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La dodicesima notte

Nelle città francesi divampa la rivolta dei giovani figli e nipoti di immigrati

È la dodicesima notte che nelle banlieuses delle città francesi divampa la rivolta dei giovani figli e nipoti di immigrati. I commentatori di professione commentano, enunciando (per lo più) colossali sciocchezze sulla stampa e sui media, qui da noi Ballarò e Porta a Porta stanno preparando i loro compitini per la tivu deficiente (come dice nonna Ciampi), i benpensanti hanno (come al solito) tutt'altro a cui pensare, i casseurs esercitano di fatto le loro notturne critiche distruttive, i piccoli haider in camicia verde di casa nostra ringhiano imitando quello stronzo di Le Pen, Cofferati -da Bologna- richiama al rispetto della legalità, Celentano non sa se la rivolta francese sia rock o lenta, ma il vero bradipo è lui, chi ha buona memoria storica ricorda le black-panthers afro-islamiche di Malcom X, chi ha la memoria più corta balbetta i nomi di Bin Laden e di Al Zarkawi e snocciola le date dei peggiori disastri avvenuti nel pianeta occidentale dopo l'11 settembre, Jacques Le Goff dà dell'incompetente a Chirac, Marc Augé disserta sulla maglia numero dieci del cannoniere Zidane, Claude Levi-Strauss piange su Babbo Natale giustiziato, Robespierre ha perso la testa.

È la rivolta di un'Halloween islamica, ritmata su un riff de Les Noubians:

Mon peuple danse et chante/ Il exalte da joie / Loin de l'ignorance, il démontre sa foi/... Fils et filles, vous et moi/ prèts au combat... (Makeda). Allosanfant...

 

Conrad


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la prima crepa

Io credo che i fatti delle periferie francesi siano la prima crepa, l’inizio di una spaccatura. Ha ragione Jacques Le Goff quando dice che questo genere di violenza non è un fine, ma l’unico mezzo che hanno i giovani immigrati di seconda e terza generazione per farsi ascoltare. Prova ne è il fatto che dopo gli irrigidimenti e le dichiarazioni a muso duro di Sarkozy e de Villepin ora il governo sta correndo ai ripari con promesse di stanziamenti di fondi a fini sociali... Ma la questione va oltre la rivolta dei banlieusards: si tratta davvero di decidere per il futuro della fortezza Europa, tra sicurezza e giustizia. E questo è il modo, del tutto prevedibile come il tracciato delle prime scosse di un terremoto su un sismografo, con cui la ‘periferia’ cerca di far valere i suoi diritti sul ‘centro’.

Liberté, egalité, fraternité

[ dal blog[ i ] di Beppe Grillo www.beppegrillo.it/2005/11/liberte_egalite.html ]
Violenza-urbana.jpg
Foto: www.figaro.fr
I francesi stanno bruciando le periferie delle città.

È strano dirlo così, ma è vero.

Sono francesi, anche se nati in Francia da immigrati.

Francesi di prima generazione.

Se parliamo di francesi e non di figli di immigrati (le parole cambiano la realtà) forse si riesce a capire qualcosa.

Si capisce allora che non esistono i francesi, ma i francesi bianchi e i francesi mori o neri o gialli e che non sono uguali tra loro per cultura, religione, posizione sociale (egalité), che i francesi bianchi e quelli di un altro colore non si amano e vivono separati, i primi in città e i secondi nelle periferie (fraternité), che i francesi sono liberi se possono studiare, se hanno un reddito decente, se hanno un futuro, ma quelli delle banlieue non hanno un futuro (liberté).

Stiamo creando un mondo di diseredati in casa nostra, in Francia come in Gran Bretagna, in Belgio come in Italia.

L’integrazione è una bella parola, ma di solito porta ai ghetti e chi ci vive, prima o poi, vede come unica alternativa la rivolta sociale.

Importiamo lo squilibrio che abbiamo generato nel mondo e che non è per nulla nelle priorità dei governi occidentali come è spiegato in un filmato censurato di MTV

Se non ci occupiamo della povertà questa si occuperà di noi, mandandoci i suoi figli e i figli dei suoi figli.

E, nel tempo, tante piccole bosnie.