Le avventure del Bosco

Le lucciole danzavano nella calda coltre notturna scambiandosi e volteggiando in lunghe spirali senza tempo. Le più ardite scavalcavano le pareti di roccia antistanti il pendio per lanciarsi in libera caduta oltre la voragine e più giù verso il mare.

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Fix e Lix nuotavano nelle tiepide brume della notte, dimentiche di ogni cosa. Una sagoma nera si avvicinò sotto di loro, attratta dal fracasso dei tuffi dagli scogli. Avevano attraversato a nuoto un breve tratto di costa, a pochi metri dalla spiaggia il fondale si inabissava di parecchi metri, ma alcuni massi franati dal dirupo sporgevano dignitosi verso il cielo blu.L’ombra scura si dimenava lentamente scegliendo con cura il momento in cui attaccare.Sinuosa saliva con poderosi colpi di coda; ad un tratto si scagliò con forza nel balzo finale. Fix sentì un vortice incatenarla, le mascelle stringevano e strappavano, nell’abisso la trascinò e Fix urlante si dileguò.

Lix già al sicuro su bassi fondali, osservava, lamentandosi, la scena crudele; usci con moto repentino dall’acqua, balbettando il suo sgomento. In pochi minuti fu al villaggio, dove, urlante, fu trascinata in piazza pubblica e qui svelò il suo segreto “B-b-ba-balazar si è svegliato” ” “Ohooo” esclamò il pubblico e lì svenne.

Otoowka segava la legna. Il messaggio pubblico ancora non lo aveva raggiunto. C’era lì lei.. che lo guardava, lo osservava muoversi, le nari traboccavano del suo odore. Ad un tratto le volse le spalle, eccolo coltro sul mentre che stava aspettando; senza esitare si inarcò e scattò fulminea. Sorperso e sgomentoOtoowka si preparò a contrattaccare: usando lasciabola di netto, sulla nuca dell’animale riuscìa tramortirlo. Dopo un attimo di riflessione raccolse l’animale e lo chiuse a chiave nella rimessa.

Prese il viale preincipale, cominciando ad avviarsi; incontrò Duuda, trafelato, sudante “erano in 100 mi hanno attaccato: pipistrelli, figli dimentichi di Dio, mi hanno morso, graffiato, sono riuscito a scappare””io ho colto la tigre””corriamo al villaggio.

Qui cenarono e raccontarono l’accaduto. “Dzentamar figlio di Knorr li ha chiamati a se” l’oracolo tacque e fu silenzio.

Furono preparate le 4 squadre di rinascita, gli uomini erano volontari, adolescenti, vecchi, tutti esperti nelle arti marziali. Furono perpetrati gli addii.

La prima squadra partì seguendo il fiume Tdhor; la foresta era viva lungo il loro percorso, spesse e verdi liane archeggiavano tra gli alberi, strani erbivori verdi simili a gechi ma grossi come cani e con 5 occhi arancioni a lumaca riposavavano polleggiati al sole.

Il suolo era solido secco e battuto ma le avversità non tardarono a farsi notare. Presto il loro percorso divenne un lungo cammino di tenebra. Ragni enormi intessevano gabbie di tenebra, attaccavano protendendo a bracci inersperti le loro ventose appiccicaticce, filavano schiue di veleno, spuzzandole sugli sgraditi ospiti.

Più volte una tigre o un puma, attaccando ebbero la meglio. Il castello di Dzentamar si staglio nel cielo il 15 giorno di viaggio.

Era nero nel cielo nero, le guglie aguzze ferivano l’aria, gli archi sostenevao il palazzo al collasso. Orrore e disfacimento regnavano nella vallata. La battaglia durò ore, giorni; fatica e sfinimento coloravano i tramonti; finalmente fu aperta un breccia e Dzentamar fu fatto prigioniero. La magia si dissolse: le bestie tornmarono umane e docili.

La 1^ squadra e poi le altre smontarono il campo e tornarono alla base.
La felicità regnò sovrana.

Sonia