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Cronache della controcultura a Milano: Re Nudo Colpo di mano (Giugno 1971)

Cronache della controcultura a Milano: Re Nudo Colpo di mano (Giugno 1971) 

“Re Nudo Colpo di mano” era il n. 6 di “Re Nudo” realizzato dall’“ala situazionista”  in aperta rottura con la linea editoriale seguita fino ad allora dalla rivista underground sotto la direzione di Andrea Valcarenghi (e, perciò, n.1 nuova serie).

Per presentare brevemente cosa fosse “Re Nudo” ai lettori più giovani, riportiamo che cosa ne scrive Claudia Salaris, studiosa del Futurismo e delle avanguardie del Novecento, nel suo libro “Controcultura in Italia 1967-1977. Viaggio nell’underground” (con Pablo Echaurren, Saggi Bollati Boringhieri, 1999, pag. 167-169):

 <<A partire dal 1970 si assiste a una vera e propria esplosione della cultura alternativa, in cui si possono individuare alcune linee di tendenza: l’underground politicizzato; il situazionismo e il parasituazionismo nelle varianti del negazionismo (N.d.R.: ?) e dell’antifumetto (un discorso a parte meriterebbero i consiliari, i luddisti e i comontisti); i pop-concerti intesi come trasformazione del tempo libero in tempo liberato e rifiuto della delega al grande circuito distributivo; infine il misticismo psichedelico, di tipo più individualistico. Talvolta questi caratteri possono anche presentarsi insieme mescolati […]>>

<<Tra tutte le esperienze editoriali, quella di “Re Nudo” (1970-1980), il giornale pilota delle fanzine rientra pienamente nella prima tendenza. Avrà lunga vita e, dopo il ’78, Deva Majid (Andrea Valcarenghi) lo orienterà verso argomenti e pratiche di carattere prevalentemente trascendentale per la formazione di una nuova coscienza. Nel ’70, uscito dal carcere dov’è stato rinchiuso per detenzione di “erba”, Valcarenghi si trova di fronte all’incomprensione dei marxisti-leninisti che egemonizzano la situazione milanese. E’ attratto per un po’ da Lotta Continua dove, grazie a  Mauro Rostagno, anche “le donne, i bambini, la musica rock, i fumetti trovano un posto accanto agli operai, non come marziani, ma come parte integrante della linea proletaria.” Ma sente che i gruppi rivoluzionari non sono in grado di dare una risposta al problema del superamento della scissione tra attività politica e vita privata, perché il clima operaista sta soffocando le aspirazioni di tanti soggetti che cercano una via per la liberazione a più dimensioni, e per questo vengono accusati di “problematicismo piccolo-borghese”.  Pensa di pubblicare un periodico che potrebbe chiamarsi (…) “Re Nudo” perché, come avviene nella fiaba con questo titolo, il fine dovrà essere di smascherare il potere, senza peli sulla lingua. Prima dell’uscita compaiono sui muri di Milano le scritte “Re Nudo?” e la gente si chiede cosa mai vogliano dire. Si crea così un clima di aspettativa, tanto che del numero zero (novembre1970) si riescono a vendere ben ottomila copie solo nel giro milanese. Quelle pagine con bella grafica tipicamente underground e inchiostratura arcobaleno difendono la marijuana e parlano di Sante Notarnicola della banda Cavallero, che Valcarenghi ha conosciuto in prigione. [N.d.A: Al fascicolo hanno collaborato, tra gli altri, Dario Fo, Gianni-Emilio Simonetti, Roberto Pieraccini di “Pianeta Fresco”, Michele L. Straniero […]>>

<<Tra le diverse posizioni c’è anche quella costituita dalla frazione di sinistra interna allo stesso “Re Nudo” (…) L’ala radicale del renudismo è guidata da Gianni-Emilio Simonetti , che riesce a trascinare con sé il condirettore Guido Vivi in un golpe situazionista, facendo uscire nel giugno ’71 un numero clandestino intitolato Colpo di mano!, con in copertina la fotografia d’una bella fallofora che tiene in braccio la sagoma d’un enorme pene impachettato con carta e spago […]Più dotato degli altri redattori di capacità teoriche e dialettiche, Simonetti ricorre all’azione di forza, ma con ironia.”

Ho fatto leggere questo brano all’ex-redattore che avevo già intervistato a proposito della nascita di “Bleu” ed ecco i suoi ricordi su “Re Nudo Colpo di Mano”.

<<Prima di tutto, merita ricordare che Andrea Valcarenghi era stato –mi sembra nel 1966- il promotore del gruppo beat-provo milanese “Onda Verde”, che pubblicava l’omonimo foglio ciclostilato, poi confluito operativamente in “Mondo Beat” insieme ad altri gruppi beat e provos, milanesi nell’intento di aumentare la “massa critica” e l’incisività del movimento.  In secondo luogo, per quanto ricordo io, era stato in carcere non per l’erba, ma perché –da pacifista radicale- aveva rifiutato di indossare la divisa e di prestare il servizio militare per lo Stato italiano e perciò era stato rinchiuso a Gaeta, insieme ad un altro pacifista del suo gruppo. Non posso escludere che sia stato imprigionato anche una seconda  volta perché fumava l’erba. Molti, nel movimento della controcultura giovanile, lo facevano a quei tempi nella convinzione che si trattasse di un mezzo dai poteri sciamanici per “allargare la coscienza”, cioè un mezzo di introspezione per cercare di comprendere meglio i propri condizionamenti personali –derivanti dalla famiglia, dal ruolo nel lavoro e nella società, ecc., in una parola: condizionamenti borghesi- e, attraverso questo “supplemento di coscienza” cercare di superare quei condizionamenti. Un po’ hegeliano, per la verità, come dire che “La coscienza dei propri limiti contiene già la possibilità del loro superamento”. Ma non è così semplice. A tutt’oggi, del resto, molti giovani e giovanissimi vengono ancora arrestati per uno spinello, nonostante da 40 anni esista un movimento diffuso per la liberalizzazione della cannabis, mentre i boss dell’eroina la fanno franca.>>

<< Il secondo punto che mi ha colpito è che la Salaris, a proposito del “Colpo di mano”, scrive che si trattò di un numero  “clandestino”. Mi chiedo che senso abbia tale aggettivo, visto che il “Colpo di mano” fu stampato in 5.000 copie che vennero diffuse attraverso i soliti canali dell’underground. Io stesso, per esempio, insieme ad altri compagni, lo portai al concerto dei Led Zeppelin al Vigorelli, anche se in quella occasione non riuscimmo a diffonderlo perché la polizia, in assetto antisommossa ci attaccò prima che potessimo giungere allo stadio. Lo diffusi, invece, al concerto dei Pink Floyd in una periferia estrema di Brescia, oltre a portarlo alle solite librerie di movimento, all’università, agli amici, ecc..>>

<<E’ molto discutibile poi la semplificazione della Salaris quando scrive che Gianni Emilio Simonetti (GES, si firmava nelle sue opere artistiche) “riuscì a trascinare con sé il condirettore Guido Vivi”. Ma perché ci riuscì? E prima ancora, perché Gianni decise di tentare il colpo di mano situazionista? Come ho raccontato la volta scorsa, GES ci diede le “dritte” su come realizzare “Bleu”, il “manifesto” della controcultura mantovana, il nostro “manifesto”. Una volta stampato, ne portammo parecchie copie all’ArcDo per la diffusione e per l’archiviazione. Gianni, pur mantenendo la sua attitudine programmaticamente “critica” (la “critica radicale” era d’obbligo tra situazionisti e aspiranti tali) era visibilmente contento: non si aspettava un livello qualitativo così elevato del giornale e cominciò a tenerci in maggiore considerazione. C’è anche da dire che noi avevamo 22-23 anni e lui circa 10 di più, molta più esperienza, molte più capacità teoriche e dialettiche e molte più relazioni con il movimento della controcultura nelle sue varie sfaccettature e articolazioni, e con il mondo artistico e culturale milanese, mentre noi venivamo dalla provincia. Cominciò a pensare che il fatto che una cittadina sperduta nella campagna padana, con meno abitanti di Sesto San Giovanni, avesse potuto dar vita a un frutto proibito come “Bleu” fosse sintomatico del fatto che il pensiero situazionista avesse fatto presa in Italia più di quanto apparisse in superficie e che avrebbe potuto fare ancora maggior presa nell’immediato futuro. Così, poco tempo dopo ci chiese se gli davamo una mano a fare un numero “speciale” di “Re Nudo” nell’intento di tentare di imprimere una svolta radicale al giornale e una accelerazione al movimento della controcultura nella direzione della rivoluzione sociale, a partire dalla messa in discussione della quotidianità colonizzata dal capitale (cioè: sottomessa e funzionalizzata alla produzione e riproduzione del plusvalore). Se ben ricordo, ci fu una discussione al nostro interno e sulla questione ci spaccammo perché qualcuno riteneva –ora credo giustamente- che sarebbe stato meglio fare una nuova testata anziché litigare per la vecchia (vecchia di 6 mesi!), ma Gianni valutava preferibile cercare di portare con noi la parte più avanzata dei lettori di “Re Nudo”, anziché iniziare ex novo. Io e qualcun altro dei mantovani aderimmo al progetto di GES e collaborammo alla redazione del “Colpo di mano.” Mi spiace che non sono in grado di raccontarvi più dettagliatamente i contenuti del giornale perché la mia copia mi fu sequestrata tanti anni fa. Chi fosse interessato a leggere l’editoriale in cui si annunciava il colpo di mano e se ne spiegavano le motivazioni, lo trova sul libro “…ma l’amor mio non muore” (III edizione, novembre 2003, Derive e approdi, pag. 206-207).>>

 “Diventa ogni giorno più difficile resistere con le parole.” 

Dante Goffetti, Bergamo, 10 luglio 2011