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La cultura encicplopedica dell'autodidatta

Titolo:

La cultura encicplopedica dell'autodidatta

Autore:

Davide Bregola

Casa editrice:

Collana: Archivi Apogeo

ISBN:

90016

Pagine:

240

Prezzo di copertina.:

€ 14,50

Synopsis:

Volete capire cosa sia oggi verità? Andate su google immagini, digitate la parola e guardate la prima voce che compare: un gadget di plastica.
Un ragazzo di provincia, invincibile Don Chisciotte dei nostri giorni, si scaglia contro imulini a vento della mediocrità chiedendosi e chiedendo a tutti quanti conto della vita.
Romanzo, zibaldone, diario, un vero e proprio atto di battaglia contro il sapere pervasivo e indifferenziato, il nozionismo giocoso, la sublimazione del trash, il dolce trastullarsi tra sarcasmo e raffinatezza.
Uno scrittore che infrange il tabù assoluto di questi anni: domandarsi cosa sia la verità, tornare a esercitare il diritto di chiederselo.

Table of contents:

Davide Bregola vive a Sermide in provincia di Mantova. Esordiente nel 1996 con tre racconti inclusi nell’antologia Coda (Transeuropa), nel 1999 ha vinto il Premio Tondelli per la narrativa.
Nel 2002 ha pubblicato Da qui verso casa (Edizioni Interculturali), un libro di interviste a scrittori stranieri che scrivono in italiano e nel 2005 Il catalogo delle voci(Iannone), analoga inchiesta sui poeti immigrati. Con Sironi ha pubblicato nel 2003 la raccolta Racconti felici.

Recensione:

La cultura enciclopedica di Davide Bregola
giovedì 18 maggio 2006 13:01:33 CEST da Carlo M.

Giovanni Costa somiglia un po’ a Davide Bregola, autore del romanzo CEDA, di cui Giovanni Costa e’ il protagonista. Ci somiglia per esplicita ammissione dello stesso autore, difatti CEDA e’ “autofiction”, miscuglio di finzione narrativa e autobiografia.

Giovanni Costa e’ un tipo che sta simpatico per forza. Giovanni Costa e’ figlio di gente per bene, di gente di campagna, operai, gente che lavora. Giovanni Costa e’ un antifighetto; talmente antifighetto che sta con una ragazza che ha la tigna – e ci ride sopra.

Giovanni Costa sa un sacco di cose, ma le cose che sa non gli bastano. Gli manca la verità. Così continua ad interrogarsi, ad interrogare le persone che gli stanno attorno e le loro storie, ma soprattutto continua ad interrogare le tante cose che sa: concetti nozioni e bibliografie. Tutte cose che Giovanni Costa rispetta, utilizza e cede al lettore.

Giovanni Costa racconta la sua ricerca della verità in prima persona, con una sintassi molto semplice. Secondo me e’ un po’ naif, secondo Bregola Giovanni Costa e’ una specie di mistico. Fosse uno scrittore, Giovanni Costa sarebbe l’antiColombati. In effetti, come Colombati, Giovanni Costa e’ uno scrittore. E come Bregola, Giovanni Costa dev’essere convinto che di un testo non importi la forma (non siamo più nel 900), ma “la forza”. Quindi e’ l’antiColombati.

Personalmente non ho capito se Giovanni Costa sia ipocondriaco; di sicuro lo e’ Davide Bregola, che in ogni capitolo ha piazzato un malato e una patologia.
E non ho capito neppure se lo sguardo di Giovanni Costa sulla “realtà” sia del tutto libero – e liberato, da ogni ideologia. Poco importa, tanto alla fine sono i soliti noti (preti e americani) a farci la solita brutta figura. E poco importa se Pippo Pollina non vincerà mai Sanremo e Capezzone – mi spiace per lui, avrà piu’ simpatie come cabarettista che come politico. Di queste cose Giovanni Costa se ne frega.

Davide Bregola, per sua esplicita ammissione, si aspetta molto da questo romanzo. Se ho capito bene lo sente un po’ come un’opera profetica. Non importa se poi CEDA sia così disarmato da sembrare debole. Anche i Vangeli sono semplici, ma mica sono deboli.

Debole o forte, ad un certo punto il romanzo finisce, e finisce senza che Giovanni Costa abbia trovato la verità. Mica perché concetti, nozioni e bibliografie a sua disposizione siano scarsi; piuttosto – direi – perché la verità non si trova dentro o grazie a concetti, nozioni e bibliografie. La verita’ non e’ un privilegio, o forse si’. Comunque e’ un’esperienza. Ed esperienze di verita’, Giovanni Costa ne trova eccome. Solo che non se ne accorge. Perche’ la verità che cerca lui, non e’ quella vera, quella dei rapporti con le persone (familiari, amici, morosa) che lo circondano. La verita’ che cerca e’ un’altra, non sa nemmeno quale. Di sicuro non e’ la verita’ vera, quella della mediocrità da cui vuole fuggire, quella che, come ammette ad un certo punto nel suo appunto numero 2, non sa se gli basta.