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Cronache della controcultura a Mantova: “La ballata del Pinelli” (1969)

Nei giorni immediatamente successivi alla strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969), giusto il tempo che i compagni tornassero dalle rispettive sedi universitarie, facemmo una riunione ristretta al circolo “Gaetano Bresci” (in via don Enrico Tazzoli, a Mantova) per valutare la situazione e decidere il da farsi. Attraverso il dibattito e il confronto su quanto si diceva nel movimento nelle città in cui studiavamo (Milano, Trento e Pavia), arrivammo alla conclusione che la strage (a prescindere da chi l’avesse materialmente organizzata) era funzionale a suscitare un rigurgito reazionario della borghesia e della piccolo-borghesia “benpensante”, e a giustificare un’ondata repressiva contro il movimento operaio (protagonista dell’ “autunno caldo”), il movimento studentesco e tutte le avanguardie proletarie organizzate. Tra le quali, la più esposta agli attacchi forsennati dei media e degli apparati repressivi dello Stato eravamo sicuramente proprio noi anarchici.

Decidemmo di avviare una campagna di controinformazione a Mantova attraverso l’attacchinaggio notturno di dazebao (manifesti murali scritti a mano con caratteri rossi e neri) in cui denunciavamo che “la strage è di Stato” e che prendeva il via la strategia della tensione per fermare le lotte operaie e studentesche. Uscivamo di notte ad attacchinare, consapevole dei rischi che correvamo se ci avessero intercettato la polizia o i carabinieri. A volte usavamo la 600 multipla di mio padre (all’oscuro dell’uso che ne facevamo) perché ci si stava in 4-5-6, a seconda di quanti eravamo sera per sera, e nel baule potevamo portare i manifesti, la colla e i pennelli.

Ricordo, in particolare, che una sera qualcuno del gruppo propose di affiggere i dazebao anche davanti a “Spiox” (S. Pio X): una bella soddisfazione per degli anticlericali come noi. Io ero contrario per ragioni di sicurezza: bisognava attraversare a piedi tutto il sagrato, che era abbastanza illuminato. Dei vicini ci videro da una casa di fronte e telefonarono alla polizia, ma fecero l’errore di mettersi alla finestra illuminata per godersi lo spettacolo. Io, che ero rimasto in macchina in quanto pilota,li sgamai e urlai ai compagni di affrettarsi a balzare in macchina, accesi il motore e via! il più in fretta possibile.

Diressi l’auto verso il quartiere periferico dei Due Pini, parcheggiai in una via male illuminata in mezzo ad altre auto, dissi ai compagni di scendere e di nascondersi nei portoni, dietro le auto, dietro l’edicola, ovunque fosse possibile. Un’auto della polizia passò lentamente un paio di volte per quella strada senza trovarci. Quell’impresa mi valse il titolo onorifico (temporaneo) di “autista della banda Bonnot”.

Fu in quel clima incandescente che fu concepita la ballata del Pinelli. Ecco cosa scrive al riguardo Cesare Bermani, storico e studioso delle tradizioni popolari italiane, nel suo libro “Guerra, guerra ai palazzi e alle chiese … Saggi sul canto sociale.” (Odradek, 2003, pp. 265-269).

<<Tra coloro che da subito non credono alla versione ufficiale [sui colpevoli della strage] ci sono quattro militanti anarchici: Giancorrado Barozzi, Dado Mora, Flavio Lazzarini [Lazzarin] e Ugo Zavanella. E la sera del 21 dicembre 1969 [il giorno successivo al funerale di Giuseppe Pinelli a Milano], nella sede del Circolo anarchico Gaetano Bresci a Mantova, improvvisano le parole di una canzone che intitolano Il feroce questore Guida. […] Provano ad adattare queste parole senza successo ad alcune melodie (tra cui quella di Colours di Donovan) e alla fine scelgono per i suoi accordi semplici quella de Il feroce monarchico Bava, fatta conoscere da I Dischi del Sole nell’esecuzione di Sandra Mantovani.>>

(N.d.R.: Il feroce monarchico Bava, propriamente Inno del sangue, era un canto anarchico dedicato alle vittime della repressione dei moti popolari per il pane del maggio 1898 a Milano, condotta a colpi di cannone dal generale Fiorenzo Bava Beccaris per ordine del governo Di Rudinì. Noi conoscevamo Il feroce monarchico Bava grazie al paziente lavoro di raccolta di canzoni popolari, socialiste e anarchiche attuato da Giancorrado Barozzi per lo spettacolo teatrale militante “La Boje! Le lotte proletarie e socialiste nel mantovano dalle leghe contadine all’avvento del fascismo”.)

<<Poi la sera stessa i quattro si recano al CRAL Virgilio e la cantano, volendo vedere la reazione dei presenti. Questi, per lo piùmilitanti o simpatizzanti di sinistra, se ne dimostrano entusiasti.

Di qui il canto rimbalza a Trento, dove Zavanella frequenta la facoltàdi sociologia, e di lìarriva a Milano, dove si diffonde rapidamente e viene cantato alla Cattolica, mentre i gruppi anarchici vengono a conoscenza del testo a Brescia e lo eseguono su una melodia da cantastorie che ha caratteristiche analoghe ma non identiche a Il feroce monarchico Bava.

Il canto viene in seguito pubblicato su un volantino –in un testo che presenta delle differenze rilevanti dall’originale –con il titolo Ballata del Pinelli e con l’indicazione “sull’aria de Il feroce monarchico Bava”, in occasione del processo a Pier Giorgio Bellocchio, direttore di “Lotta Continua”, ed essendo stata cantata in coro insieme all’Internazionale da 500 compagni nel corridoio del Palazzo di giustizia fruttò l’incriminazione di 25 giovani per adunata sediziosa, incriminazione sfociata peraltro in una sentenza assolutoria. Il medesimo testo venne pubblicato su “Lotta Continua” dell’11 marzo 1970: [segue il testo della Ballata del Pinelli nella versione di “Lotta Continua”].1

La Ballata del Pinelli è un documento significativo della storia di questo Paese.>>

Ma c’è anche un’altra versione di come la ballata composta dai compagni del circolo Gaetano Bresci sia arrivata a Milano.

<<La repressione abbattutasi sul movimento anarchico induce molti militanti e simpatizzanti alla clandestinitàper sfuggire alla caccia alle streghe perseguita dallo stato: nell’elenco dei ricercati si trova anche Joe Fallisi, autore di questa Ballata del Pinelli. Ripresa e modificata con l’aggiunta di nuovi versi, questo canto è lo stesso de Il feroce questore Guida composto dagli anarchici del circolo Gaetano Bresci di Mantova. Infatti un compagno di Fallisi gli riferisce il testo scritto dal gruppo di Mantova e in clandestinità Fallisi lo rielabora addolcendone la veste musicale.[…] Successivamente Fallisi incide il disco a sue spese, con una copertina da lui stesso ideata e realizzata dal pittore Paolo Baratella, suo amico; sul retro della copertina viene ripreso un disegno di George Grosz raffigurante degli operai. Questo lavoro discografico non porta alcun cenno dell’autore bensì la scritta “Parole e musica del proletariato” e “Questa canzone può essere eseguita, riprodotta o adattata da tutti coloro che non sono recuperatori, 'progressisti' e falsi nemici del Sistema" con l’indicazione del circolo Pinelli come riferimento. >>

(da “Il canto anarchico in Italia nell’Ottocento e nel Novecento”, Santo Canuto e Franco Schirone, Edizioni Zero in condotta, Milano 2001, pp. 273-274)

Il compagno che “riferì il testo scritto dal gruppo di Mantova” a Joe Fallisi era uno dei quattro che la sera del 21 dicembre 1969 avevano composto la canzone Il feroce questore Guida nella sede del circolo Gaetano Bresci a Mantova. Egli studiava alla Cattolica di Milano, suonava la chitarra ed era in contatto sia con gli anarchici sia con “Lotta Continua”. In realtà, eseguì Il feroce questore Guida acccompagnandosi con la chitarra e Joe registrò la canzone, per poi trasformarla come sopra indicato. Fu questo compagno il trait d’union che favorì la diffusione nazionale della Ballata del Pinelli.

da Youtube la versione scritta immediatamente dopo i funerali di Pinelli, sull'aria del canto "Il feroce monarchico Bava", a cui seguirono diverse altre con minime varianti. Fu composta da quattro compagni anarchici, la sera del 21 dicembre 1969, presso il Circolo Gaetano Bresci di Mantova

LA BALLATA DEL PINELLI
(versione originale del circolo anarchico Gaetano Bresci, sull’aria de Il feroce monarchico Bava)

Quella sera a Milano era caldo,
ma che caldo, che caldo faceva
<< Brigadiere apra un po' la finestra>>
e ad un tratto Pinelli cascò.

"Commissario io gliel'ho già  detto,
le ripeto che sono innocente
Anarchia non vuol dire bombe
ma giustizia, amor, libertà."

<< Poche storie, confessa Pinelli,
il tuo amico Valpreda ha parlato,
è l'autore di questo attentato
e il suo socio, sappiamo, sei tu.>>

"Impossibile" – grida Pinelli –
un compagno non può averlo fatto
e l’autore di questo misfatto
tra i padroni bisogna cercar.”

<< Stiamo attenti, indiziato Pinelli,
questa stanza è già piena di fumo,
se tu insisti apriam la finestra,
quattro piani son duri da far.>>

Quella sera a Milano era caldo,
ma che caldo, che caldo faceva
<< Brigadiere apra un po’ la finestra>>
e ad un tratto Pinelli cascò.

L’hanno ucciso perché era un compagno,
non importa se era innocente
<< Era anarchico e questo ci basta>>
disse Guida il feroce questor.

C’è una bara e tremila compagni,
stringevamo le nere bandiere,
in quel giorno l’abbiamo giurato
“Non finisce di certo così.”

Calabresi e tu, Guida, assassini,
che un compagno ci avete ammazzato,
l’Anarchia non avete fermato
ed il popolo alfin vincerà.

Quella sera a Milano era caldo,
ma che caldo, che caldo faceva
<< Brigadiere apra un po' la finestra>>
e ad un tratto Pinelli cascò.