(foto di Cesare Guerra, 14 settembre 1975).
Il testo, nel tipico dialetto della sinistra Mincio, pubblicato su www.demologia.it, è la fedele trascrizione della registrazione audio di G.Barozzi effettuata il 1 dicembre 1970.
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Il testo qui riportato ne è la traduzione letterale.
Le barrette contenute nel testo stanno a indicare i frequentissimi intercalari (“al dis”, “dice”). Le immagini che illustrano il testo (pubblicate su www.demologia.it ) sono foto di scena dello spettacolo Sanitrüch realizzato dal Circolo Teatrale “La Boje!” di Mantova nel 1974, ispirato a questa stessa fiaba e rappresentato nel 1975 a Venezia, alla rassegna internazionale “Biennale Teatro”.
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Questa è la fola della coscia di castrato. C'è da sapere una volta un pescatore, aveva sette figli e, poverino, era tanto povero, tanto povero, e tutti i giorni andava a pescare per prendere del pesce e così lo vendeva e prendeva i soldi per comprare da mangiare ai suoi figli.
Non vuoi vedere, poverino, che è tanto sfortunato, tanto sfortunato, qui del pesce ne prende sempre tanto poco, tanto poco, tanto poco, sua moglie, poveretta, seguitava a dire: « Ma senti, Gioan, qui non possiamo più andare avanti, bisogna che tu ci trovi rimedio ». « Insomma senti -dice-, Maria, io lavoro tutto il giorno, pesco da una parte e dall'altra, ma se il pesce non viene mica su… »
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E allora non vuoi vedere che una bella giornata è là che pesca, e gli si presenta davanti un uomo, dice: « Neh, buon uomo / vuoi fare un patto con me? » Dice: « Ma che patto è lasciatemi stare / e lasciatemi in pace che io / devo pescare devo mantenere i miei figli / e qui non prendo mai pesce. » « Se tu / fai un patto con me / tu diventi ricco / senza pescare. » « Bene / e cosa devo fare? ».
Caspita questo uomo gli dà ascolto subito, dice « cosa devo fare? » Dice: « Guarda / in fondo alla boscaglia che c'è dalle parti di un paese che adesso non mi ricordo neanche più il nome, ad ogni modo, in fondo a quella boscaglia là c'è un gran palazzo e dentro in quel palazzo là c'è un orco.
Quell'orco là ha un anello nel mignolino, tu te lo fai dare: se sei capace di fartelo dare tu con quell'anello là puoi averci tutto. Però / devi fare una roba: prima di andare là / devi comprare una coscia di castrato. Comprando la coscia di castrato, che non si sanno gli anni che lui non la mangia, vedrai / che tu / sei capace di ottenere l'anello. » « Ma dite sul serio -dice- galantuomo? » « Ma se te lo dico io / vedrai / che fai fortuna. » « Bene / e io / ci vado. » « Bene / e vedrai / che dopo mi benedirai.»
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Così fa; lascia lì di pescare e va a casa. Sua moglie gli dice: « Bene ma dove vai / Gioani? » « Taci, taci, / che devo andare via / per una missione e starò via / un bel po' di giorni e quando vengo a casa / vedrai / che ci andrà meglio di adesso. » « Ma caro / ma sta attento / che non ti succeda niente perchè abbiamo sette figli. » « Vedrai / Maria / che quando vengo a casa / almeno / mi hanno promesso che mi va meglio. » « Va bene. » Questo uomo saluta i suoi bambini e sua moglie e via che va.
E via che va e via che va, si presenta una gran boscaglia tanto fitta, tanto fitta, tanto fitta che non so dire e basta. Lui poveretto parte e va lo stesso, armato di santa pazienza, fino a che è fuori da questa boscaglia.
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Quando è fuori da questa boscaglia vede che c'è un gran bel palazzo: davanti a questo palazzo c'è un'osteria. Va dentro nell'osteria a bere qualcosa e anche a mangiare. Quando è là gli dice l'albergatore: « Neh / galantuomo ma cosa fate da queste parti? » «Ma taccia che dovrei / andare dentro in quel palazzo là. » « Oh, / caro, dentro là non ci va mai nessuno / è impossibile / che sia capace d'andarci lei. » « E sí / io / bisogna che ci vada. » « Bene / caro, e io / gli auguro che lei / sia capace di andare dentro. »
E così fa, va là, picchia alla porta, viene ad aprire un folletto con la coda da diavolino e le corna e tutto, e fa: « Chi cerca? » Dice: «Cerco / il tuo padrone. » « Ah -dice- ma il mio padrone / non riceve nessuno. » « Tu digli / che c'è uno / che gli ha portato la coscia di castrato, vedrai / che lui mi riceve. » « Ben / mi aspetti lì / che adesso glielo vado a dire. » E così va, quel diavolino lì va ad un'altra porta, parla con un altro diavolo, il diavolo quello lì va ad un'altra porta, parla con un altro diavolo, e lì insomma sono passate sette o otto porte e ogni porta era sorvegliata da un diavolino. Fin che l'ultimo picchia alla porta, va dentro, sente: « Cosa vuoi? » « Là / davanti alla porta ci sarebbe un uomo / che vorrebbe parlare con lei. » « Lo sai che io / non parlo con nessuno. » Dice: « Ma mi ha detto / di dirgli che gli ha portato la coscia di castrato. » « Oh / ma non ci credo! Come fa a sapere quell'uomo là che io ho voglia di mangiare la coscia di castrato? Chissà cosa pagherei per mangiare la coscia di castrato. Fallo venir dentro. »
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E allora passa parola a questi sette diavolini, e lì quest'uomo va dentro; ma non ha la coscia di castrato, l'ha lasciata fuori ah, va dentro da solo. Quando è là gli ha detto: « Buongiorno » dice « Buongiorno / galantuomo / mi hanno detto / che lei mi ha portato la coscia di castrato, ma è vero? » « Sì io / gliel'avrei portata / qui non ce l'ho ma l'ho presa su con me / solo / che io e lei dobbiamo fare un patto. Se lei vuole mangiare la coscia di castrato / lei deve darmi / quell'anello che ha nel mignolino.» « Ah / caro / quella è la porta / e tu vai fuori / perchè io il mio anello / non glielo dò a nessuno. » « Ben / guardi / le dò ventiquattr'ore di tempo / io / intanto / vado in quell'osteria che c'è qui fuori /. Se lei / ci ripensa, io / sono lì / con la coscia di castrato. » E allora lì lo saluta, buongiorno, buongiorno, e via che va.
Non vuoi vedere che lì passa una giornata, è quasi trascorsa anche la seconda giornata. « Io / vado via, e poi -dice- prima d'andar via / voglio andare a picchiare un'altra volta a quella porta là. » Picchia alla porta, viene ancora sto diavolino: « Oh bravo che è qui / c'è il mio padrone / che la cercava. » « Ben e perchè / non mi siete venuti a chiamare? che io / gliel'ho detto che ero là. » « Ah / ma noialtri da qui non possiamo venir fuori. » «Ben / vagli a dire al tuo padrone che io sono ancora qui / se lui ha bisogno / di qualcosa… altrimenti / diglielo che io vado via. » « Va bene / e allora facciamo così. » E lì passa parola a sti sette diavolini, gli vanno a dire che c'è ancora lì quest'uomo.
E allora dice: «Bravo, bravo / fatelo venir dentro. » « Allora caro, mi hai portato la coscia di castrato? » « No -dice- io gli porto la coscia di castrato solo se / lei dice di darmi l'anello che ha nel dito. » « Ma perchè / sei così cocciuto da volere l'anellino che ho nel dito? Io / ti dò tutto quello che ne hai voglia. » « No -dice- io non voglio niente, voglio solo quell'anellino lì. » « Ma guarda / ti dò un sacco di soldi, ti dò quid… » « Io / guardi / sono poche parole, io se mi dà l'anello / le dò la coscia di castrato, con una mano lei mi dà l'anello, io con l'altra le dò la coscia di castrato. Lei non mi dà l'anello, io / vado via / io con la mia roba e lei si tiene la sua. » « Ben valà / valla a prendere / che dopo / quando sei qui… » «No no / non c'è niente / da andare a prendere e dopo quando son qui… io la vado a prendere solo se lei si decide. 0 sì, o no, è una parola / che conta. » « Ben valà / mi hai talmente / ingolosito / con sta coscia di castrato / che non si sanno gli anni che non la mangio. Tu / me la vai a prendere / e allora / facciamo il cambio. » «Va bene.» Dice e così fa.
Questo ragazzo va fuori, quest'uomo va a prendere la sua coscia di castrato, un bel pezzo che non so dire e basta, va dentro con quest'involucro e allora gli fa: « Ecco / la coscia di castrato. » « Oh / ma dio / dammela qui / che la guardo. » « No / in mano sua la coscia di castrato non ci viene, ci viene solo / quando / in mano mia avrò l'anellino. » «Ah / ma allora non ti fidi di me! » « Ma no / è lei che non si fida di me; perchè lei / non si fida a darmi in mano il suo anello e io / devo fidarmi a darle in mano la mia coscia di castrato ?» E allora già dai e dai, qui insomma quest'uomo tirasi via sto anellino, allunga l'anello a quell'altro, l'anello è andato nelle mani dell'uomo e l'uomo gli ha detto: « Questa è la coscia di castrato. » E allora questo signore appena vede la coscia di castrato, la scopre, vede che è proprio bella: « Meno male / caro, è tanto tempo che non ne mangio più / finalmente / riesco a mangiarne. Però / va via subito / prima che mi penta di quel che ho fatto. » « Sí sì / la saluto. » Si sono salutati e via che se ne va
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Non vuoi vedere che lungo la strada, nel tornare indietro, trova una boscaglia ancora più fitta di quella che ha trovato all'andata. « Qui / non sono pìù capace di andar fuori. » E via e via e via che va, qui poverino in sette giorni è andato in là, ma qui seguitano a passare una settimana, poi un'altra settimana, qui non esce più fuori da questa boscaglia, più va avanti e più si fa fitta, più va avanti più si fa fitta.
« Ben / io dico che ho sbagliato strada. » Non ha da mangiare non ha da bere, qui, poveretto, non sa più come fare. Fin che, nel muoversi le mani in questo modo qui, sente dire: « Comandi. » Si volta indietro, si volta da una parte: «Ben / ma qui / ha parlato qualcuno / e io non vedo nessuno. » E allora si frega un'altra volta la mano, e sente che dice: « Comandi. » « Ben / ma allora èquesto anello qui / che parla. » Toglisi l'anello, fregalo ancora, dice «Comandi. » « Comando, caro, d'aver un bel piatto / da mangiare / con qualcosa da bere, che io / ho una fame che non ne posso più. » Appena detto così, ecco pronto da mangiare, pronto da bere. « Oh / mamma cara / questo qui / è la mia fortuna! » Si mette a mangiare, e mangia e beve, poveretto, che non so dire, ha fame ancora: « Comando un altro piatto di minestra. » Quando ha mangiato: « Comando, comando che ci sia più niente, nè piatti nè niente altro. » Lì scompare tutto. «Ma caro / che ho portato a casa la fortuna per i miei bambini! »
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E via, quest'uomo affronta la boscaglia con più allegria, poveretto. Quando è avanti un pezzo però: « Ma vieni avanti caro / che son cent'anni che non mangio carne umana. » « Oh, mamma cara /, ma chi è che viene avanti? » Vede un omone che sarà stato alto due metri, un gigante, con di quei passi! « Uff uff, che odore di cristiano, ma vieni qui, caro, che ho una fame che non ne posso più. » « Veh /, ma se io sono capace di toglierti la fame /, mi mangi? » « Non c'è nessuno / caro / che è capace di togliermi la fame! » « Ma se io sono capace di toglierti la fame / mi mangi? » « Se sei capace di togliermi la fame / io non ti mangio; solo / che per togliere la fame a me ci vorrebbero tre paioli di risotto e due botti di vino. » « Io te li preparo. Comando, comando che ci siano / tre paioli di risotto e due botti di vino. » Arriva lì che è affamato, appena vede questi tre paioli fumanti di risotto, quest'uomo, con un gran cucchiaione di legno, comincia a vuotarli e mangia, via uno sotto l'altro e sotto l'altro, li ha mangiati tutti e tre.
E poi s'attacca le botti al collo, s'è bevuto due botti di vino. « Bravo / mi hai tolto / proprio la fame; era proprio tanto tempo / che non facevo una bella mangiata! Però / vorrei sapere / come hai fatto. » «Oh / caro mio / cosa vuoi che abbia fatto?! / Niente, uno scherzo. » E così si scambiano due o tre parole, poi si salutano. « Veh, veh / ma, ascolta / una parola. » E allora torna indietro, dice: « Cosa ha? » «Ascolta /, ma tu / bisogna / proprio che tu abbia qualcosa. » « Ben / perchè / vuoi saperlo? » « Perchè io se fossi in te / farei cambio con quello che ho io. » « Perchè tu cos' hai? » «Vedi questo pezzo di legno qui? » Aveva un bastone in mano così, grosso così, tutto nodoso, dice: « Vedi / questo bastone qui? Io / questo bastone qui / lo faccio lavorare / come ne ho voglia io. » « Oh / è impossibile! / è un pezzo di legno! » « Vuoi vedere? Sanitrüch / vagliene a dare / sette o otto / a quella pianta là finchè / l'hai buttata per terra! »
Qui molla questo bastone, questo bastone comincia ad andare vicino a questa pianta, e patatìn e patatùm, e patatìn e patatùm, e patatìn e patatùm, fin che ha abbattuto la pianta. Quando ha finito di abbattere la pianta, è tornato indietro ed è andato dal suo padrone. « Hai visto? / se tu / mi dai / quello che hai tu, io / ti dò quello che ho io. » « Ma sì / ma non è neanche / una brutta trovata / facciamo cambio. » « A me / mi serve per mangiare, perchè io / sono insaziabile nel mangiare, e tu c'è il caso che lungo la boscaglia / ti trovi degli imprevisti; a te / serve anche a te. » « Hai ragione / cambiamo. »
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Fatto lo scambio; quando è avanti un pezzo, Gioanin dice: « Ma senti, Sanitrüch / ma prova a tornare indietro / e vagliene a dare / dieci o dodici a quell'uomo / che hai lasciato indietro / finchè / l'hai ucciso! » Molla questo Sanitrüch, alè patatìn patatùn addosso al gigante. « Ma fin per carità, caro, che sono il tuo padrone. » « Eri / il mio padrone; adesso / mi hai dato via / il mio padrone è Gioanin. » E lì gliene ha date finchè l'ha ucciso. Quando è ormai morto, Gioanin torna indietro, riprendigli anche l'anello, e poi via che se la batte.
Quando è avanti un altro pezzo… « Oh caro, ma vieni qui caro / che sono tanti anni che non mangio carne umana! » «Oh mamma cara / ce n'è un altro! Veh / ma… » « Uff uff, che odore di cristiano! Vieni qui caro / che è tanto che non mangio carne umana, che saranno almeno centocinquant'anni. » « Oh mamma cara / ma fermati lì / se io / sono capace di toglierti la fame / mi mangi? » « Ah / caro, non c'è nessuno che è capace di togliermi la fame. Vieni qui / che ti mangio. » « Ma ascolta / prima, se io sono capace di toglierti la fame / mi mangi? » « Oh caro, mi ci vorrebbero cinque paioli di risotto / e quattro botti di vino. » « E io / te li preparo. Comando, comando / che ci sia tutto quello che comanda quell'uomo là. »
E infatti arriva lì, e ci sono cinque paioli di risotto che fumano, e lí comincia a mangiare con un bel cucchiaione di legno, e poi dopo s'attacca le botti al collo e se le beve tutte. « Bravo / sei stato proprio bravo / mi hai tolto la fame, che ci avevo una fame / che non ne potevo più. Ma dimmi, come hai fatto? » «Oh / come vuoi che abbia fatto / è una sciocchezza. » «Ascolta / io / so / che hai qualcosa / a cui puoi ordinare da mangiare. Se tu me la dai / io ti dò un'altra roba che a te / è utile. » Dice: « Ma che roba è? » « Vuoi vedere? / É una cornetta! » « Oh / per una trombetta! / Ne trovo delle trombettine come quella lì! » « Vuoi vedere / che trombetta è? » « Che trombetta è? » « É una trombetta magica / vuoi vedere? » Comincia a suonare, te - tetete - te - tetete - te, fuori cavalieri, bersaglieri, cavalleria, là gli si è fatto un plotone di soldati e di bersaglieri che era un finimondo di persone. «Quando / li vuoi chiamare indietro, fai teretere - tetè - teretere - tetè; e allora / spariscono tutti. » « Ma sì / che cambiamo / accetto. Io / ti dò l'anello e tu / mi dai la cornetta. » Va bene.
Lì si salutano, quando è avanti un altro pezzo… « Sanitrüch / torna indietro / a quello lì che è più grosso / dagliene anche una quindicina, una ventina / se occorre / fin che l'hai ucciso / tu picchialo, fin che l'hai ucciso. » Va bene. Allora questo Sanitrüch torna indietro e alé botte, patatin patatum, anche a quello lì, delle botte da orbi. « Ma caro, che sono il fratello del tuo padrone, ma non picchiarmi, ma va… » « Io / di padrone / conosco solo Gioanin. » E là botte fin che l'ha ucciso. Gioani torna indietro, prendigli il suo anellino, e poi via che va.
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Qui poveretto, il tempo è passato, ragazzi, è stato via quasi un anno. Sua moglie ormai aveva perso le speranze. Fin che riesce ad andar fuori dalla boscaglia. « Meno male / adesso / prendo la tal strada, e poi dopo / arrivo a casa. » E infatti arriva a casa che è notte piena, proprio notte fonda; là, poverini, hanno vento e acqua, le tegole tutte rotte, i loro bambini stanno nel bagnato, perchè piove giù dappertutto. Lui picchia alla porta. « Chi è? » « Sono io / Maria, sono Gioan, vieni ad aprire. » « Ma caro, ma meno male / che sei tornato a casa, ho i bambini ammalati, tutti affamati, si sono ammalati dalla fame, perchè / insomma sono denutriti in un modo che io / ero proprio preoccupata.
Tu / mi hai detto che stavi via poco tempo, e invece / è quasi un anno che sei via. » « Taci, taci, Maria / sono arrivato adesso / adesso / non facciamo più la fame. » « Ben, / ma cos'hai fatto, Gioan, / ma cos'hai fatto, ma dimmi… » « Niente, tu devi solo andare di sopra e andarmi a prendere tutti e sette i miei bambini. » « Ma sono là che dormono, poverini, che si sono appena addormentati. » « Vammi a prendere tutti i miei sette bambini, che io / adesso devo dargli da mangiare. » Intanto che è andata di sopra… «Comando, comando che ci sia una tavola apparecchiata / con su ogni grazia di dio, che neanche il principe abbia la roba che c'è sulla mia tavola, e poi dopo / un vestitino a testa per tutti i miei bambini, uno più bello dell'altro, le scarpine, un vestito per mia moglie, scarpe per mia moglie / che siano tutti vestiti da ricconi. » Viene giù questa donna con questi sette figli, quando vede una cosa del genere: « Ma Gioani, ma dimmi come hai fatto, Gioani ma dimmelo.»
Ah qui, poveretto, lui non glielo dice mica: « Tu taci, mangia e vesti i bambini; tu non devi sapere altro. » E lei, poveretta, con un orgasmo addosso, i bambini tutti affamati cominciano a mangiare che, poverini, sono stati persino male a forza di mangiare, vestiti bene che si guardavano tutti: « Il mio è più bello. » L'altro: « Il mio è più bello. » « Ben / valà, adesso prendi su i bambini / e vieni con me. » « Ma dove andiamo / caro, che è notte, ma dove andiamo? » « Vieni con me /. » E questa donna prende su i suoi figli e poi via che va. Non vuoi vedere che c'è un crocicchio deserto, con neanche una casa e in mezzo un grande spiazzo di terra; dice: « Comando -tra sè- comando / che ci sia un palazzo di cristallo / con dentro tutto quello che serve, che un palazzo come il mio non ce l'abbia neanche il re. » Da un momento all'altro è spuntato questo palazzo; quest'uomo prende sua moglie, i suoi sette figli, e va dritto dentro. « Ma Gioani, dove vai? Ma se viene il padrone ci caccia via, ci dà la multa, ma Gioani, ma… » « Questa è casa nostra! » « Ben, ma scherzerai! Ma Gioan, ma dimmi come fai. »
« Taci, mangia, bevi e goditi la tua casa. Questa qui / è tua, e qui / vedrai / che non ti piove più in testa. » Questa donna, poveretta, si vede lì un letto! Che i suoi figli, poverini, non hanno neanche dormito quella notte lì, tanto era bella la roba che avevano, perchè per loro insomma era un sogno. E così è passata la notte.
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Alla mattina presto, la gente che lavora alle dipendenze del re, che c'è una distanza di tre o quattro chilometri tra la città e questo crocicchio qui, passano i lavoratori che vanno a lavorare ah, caspita, ma quando sono dalle parti di questo crocicchio, alla sera quando sono andati a casa il palazzo non c'era, alla mattina c'è, dicono: «Ragazzi, torniamo indietro, abbiamo sbagliato strada. » Uno dice: « Hai ragione / quel palazzo lì / non c'era ieri sera. Come abbiamo fatto / stamattina a sbagliare strada? » Tornano indietro, vanno al punto di partenza, dicono: «Si va di qui. » « Ehi / prendiamo quella strada lì. »
E via che si incamminano. Quando sono là sul crocicchio, vedono il palazzo. « Ma sentite / abbiamo sbagliato strada ancora. » « Ben, ma possibile che siamo tutti ignoranti stamattina? » « E sì / è la stessa strada. » « É impossibile / perchè ieri sera / non c'era mica. » Tornano indietro un'altra volta, partono ancora dal solito punto di partenza, arrivano sul crocicchio: c'è il palazzo. « Sentite -dice uno- ragazzi, qui / non è / che ci siamo sbagliati noi. Quel palazzo lì / l'hanno fatto stanotte. » « Öh -dice un altro- scherzerai / ma senti! Fare un palazzo del genere in una notte?! Ma tu non sei tanto normale! » « Senti / non c'e l'ha neanche il re / un palazzo del genere. Qui / bisogna farglielo sapere al re / perchè ieri sera / non c'era mica. »
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Tornano indietro, vanno a palazzo, picchiano alla porta, viene il maggiordomo e dice: « Cosa volete / ragazzi? » « Senta / faccia il piacere di dire al re che venga con noi stamattina / perchè / là nel tal posto c'è un affare / che ieri sera non c'era mica, adesso c'è / e noi / secondo noi, sbagliamo strada; prendiamo la strada giusta, arriviamo là, c'è questo affare; e noialtri / non l'abbiamo mai visto. » « Ben / ma che affare è? »
« Lei / dica al re che venga con noi, e allora il re lo vede. » Caspita, quest'uomo lo va a dire al re, il re vien lì e fa: « Ben, ma ragazzi / avete bevuto / stamattina? Guardate / che è mattina presto! Possibile che siate già ubriachi? » « No / signor maestà / venga con noialtri / e quando / è là nel punto che diciamo noialtri, resta a bocca aperta anche lei ». « Ben, ma cosa c'è / di speciale? » « Venga a vedere ». Allora questi uomini a piedi e questo re a cavallo, e via che va.
Quando è a questo crocicchio resta a bocca aperta: « Ben / ma, ma chi ci sta / dentro lì? » « Ah / io, signor maestà, / non lo so; l'abbiamo trovato qui / stamattina; noialtri / non sappiamo mica chi ci abita. » « Ben / ragazzi, voialtri andate a lavorare / ci penso io / con quella gente / che c'è dentro lì. »
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Gli uomini vanno a lavorare, lui va là, picchia alla porta, viene Gioan ad aprirgli, tutto elegante che pareva un milord. « Buongiorno / signor maestà. » « Ma ciao / Gioani. » « Buongiorno, si dice; perchè io / le ho detto buongiorno signor maestà, e lei / deve dirmi buongiorno Gioani. » « Beh / ma quante arie che ti dai! » « Lei / intanto mi dica buongiorno Gioani. » « Ben / ti accontento. Buongiorno Gioani. Ben / ma dimmi… » « Niente / signore, sono andato / girare il mondo, ho fatto fortuna. Non posso / stare bene? » « Ben ben / ma guarda / che hai un palazzo / che è più bello del mio. » « E con questo? Io non posso mica / avere un palazzo più bello del suo? » « No / senti / non è mica una roba giusta che tu / che sei un poveraccio… » « Chi è stato a dirgli / che io sono un poveraccio? Io / sono in questo palazzo qui, e lei non ce l'ha mica; basta, chiuso. » « Ben / guarda Gioan che non è mica finita qui. » « Ci penserà lei, / questa qui è casa mia e qui in casa mia viene dentro chi ne ho voglia io e chi chiama permesso e chi mi dice buongiorno; se no / qui dentro non viene nessuno. » « Va bene, va bene /. »
Lui va a casa, questo re, arrabbiato, che era verde come la bile, ha una figlia, e allora dice a sua figlia: « Senti / Gioani bisogna che abbia fatto fortuna e che abbia trovato qualcosa di speciale. Bisogna che l'invitiamo a casa nostra, e che tu sia talmente brava da abbindolarlo e da far sì che porti qui quello che ha, per vedere se siamo capaci di ottenere noi quello che ha lui ». « Guarda pap[ i ]à / che è una roba un po' difficile ». « Tu / fa / quello che ti dico io ». Caspita, non vuoi vedere che lì ci va il maggiordomo a casa di Gioani e gli dice, picchiando alla porta, « Avanti ». « Buongiorno / signor Gioani », perchè il re lo aveva avvisato ah: « Guarda quando sei là / digli buongiorno ». « Buongiorno / signor Gioani » dice. « Buongiorno / cosa voleva? ». « Mi manda qui / la principessa, e mi ha detto / che avrebbe piacere insomma di scambiare due o tre parole con lei ». « Io / non ho bisogno / di far parole con nessuno; dica alla principessa / che ci pensi lei / con i suoi fatti, che io / guardo i miei. Quella lì è la porta, e vada a casa dal suo padrone, qui / la porta è chiusa tanto per lei come per la principessa e anche per il re ». Quest'uomo va a casa. « Ma guarda / che io glielo dico / al re ». « Dica pure / al re quello che vuole ». Quest'uomo va a casa, e dice al re quello che gli ha detto. « Ah sì? / allora Gioani / vuole la guerra! »
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Allora lì alla mattina presto, chiama i soldati, tenenti, colonnelli e tutti i maggiori e gli dice: « Guardate, preparate tutte le squadre, che andiamo a buttar giù il palazzo di Gioani ». E così fa. Caspita, mentre arriva tutto questo battaglione di gente, c'è la moglie di Gioani alla finestra: « Gioan, Gioan / ma guarda guarda / chi sta venendo! » Dice. « Lo sapevo / io /. Lascia pure che vengano avanti / io non ho paura ». « Ma vengono / qui da noi, e sono tutti armati ». « Lascia che ci pensino loro; voialtri andate in casa e là sedetevi là pacifici, che qui non succede niente. Comando, comando che tutte le loro palle da schioppo / siano stoppa, e che quelle dei miei soldati siano tutte buone ». Arrivano lì tutti i soldati, patapìn patapùn, pin pun; e lui tetere tete, tetere tete, fuori cavalieri, bersaglieri, fanteria, tutti alè patapìn patapùn, alè cari, i soldati del re hanno dovuto tornare indietro perchè erano più quelli che son stati uccisi di quelli che erano vivi. Hanno dovuto scappare via, il palazzo di Gioani è rimasto intatto. Qui il re, la mattina dopo, doppi soldati. « Comando, comando che le loro palle da schioppo siano tutte stoppa, e che quelle dei miei soldati siano tutte vere ». Appena sono lì, tatara tara, tataratara, tataratara, tata, fuori cavalieri, bersaglieri, fanteria, artiglieria; lì ne son venuti fuori di tutti i colori, cara di quel signore, qui il re fa marcia indietro ancora, con la metà dei soldati. Dice: « Qui / non posso più farlo fuori, io / bisogna che escogiti un trucco per poter tirare in casa mia Gioani. Se Gioani / non vuole venire in casa mia, io / mando là mia figlia, con una bella carrozza trainata da due cavalli, che vada lei personalmente a invitarlo. » E così fa.
La mattina seguente va là tutta contrita e pentita, picchia alla porta, lui le dice: « Avanti ». « Buongiorno signor Giovanni ». « Buongiorno / signorina principessa; ma cosa fa da queste parti? » «Ah / sono venuta qui / per dirle / che quello / che ha fatto mio padre / è una roba proprio ingiusta. Guarda / se deve arrivare al punto / perchè / lei ha un palazzo più bello del suo, al punto di far guerra contro di lei, che fino a ieri / ha patito la fame. Oggi che può vivere bene, mio padre ha rabbia ». « Eh / suo pap[ i ]à ha proprio rabbia ». Sta principessa l'ha preso talmente dal verso giusto che Gioani le ha un po' creduto, ah! « Però / io con mio padre sono ormai stanca / di viverci / e vorrei / perfino vendicarmi ». «Oh / ma cosa vorresti fargli insomma? » « Ma tu / sei un bell'uomo, tu dovresti venire a casa con me, e così / io e te / insieme, nella mia camera, complotteremmo e faremmo / morire mio padre. Tu / diventeresti re. Tu sposi me /, naturalmente / tua moglie e i tuoi bambini vengono a casa mia, altrimenti / veniamo tutti qui / e tu diventi re ». Caspita questo Gioani è rimasto talmente lusingato che lui saluta sua moglie e i suoi bambini, parte, e va via con questa principessa.
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Va a casa sua. Naturalmente lei era già daccordo con suo padre ah, va a casa sua, appena è in quella casa, lui, il re, fa finta di essere cattivo e burbero con Gioani fino al punto di non poterlo neanche vedere, loro si chiudono dentro in camera della ragazza. « Hai visto / mio padre / non ti vuole vedere / veh! Ti vuole proprio far morire, e io / invece non voglio, voglio proprio / che io e te complottiamo per far morire mio padre e anche mia mamma e così / restiamo padroni noi ». Qui quest'uomo, talmente rimbecillito da queste donna, che era una gran bella donna, resta lì con lei. Passa una giornata, ne passano due, ne passano tre, qui Gioani; non fa niente. « Senti / Gioani / ma quella trombetta / che avevi / che ha detto mio padre che avevi quella roba / con la quale facevi… non l'hai mica presa su con te? » Dice: « Da fare? / L'ho lasciata a casa / da mia moglie ». « Beh / ma non puoi mica / mandarla a prendere / se tu senza quella roba là / non sei mica capace / di vendicarti di mio padre?! » « Eh / però / non hai mica torto / ». « Allora è meglio / che tu la vada a prendere. Anzi no / no, è meglio che tu mi dica dov'è, che io la vado a prendere. » « No / è meglio / che ci vada io a prenderla, e così / dò un'occhiata ai miei bambini / e saluto ancora mia moglie ». « Beh / vacci / ma guarda che ti aspetto, torna indietro ». Dice lui: « Torno indietro / senz'altro / perchè tu / mi piaci piú di mia moglie ». E così fa.
Va a casa, e invece lui va a casa con uno scopo ah, e dice a sua moglie: « Guarda, io / a te non ho mai spiegato niente. Adesso / ti dico come si fa ad usare i miei tre strumenti, perchè non si sa mai, c'è il caso che un domani devi proprio tu essere quella che deve usare quella roba lì ». « Beh / Gioani, ma non è mica da adesso / che io ti dico che tu mi faccia vedere e che mi dica quello che hai ». « Guarda, quell'anello qui bisogna / che tu lo freghi, e fregandolo / lui dice: comandi. Senti? / » Lei dice « sì » « Tu / ti fai procurare quello che ne hai voglia tu. Va bene. Quel bastone qui / vedi? Quando tu ce l'hai in mano, solo che tu gli dici Sanitrüch, perchè nessuno sa che lui si chiama Sanitrüch, perchè lo possono chiamare con mille altri nomi, ma se non lo chiamano Sanitrüch lui non fa niente; tu / gli dici Sanitrüch va e picchia e uccidi il tale… lui lo fa, e poi dopo torna indietro. Invece quella trombetta qui hai visto / come ho fatto ad adoperarla / la trombetta lo sai già / come funziona ». « Va bene. / Però non è giusto che tu ci lasci sempre qui da soli. Sono sempre qui da sola, va bene che abbia una bella casa, e che abbia i miei bambini vestiti bene, e che abbia da mangiare, / ma io starei meglio se… » « Valà / cara, abbiamo ancora poco tempo da tribolare, e poi dopo vedrai… / Il re vedi che ce l'ha sempre con noi, ha rabbia; ma non che io abbia paura del re; in ogni modo è meglio / che addirittura è una roba che facciamo finita e ciao ». E così saluta sua moglie e i suoi bambini, e via che va.
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Quando è là, la figlia del re, la principessa, tutta felice, lui le fa vedere queste tre robe, lei dice: «Ma insegnami a… » « No / adesso non ti insegno. Verrà / il momento, quando capirò che tu veramente mi vuoi bene, allora / ti insegno ». Caspita, allora lei riferisce sempre a suo pap[ i ]à ah: « Papà / dobbiamo andare un po' con calma, e vedrai / che poco alla volta ce la caviamo ». Non vuoi vedere che una bella giornata Gioani le insegna ad usare la trombetta. Un'altra giornata le dice: « E questo qui / è un anello che tu dici: Comando ». « E quello li? » Dice: « Quello lì / non mi ricordo più il nome / pensa, e bisogna che, bisognerebbe che mi ricordassi il nome. Lasciami pensare, lasciami… c'è il caso che mi verrà in mente. Ma proprio, pensa / che non mi ricordo più il nome di quel bastone lì. Se io / non so mica il nome / non posso mica farlo lavorare ». « Ma pensaci Gioani, pensaci, pensa ». « Eh / è tutto lì veh. / Se / io so il suo nome / con lui ne ho già abbastanza ». « E insomma / Gioani caro, pensa, pensaci, e cerca insomma di fartelo venire in mente ». Insomma lì, passa una giornata, ne passano due, ne passano tre, non vuoi vedere che una bella giornata la principessa dice: « Allora Gioani, t'è venuto in mente? ». « Ma taci / che ci ho pensato stanotte e mi sembra / che si chiami Fasolin ». Appena le ha detto che si chiama Fasolin, suona il campanello: « Adesso / così ammazziamo subito mio papà e mia mamma ».
E invece lei suona il campanello, vengono lì due guardie, già daccordo tra loro, prendono Gioanin, lo mettono in prigione. Solo che per Fasolín, il bastone non lavora; e allora questa ragazza, la figlia del re, maneggia questo bastone, e maneggialo e maneggialo, chiamalo col suo nome, ma qui il bastone non fa niente. Non vuoi vedere che, escogita lei, pensa lei, va da suo papà, gli dice: « Veh papà / qui bisogna decidere d'andare da sua moglie / c'è il caso che sua moglie sappia come fare funzionare questa roba qui ».
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E allora lì parti, va da sua moglie. A sua moglie dice « Bisogna che venga là da noialtri / perchè Gioanin è in pericolo, non sta mica bene, e / insomma, suo marito la vuole ». E allora questa donna, poveretta, parte. Parte, questa donna, e quando è là invece vede che suo marito non c'è. Dice: « Ben, ma mi dica dov'è Gioanin ». Dice l'altra: « Prima / di dirle dov'è Gioanin, lei bisogna / che mi insegni ad usare quella roba qui ». « Oh / ma mio marito / io voglio sapere dov'è ». « No / lei / se vuole che suo marito si salvi, bisogna / che mi insegni ». E allora lei, poveretta, le premeva anche suo marito, e allora le dice: « Guardi / la trombetta / si fa così e così ». « Quello / lo so. /
E quel bastone qui / come si fa a usarlo? ». « Quel bastone qui / si chiama Sanitrüch ». « Come Sanitrüch! / Suo marito mi ha detto che aveva nome Fasolin? ». « No / vuole vedere? dice Sanitrüch / dagliene / sette o otto / alla figlia del re! ». E allora: « Ma no / a me proprio a me ». Patapin, patapum, lì dagliene sette o otto alla figlia del re, Sanitrüch fin che ha ammazzato la figlia del re. Appena ha finito di ammazzare la figlia del re, Sanitrüch torna indietro, va ancora lí da questa donna, dalla Maria; e allora la Maria gli dice: « Vai Sanitrüch adesso / prima / che gli altri se ne accorgano, vagliene a dare / dieci o dodici al re / lui è bello grosso / e bisogna dargliene di più ». E Sanitrüch, molla Sanitrüch, là dagliene sette o otto, dieci, dodici al re, lui fin che l'ha ammazzato.
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Sanitrüch torna indietro: « Adesso / gliene vai a dare / sette o otto anche alla regina, fin che l'hai ammazzata tu picchia! », E allora Sanitrüch torna indietro, alè patapin patapun, dagliene un sacco anche alla regina, fin che la regina è caduta giù dal trono, s'è ammazzata. Torna indietro Sanitrüch. Dice lei: « Adesso / Sanitrüch basta; il tuo lavoro l'hai fatto ». E allora mentre dice così, c'è la porta che si apre, vien dentro il maggiordomo, tutto arrabbiato che non lo so. « Sanitrüch, Sanitrüch, dagliene / sette o otto / anche a quello lì / che altrimenti qui non scappiamo più via ». E allora Sanitrüch via, dagliene sette o otto al maggiordomo, che gliene ha dato fin che s'è stancato, e poi dopo l'ha mandato a dargliene ai camerieri e a tutti quelli che c'erano lì, e poi dopo ha preso la sua trombetta e Sanitrüch, se li èmessi sotto il suo paltò, e poi via che se n'è andata. Va davanti alle prigioni e allora ha detto al capo, lì, che c'era davanti: « Io / sarei la moglie di Gioanin e bisogna che parli con mio marito ». Dice: « Signora / è impossibile / bisogna che venga / il re per tirare fuori Gioanin dalla prigione ». « Come / Gioanin dalla prigione?! / Ma mio marito / non ha fatto niente! ». « Eh / solo / che suo marito / è stato imputato / ed è dentro / come… insomma è in prigione, è condannato ». « Ben, ben / Sanitrüch, dagliene sette o otto a quello lì / che non mi vuole lasciare andar dentro ». Caspita, quando hanno visto che comincia a picchiare sul serio, che l'ha ammazzato, gli altri dicono: « Signora / passi pure ». E allora uno l'accompagna da una parte, l'altro la accompagna dall'altra, finchè l'hanno accompagnata alla cella di suo marito.
Quando è là, allora gli aprono la porta, e lì tra marito e moglie s'abbracciano e si baciano. Lei dice: « Hai visto / Gioani quella lezione / che mi hai dato èstata utile! ». « Sì / cara, ma io lo sapevo / che doveva succedere un fatto del genere; che io / credevo /di potercela fare da solo, e invece non ho fatto in tempo, / che la figlia del re / appena ha saputo / il nome del bastone… invece / di dirle Sanitrüch, io le ho detto Fasolin, e lei / lo credeva il nome esatto, mi ha fatto arrestare / e mi ha fatto mettere subito in prigione. Questo / io me lo prevedevo; ecco perchè / sono venuto a casa apposta, a prendermi la roba, e t'ho detto come si fa ad usarla ». Dopo sono andati tutti a casa reale, e i bambini e sua moglie e Gioani, e là sono diventati re e regina loro, e il loro palazzo l'hanno fatto sparire. Lui si è messo su la sua corona, i sudditi lui li trattava bene che non so dire e basta, perchè erano proprio contenti di Gioani, e l'uccellino è volato sulla vite e le fiabe son finite.
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