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In Brianza

By conrad
Creato 01/05/2005 - 18:08
Sabato 30 aprile a Galbiate, località Camporeso, (Lecco) Museo Etnografico dell'Alta Brianza

Ritorno a Galbiate, frazione Camporeso, a due anni di distanza dal convegno organizzato dall'amico Massimo Pirovano in occasione dell'inaugurazione del MEAB. L'occasione è ancora una volta un invito, partito da Massimo, a tornare a riflettere sui Musei d.e.a. e sull'ipotesi di creazione di una "rete [1]" di queste istituzioni a livello regionale - lombardo. Si passa la mattinata a discutere in un piccolo gruppo nella luminosa sala situata al terzo piano del Museo, che è arrampicato su un'erta collina. Dalla finestra si vede laggiù, come in una splendida cartolina, il lago d'Annone.

Alla discussione prendono parte operatori di vari Musei: le sorelle Mariotti e il pittore Merisi del M. del Lino di Pescarolo, Michela Capra del M. del Ferro di Brescia, Gaetano Forni del M. dell'Agricoltura di Sant'Angelo Lodigiano, io per il M. Polironiano di San Benedetto Po, Massimo Pirovano per il MEAB, che ci ospita, e in rappresentanza di SIMBDEA (l'associazione nazionale dei musei e beni d.e.a., che ora intende regionalizzarsi) il presidente Pietro Clemente e Vito Lattanzi.

Le nostre parole echeggiano tra i vecchi reperti di questo nuovo Museo, risuonano tra le immagini della mostra sulle Madonne del Latte curata da Natale Perego, si confondono con la voce del contadino Romeo che, con manzoniana pazienza, sta narrando ai visitatori le modalità dell'allevamento tradizionale dei bachi da seta (caàler).

Pausa pranzo alla trattoria Bel'Om. A tavola vengono fuori, come al solito, le notizie più curiose, legate all'identità del luogo. Lo sapevate, ad esempio, che da queste parti venne mandato a balia Alessandro Manzoni? E che Adriano Celentano possiede una villa a Galbiate (che mi immagino sia in tutto simile a un qualche delirio architettonico del Madragal gaddiano)?

Pomeriggio di nuovo su a Camporeso, per assistere alla conferenza di Clemente e Lattanzi sul "Museo indisciplinato". Accanto a me, tra il pubblico convenuto per l'occasione, ritrovo l'etnologo Italo Sordi, che mi passa a bruciapelo un'informazione sulla leggenda di una certa Santa Opportuna, legata al mito sciamanico della rinascita di un animale dalle proprie ossa. Diligente, mi annoto la fonte su un foglietto destinato ad andare smarrito.

Alle 18 il programma della giornata ha termine. Rituali scambi di libri, strette di mano, poi via di corsa verso l'autostrada.

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