da "L'Eco di Bergamo" 2 marzo 2005
Versi e rime corrono sul treno.

Dante Goffetti di Bergamo dà alle stampe una raccolta "L'ispirazione? In viaggio".
Che il treno faccia rima con ritardi e disagi è, purtroppo, ormai cosa arcinota. Meno che faccia rima con poesia. Eppure "quei momenti di viaggio sospesi tra il partire e l'arrivare mi hanno aiutato a ritrovare la voglia di scrivere e comporre versi".
Parole di Dante Goffetti, 56 anni, mantovano trasferitosi a Bergamo, pendolare per "dovere", poeta per passione, che recentemente ha pubblicato una nuova raccolta di poesie intitolata "Scansioni", che verrà presentata da Gabrio Vitali, venerdì 8 aprile alle 18, alla libreria Palomar di Bergamo. "Ho scritto tante poesie sul treno e dedicate ai treni – racconta Goffetti che è anche uno degli animatori del Comitato pendolari bergamaschi –. Il viaggio in quanto tale è una dimensione di sogno e sospensione della vita di tutti i giorni.
Per tanto tempo ho ingannato le attese e i ritardi osservando il panorama dall'angusta visuale dei finestrini fino a che i versi non emergevano da soli".
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Nei versi di "Scansioni" traspare l'insofferenza di Goffetti di fronte a una Milano (la città dove lavora) che dimentica la natura e la soffoca con nuove costruzioni.
Milano diventa così per Goffetti una "città febbrile" e "insonne" dove l'ansia impedisce di dormire e il risveglio, al mattino, è da sonnambuli.
Una "città che pulsa nelle vene" e che scorre "dentro casa… nel frastuono che sale da un semaforo acceso". Per questo nel 1998 Goffetti decide di trasferirsi a Bergamo. Riscopre "l'aria fresca del mattino" e "il brivido di un velo di brina sui campi". Bergamo come la città della salvezza esistenziale. "Qui – ammette Goffetti – ho riacquistato il gusto della vita e l'equilibrio che avevo smarrito".
Così da milanese stanziale, Goffetti veste i panni del bergamasco pendolare che osserva dai finestrini del treno (il lavoro è sempre all'ombra della Madonnina) "un filare di viti sotto la pioggia lieve di settembre", i "voli d'anatra sopra i canneti", "un'ansa di fiume dietro ai pioppi".
Goffetti è innamorato di Bergamo: "Passeggiando per la Fara o per San Michele ho ritrovato la mia vena ispiratrice dei vent'anni adesso che ne ho 56".
"Comunque – conclude con un sorriso – le poesie sono migliori se il treno arriva in orario".
Bruno Silini.
“RIFLESSI E TRANSIZIONI”
Poesie 2003-2006
di Dante Goffetti
I Quaderni del Battello Ebbro
Presentazione a cura del poeta e critico letterario Alberto Cappi
Con letture di testi dell’autore e juke-box poetico
LIBRERIA EINAUDI – GALLERIA
Corso Vittorio Emanuele II°, 19, Mantova
Venerdì 29 febbraio, ore 18:00
Hanno scritto di questo libro:
“In questo viaggio verso la luce, l’autore ci induce a riflettere, più e meglio di tante parole alte, e di tanti saggi, quasi come avesse pensato alla definizione di un manifesto poetico, su ciò che è il fare poesia: dall’ascolto, al creare (dal primo verso e oltre).”
Loretto Rafanelli , poeta e critico letterario.
“…ancora un poeta fuori dai canoni e dalle scuole, che riesce a coniugare una lingua tra realismo e metafore dell’esistenza.”
Giacomo Martini, presidente de “I Quaderni del Battello Ebbro. Poesia, Teatro, Cinema, Arte e Letteratura”
Dante Goffetti ha ripreso a scrivere poesie in età matura, rinnovando la vocazione giovanile. Nel novembre 2004 ha pubblicato la sua opera prima “Scansioni. Poesie 1996-2003.
”L’autore si ripropone al pubblico degli amanti della poesia con questo secondo libro “Riflessi e transizioni. Poesie 2003-2006”.
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Una poesia di: Dante Goffetti, “mantoano”
Stasera, che il cielo è solcato
di nuvole bianche come il pack
sull'azzurro mare dell'Artico,
potrei balzare di pack in pack
e di nuvola in nuvola
fino all'estremo polo.
Stasera che m'ha rapito l'estasi
davanti ai monti verdeggianti
stagliati in questo cielo azzurro,
vorrei essere come la rondine
il cui solo scopo apparente
è volare felice nel cielo.
Dante Goffetti
Bergamo, parco di Sant'Agostino, 5 agosto 2006
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una poesia di: Dante Goffetti, “mantoano”
”Mantua l´appellar senz´altra sorte”
Dante, “Divina Commedia”, “Inferno”, canto XX
Mantova, con le radici d´ossidiana
confitte nel ventre della palude,
fecondo di canne, di rane e d´uccelli,
prodigo di lucci, di carpe e d´anguille.
Mantova, venezia d´Etruria, Forcello
che grufola “sotto tetti di faggio”,
civitas crociata del Graal del Signore,
rossa del sangue dei moti dei braccianti.
Mantova, isola che s´erge
su campi di trigoli e di loto,
attorniata da salici e pioppi,
ancorata da platani e tigli.
Mantova, sospesa sopra i laghi,
adorna di palazzi e di chiese,
mater padana colle poppe ripiene
e le tette -di grana- nelle insegne.
Mantova, maga indovina,
Sibilla di Luna falcata
specchiata nel triplice lago,
sogno di Manto inverato.
ottobre 2001
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