Guleni
Poema: Sabièra
Titolo: Guleni (Golene)
Autore: Giorgia Bottani
Descrizione: Letture in riva al Po
La luce leggera che scorre svelta sull’acqua
rallenta d’improvviso nelle golene
si arrampica sui pioppi e si annida nelle foglie
che non sai se è vento o luce che muove tutto.
All’ombra delle golene si addensa
l’odore delle piante che respirano
e che si perde insieme al crepuscolo
quando il verde si carica di rugiada
e si sente l’aria pesante e fredda
che avvolge tutto e aderisce
come la pelle di una biscia
a ciò che è suo.
Le ultime terre asciutte
sul bordo del fiume
cedono spesso
e crollano nell’acqua
sfaldandosi piano dentro la corrente
e da un giorno all’altro non riconosci più lo stesso luogo
- manca una costa di terra e alcuni pioppi.
Si scoprono così i ceppi degli alberi
che restano appesi a mezza via
tra terra e aria e acqua
con lo spavento del sole e del vento
che li fruga nelle radici
finchè non sono tutte svuotate
e si disfano anche loro.
Ma lo spavento più grande viene da lontano.
Spinge avanti sull’acqua un frastuono
che arriva fino alle radici e dentro le ossa
con le schiume nere che si attaccano ovunque
e misura i suoi passi in centimetri che sembrano anni
quando il fiume inizia a crescere anche per due gocce.
È così che comincia una piena
quando l’acqua prende a scorrere più svelta
e a spingere e schiumare e tuonare sugli argini
per trovare posto a tutta quella marea di terra sciolta
per fare spazio all’acqua nuova che sta per nascere
e a quei tuoni rotolati giù dalle montagne.
E mentre avanza, l’acqua nuova
cambia faccia a tutto quello che c’è intorno
scioglie sabbiare, sommerge le isole
sgarbuglia radici flottanti
scuote e cancella gli argini
si beve tutte le piante vicine.
Ma sono le golene che cerca la piena [i]
per sgravarsi da quell’acqua nuova
che ha ancora l’amaro del ghiaccio di montagna -
le golene, dove farle prendere il sapore [ii] del fango.
Perché una piena trova sempre
il posto dove figliare la sua acqua giovane.
Spinge, prova, indugia sugli argini
ma quando la prima goccia si travasa sull’asciutto
tutto il resto del carico la segue
e si allarga tra i tronchi e tra gli sterpi
finchè si muove più quieta nelle golene
e distende le sue acque rotte tra gli alberi
che adesso sembrano mangrovie, tutti sfilacciati
intrisi fino al picciolo delle foglie.
Respira e si allarga
respira e cresce ancora
fin quando non resta più niente di asciutto
e tutto ciò che si vede di verde
diventa una foresta di alghe
e gomitoli scompigliati di erbe
scosse da un vento di onde lente
dove i pesci si impigliano nei nidi degli uccelli
e viene voglia di nuotare tra quegli alberi sott’acqua
di infilare mani e braccia in quelle chiome verdi
sempre per aria, adesso piene di onde
di sentire i rami bagnati rigare il ventre
e le foglie che si attaccano alla pelle come lenticchie d’acqua
o urtare una carpa infangata
che si muove stranita fra i tronchi
o abbassare gli occhi ai rami più bassi
per vedere il riflesso d’oro di una tinca
che nuota lenta
e sprofonda
lenta
nel fondo
dove il fiume è più fiume.
Giorgia Bottani
Utilizzando il player attivo nella pagina dedicata a 3 brani del poema potrai ascoltare Giorgia mentre legge il suo poema in riva a Po
[i] la fiöma
al femminile nel testo in dialetto, come spesso viene chiamato il Po: una spia linguistica del fatto che il fiume non è solo percepito come entità maschile (l’aulico Padus pater, correlato oggettivo delle società agricole patriarcali della tradizione padana), ma anche come femmina e fattrice, come acqua madre.
[ii] amur
nel testo in dialetto significa ‘aroma, sapore’ oltre che ‘amore’, un riverbero semantico che la traduzione non restituisce.
| Allegato | Dimensione |
|---|---|
| 05_guleni.mp3 | 3.63 MB |




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