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Louis Scutenaire

Titolo:

Louis Scutenaire

Autore:

Raoul Vaneigem

Casa editrice:

Brescia, Chersi/libri

Pagine:

84

Prezzo di copertina.:

10€

Table of contents:

Il situazionista anarchico Vaneigem traccia un
profilo biografico del ribelle Scutenaire, anarchico della lingua che, cavalcando
il surrealismo, attraversa il '900.

per informazioni e richiesta libro: Andrea
Chersi


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Né preghiere, né incantesimi

Non abbiamo bisogno né di preghiere né di incantesimi, ma di un senso più acuto della poesia vissuta, scrive il belga R.V. in un testo del 1996 (uscito in traduzione italiana nel 1999 da Boringhieri). Graziosi aforismi haiku di questo tipo già avevano costellato in abbondanza i giorni e le notti della nostra giovinezza, vissuta negli anni intorno al sessantotto. Prima ci immergemmo, come sprovveduti cuccioli di ippopotami, nel fango dell'alluvione di Firenze, ce lo ha rammentato il film di M.T. Giordana. Poi prendemmo a frequentare in piccoli branchi i cinema d'essai (Carmelo Bene e J. L. Godard, proiezioni notturne all'Anteo). Chi ricorda Nostra Signora dei Turchi o la Chinoise? Indimenticabili amori di gioventù con siparietti incongrui, commenti musicali stranianti e comiche didascalie da film muto. Le parole che scorrevano sugli schermi non erano che pallose citazioni dai testi di Marx o di Bakunin, ma allora ci sembravano leggere come colombe uscite in volo dal cappello di un prestigiatore dadaista. Per i viali di Milano all'improvviso era scoppiata la guerra del Viet-Nam, c'erano le marce per la pace, il teatro di strada, le fabbriche e le università occupate. C'era una volta... -come in una fiaba proletaria- la nebbia alla Bovisa, e i picchetti alla Bicocca, e in più la malinconia infinita, alla Giovanni Testori, delle case di ringhiera affacciate sui Navigli. Le masse studentili ruminavano gregarie, dopo i catechismi e i rosari della loro infanzia contadina, le massime orientali del libretto di Mao, ma vi fu chi ebbe in sorte una Bibbia migliore: La société du spectacle. L'estremismo corente (e, a ripensarci ora, inconcludente) dei situazionisti fu un antidoto snob che ci impedì di arruolarci in partiti, partitini e brigate, ci trattenne dal genufletterci davanti ai baffoni di Stalin o dall'abbandonarci tra le braccia misericordiose di comunione e liberazione. Poi il 12 dicembre la bomba di Piazza Fontana squarciò quel sogno e la tragedia si accanì fino a straziare il corpo di Moro. In segno di totale rifiuto verso tutto ciò che stava accadendo nel nostro paese scavammo come talpe tane profondissime, esaltammo chi di noi il letargo e chi la clandestinità poi andammo a seppellirci al buio o vi fummo sepolti (secondo i vari casi e le fortune). Sta di fatto che solo di questi ultimi tempi noi, situazionisti di ritorno, osiamo nuovamente mettere la punta del naso fuori dalla buca, e stiamo lì ad annusare come un balsamo di vita quest'aria puzzolente.

Conrad