Cronache della controcultura a Mantova: “Le Streghe” (aprile 1972)
“Bleu” (numero unico, Mantova, maggio 1971) è stato un caposaldo della stampa underground e della storia della controcultura in Italia, tanto che (come segnalato in un precedente articolo su questo sito) gli sono state dedicate due pagine nel libro “Controcultura in Italia 1967-1977” (Salaris e Echaurren, Bollati Boringhieri, Saggi, 1999).
L’influenza di “Bleu” sul movimento della controcultura è probabilmente andata oltre quella dell’esempio per le numerose testate che sbocciarono come “cento fiori” in quegli anni, se si considera che dall’incontro tra il suo collettivo redazionale e il demiurgo Gianni-Emilio Simonetti presero avvio imprese come il primo colpo di mano nei confronti di “Re Nudo” [“Re Nudo”, n. 6 (nuova serie, n. 1), giugno 1971] e il “libro mastro della cultura alternativa e dell’underground” “…ma l’amor mio non muore” (Giannni-Emilio Simonetti e la Banda del Gobbo Internazionale, Arcana, 1971).
“Le Streghe” non ebbero, invece, altrettanta risonanza, tant’è che sono relegate in una nota a piè di pagina nella storia della controcultura della Salaris (pag. 188). Probabilmente questa minor rilevanza è dovuta al fatto che Bleu era più aperto alle istanze dell’undeground mentre “Le Streghe” erano, invece, un foglio strettamente “sitù”, ma che proprio per questo era apprezzato da un milieu più ristretto.
La “scuola” situazionista è evidente in alcuni articoli (in particolare: “Avviso al proletariato italiano” e “Preliminari sui Consigli e sulla Organizzazione Consiliare”) e nella presenza di due pagine di fumetti “detournati” (cioè con i testi radicalmente cambiati rispetto ai balloon originali). Inoltre, un paio di articoli si configurano come contributi originali di sviluppo del filone teorico situazionista (“Due, tre cose come contributo al progetto Controcultura” e “Appunti per la critica della ideologia della speranza”), mentre è, infine, evidente l’apertura al tema della emancipazione femminile nel fumetto detournato “Cenerentole per forza?” (come, del resto, “Bleu” aveva criticato il maschilismo patriarcale imperante anche a sinistra con l’articolo “Il fascista nel letto”).
Inoltre, il formato stesso delle “Streghe” richiama quello, alto e stretto, del terzo numero di “Hit”, mentre l’inchiostro di stampa dei testi, dei fumetti e delle figure è blu, in un’allusiva rivendicazione di filiazione (indiretta) da “Bleu”.
Tuttavia, il collettivo redazionale non solo era diverso da quello di Bleu ma si qualificava anche in modo diverso nel colophon. Mentre in quello di “Bleu” tutti i firmatari si presentavano come “direttori responsabili” (facendo uno sberleffo alle leggi allora vigenti sulla stampa che imponevano l’indicazione di un direttore responsabile, che per altro doveva essere un giornalista), “Le Streghe” erano , invece, redatte dal suo Consiglio, composto da alcuni nomi noti e altri meno noti alle cronache della controcultura mantovana e da “i compagni operai divenuti dialettici, studenti e intellettuali, il cui aiuto teorico e pratico è stato determinante.”
Per finire, ecco che cosa scrive la Salaris nella sua storia della controcultura nella pagina in cui cita
in nota le “Streghe”:
“Eppure la costellazione che potremmo definire della critica radicale, post-situazionista, è estremamente varia e complessa, densa di umori a volte anche contrastanti, soggetta a innumerevoli frazioni e mutazioni, ricchissima di suggestioni e anticipazioni rispetto al dibattito politico in corso, ed è quella che più di tutte influenzerà gli sviluppi successivi, dal movimento del ’77 a oggi.”
Dante Goffetti




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