_l0&feature=related
Pizzica (NCCP)
it.youtube.com/watch?v=n2T555FD6n8&feature=related
La pizzica tarantata
it.youtube.com/watch?v=oguZ2hpe6Tg&feature=related
Etnovideo
La Taranta - Ernesto De Martino - G. Mingozzi
it.youtube.com/watch?v=AffNiVsP84w&feature=related
http://it.youtube.com/watch?v=qJxlLB4Zw3o
Buone Vacanze a tutti :-)
jamboo
Mario agosto 2002
Ho visto “quelli di Torino” e la “Comune”;
Ho visto le speranze di una generazione scorrere dai finestrini della mia Dyane verde;
Ho visto questi alberi crescere e con essi la loro ombra;
Ho visto due delfini piangere per tre giorni la morte del loro giovane cucciolo arenato per sempre su questa sabbia dorata;
Ho visto i miei cuccioli d’uomo muovere i primi passi iniziando proprio da qui la loro corsa incontro al tempo;
Ho visto “rotonde” e “triangole” cercare un’impossibile contatto;
Ho visto “calendari maya” e “madonne nere”;
Ho visto le lacrime di una giovane donna bagnare questa polverosa terra;
Ho visto fuochi rituali spegnersi all’alba;
Ho visto un murales trasformarsi in tendales;
Ho visto sculture di sabbia sgretolarsi al sole;
Ho visto una tartaruga uccisa da uno stupido uomo;
Ho visto il convegno dei gay e la calata dai monti dei ragazzini in cerca di “vita”;
Ho visto un battello pieno di dolore e occhi infossati alla ricerca di un approdo di vita;
Ho visto un cesto vuoto per la raccolta di indumenti destinati agli ospiti del centro di raccolta in località sant’Anna;
Ho visto i reduci del G8 e ho sentito i loro raccapriccianti racconti;
Ho visto falsi miti, riti, santoni, sciamani e guru;
Ho visto il Living Theatre e ne sono stato incantato;
Ho visto i profeti “alla cassa” alle prese con…scontrino o evado ?
Ho visto il giorno accorciarsi e le ombre allungarsi;
Ho visto le stelle cadenti coricato sui multicolori granelli di questa spiaggia;
Ho visto i totem trasformarsi in registratori di cassa;
Ho visto il silenzio piangere nel ricordo di un sitar che cullava i suoi sogni;
Ho visto la musica trasformata in rumore metropolitano;
Ho visto una tribù che danzava al suono di un tamburo;
Ho visto i mercanti di morte accompagnati da splendide donne senza occhi;
Ho visto 1000 volti sotto la stessa maschera d’argilla;
Ho visto la pioggia, le onde di scirocco e le raffiche di tramontana;
Ho visto un parco marino nascere e le bombe dei pescatori di cadaveri morire (forse);
Ho visto gli uomini dagli occhi lunghi avvolti nel loro squallido pallore;
Ho visto il popolo dai lunghi capelli avvolto in una dolce nuvola di fumo danzare tra i drappi argentati della luna piena d’agosto;
Ho visto il popolo dei metalli e la sua insensata opera auto devastatrice;
Ho visto un angelo volare tra le tende e gli eucalipti sulla sua nuvola a righe gialle e nere;
Ho visto le onde alte al largo accarezzare i bassi fondali che custodiscono gelosamente gocce di storia;
Ho visto l’eclissi frastornato dal suono di 100 tamburi;
Ho visto il tempo scorrere e il trasformarsi delle mie ansie in lucidità;
Ho visto Betty felice illuminata dai magici raggi di questo sole cocente;
Ho visto Betty triste in cerca di uno scorcio di luna che l’aiutasse a vedere ciò che solo guardava;
Ho visto le mie corse in bicicletta in compagnia del mio cane;
Ho visto l’ombra delle colline d’argilla avanzare inesorabile alla ricerca dell’incontro col mare;
Ho visto i miei passi, oggi più pesanti, calcare, accompagnati da un ritmico tam-tam, la polvere dell’irto sentiero di ritorno.
Mario
novembre 2001
Il mio lupo è ancora lì,
pieno di ferite, pieno di rabbia.
Questo spettacolo non mi piace e non mi annoia,
mi violenta ogni giorno,
e ogni giorno la mia tristezza tenta di pacare la mia ira.
Fino a quando riuscirò a frenare la voglia di mordere e di dissanguare quella stupida preda ?
A volte penso non meriti le mie zanne (...spuntate ?!)
Ma il lupo ringhia ancora forte, molto forte.
Ritrovo la mia tranquillità nei segni del passato,
Ritrovo la mia tristezza nelle nuvole del futuro.<!--break-->
Mario
dicembre 2004
La Montagna Sacra e la sua nuvola bianca non si separano mai.
Arriva il sole,
scalda la montagna e scioglie la nuvola.
Una leggera pioggia bagna la montagna,
la avvolge,
si insinua nelle sue piccole fessure,
le disseta.
Arriva il sole,
Scalda la montagna e l'acqua sale in cielo.
Una leggera ombra avvolge la montagna,
la rinfresca,
oscura le sue piccole fessure,
le nasconde al sole cocente.
La Montagna Sacra e la sua nuvola bianca non si separano mai.<!--break-->
Mario
dicembre 2004
Le tenebre sono ormai calate e in questa radura si odono solo i rumori degli animali notturni.
Un fruscio scuote il mio torpore, ma è ancora presto.
Aspetto che la luna tramonti.
La sua luce confonde.
Quando gli argentei raggi scompariranno oltre l'orizzonte vedrò finalmente in tutta la loro luminosa lucentezza i fili di seta che provengono dalla tua costellazione.
A volte su qualche filo mi sembra di scorgere gocce solitarie che tremolanti ne cercano la fine.
Mi avvicino, cerco di toccarle, ma svaniscono nel nulla lasciandomi un piacevole senso di salato sulle labbra.<!--break-->
Mario
dicembre 2004
Vediamo molti sentieri.
Ai loro bordi lunghissime felci dorate
nascondono misteriose insidie.
Che fare?
Cercare un sentiero sicuro
che si sviluppa in un deserto
svelando ogni suo segreto?
Cercare tra le felci?
E' tardi, le ombre si allungano…
entriamo nel bosco…
cerchiamo una radura…
riposiamo...
Domani…
Un solo sentiero sarà calpestato,
gli altri si perderanno tra i rovi.
Riuscirà a condurci al fuoco rituale?<!--break-->