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Chi era il “Bernard” di “Un destino ridicolo”?

Nel suo fluviale commento alla mia sintetica ricostruzione della vicenda letteraria di “Un
occhio in due” su questo sito, Corrado Barozzi ricorda, tra l’altro, la figura di Alessandro
Gennari, suo “compagno di strada” (anarchico individualista) e compianto scrittore di romanzi,
prematuramente deceduto nel 2000 a soli 51 anni.

Dopo le poliedriche esperienze degli anni giovanili nei campi della musica, del cinema e della
poesia, alle soglie della maturità Gennari ha curato un’antologia di poesie (“Le poesie che amo”,
1998) ed ha pubblicato tre romanzi: “Le ragioni del sangue” (1995), che gli valse il Premio Bagutta
Opera Prima nel 1996; “Un destino ridicolo” (1996), firmato insieme con l’indimenticato poeta-
musicista Fabrizio De Andrè; e, da ultimo, “La mia seconda vita” (1999).

Uno dei personaggi chiave di “Un destino ridicolo” è Bernard, un anarchico che, dopo La
Resistenza, per non essere “né servo né padrone” aveva scelto la strada perigliosa dell’extra-

Un occhio in due... continua da Corrado

carissimi Mario e Dante,

grazie davvero per la bella sopresa "archeologica" riguardo 1 occhio in 2 che avete postato sul sito di Mario. L'inquadramento storico iniziale fatto da Dante di quel "fenomeno" mi è parso corretto ed equilibrato, e aiuta a comprendere come il nostro "micro" stia all'interno di un "macro" di portata che oggi definiremmo globale. Senza avere pretese autocelebrative (che sarebbero del tutto fuori luogo), credo che, per collocare nel contesto della cultura locale della seconda metà degli anni Sessanta la presenza del nostro gruppo, oltre ai contenuti generali delle tre riviste ciclostilate autoprodotte da quella "banda di giovani utopisti-poeti", occorrerebbe dire qualcosa anche dei due numeri di "Cartaverde": appendice della rivista a stampa della rivista "Cartabianca", che a quell'epoca faceva un po' da contraltare alla più prestigiosa e osannata rivista mantovana di cultura "Il Portico" (nella quale scrivevano i "mostri sacri" di Gino Baratta, Francesco Bartoli, Umberto Artioli, ecc...). "Cartabianca" era invece, più modestamente e con molto meno pretese, diretta da un giornalista (del Resto del Carlino?), Angelo Cami, e ad essa collaborava assiduamente un giovane poeta ostigliese, di qualche anno più vecchio di noi che eravamo teen-agers, un poeta non ancora affermato, ma già assai promettente: Alberto Cappi, che era fidanzato di una mia indimenticabile compagna di classe al Liceo "Virgilio", Raffaella Molinari, che fu "musa" ispiratrice dei suoi versi e volle fare da tramite di contatto del nostro "gruppo" con Lui. L'esperienza che ne nacque non fu del tutto episodica, in quanto durò per ben due edizioni di quella rivista, cosa che, in quella magmatica situazione in perenne divenire, tipica di quei tempi pre-sessantotto, e delle nostre giovani personalità in continua ricerca di qualcosa di nuovo e "mai ferme" su posizioni acquisite, poteva già considerarsi come un approdo (sia pure temporaneo) abbastanza sicuro: dal ciclostile alla "carta stampata".

Cronache di cultura mantovana: “Un occhio in due” (1966-1967)

[di Dante Goffetti]

L’argomento di questo articolo è il foglio ciclostilato poetico-letterario “Un occhio in due” pubblicato a Mantova nel 1966-1967, in quanto prodotto emblematico della controcultura giovanile degli anni ’60.

Per chiarezza espositiva, per permettere ai lettori di inquadrare meglio il fenomeno di cui si parla, cominciamo con il riportare una definizione su cosa si debba intendere per “controcultura”, presa a prestito da una popolare ed autorevole enciclopedia.

Controcultura. Termine nato alla fine degli anni ’60 del secolo scorso negli ambienti giovanili e studenteschi per designare un modo di opporsi alle istituzioni politiche e culturali dominanti attraverso un insieme di comportamenti, pratiche, scelte di vita, forme di abbigliamento e di espressione, gusti artistici e letterari, punti di riferimento teorici e filosofici tesi a formare una vera e propria cultura alternativa.” (dal volume 5 de “l’Enciclopedia” de “La Biblioteca di Repubblica”, 2003).

Porci con la birra

Ogni commento è superfluo

MILANO - Fabrizio Dalcerri e Antonio Buono, rispettivamente capogruppo e consigliere comunale della Lega nel Comune di Opera (Milano) hanno rimesso il proprio mandato al sindaco Ettore Fusco. La decisione, comunicata dallo stesso sindaco, è giunta all'indomani della pubblicazione su YouTube di un video che ritrae i due esponenti leghisti mentre bevono birra e pronunciano volgarità, (si sente anche una bestemmia) nella cattedrale di Monaco di Baviera. «Dalcerri, in particolare - spiega il sindaco Fusco - non è più da oggi capogruppo del gruppo Pdl -Lega - Udc della maggioranza al Comune.

Valuteremo a mente fredda il da farsi, ma mi pare che il fatto che i due abbiano già rimesso il proprio mandato sia una ammissione di responsabilità rispetto ad un fatto grave che è accaduto anche se i due consiglieri erano si nel gruppo da dove è partita una bestemmia, ma non hanno mai bestemmiato. Si sono scusati pubblicamente, si sono detti dispiaciuti e ora valuteremo il da farsi».

«LA FRITTATA E' FATTA» - «Come sempre in questi casi, quando la frittata è fatta ed è impossibile occultare o cancellare, si sceglie necessariamente la strada della minimizzazione - si legge in una nota del gruppo Consiliare centrosinistra Operese -. Il copione è già scritto: sono due stupidi di cui è stato subdolamente rivelato un momento di debolezza. I due sono affranti e pentiti, alle reprimende severe del sindaco, hanno solennemente promesso che non lo faranno mai più. No, così non può andare. Diciamo subito che non ci accontenteremo di questi logori piagnistei, che hanno l'unico scopo di prendere tempo e di dirottare l'attenzione generale su falsi bersagli».