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Un occhio in due... continua da Corrado

carissimi Mario e Dante,

grazie davvero per la bella sopresa "archeologica" riguardo 1 occhio in 2 che avete postato sul sito di Mario. L'inquadramento storico iniziale fatto da Dante di quel "fenomeno" mi è parso corretto ed equilibrato, e aiuta a comprendere come il nostro "micro" stia all'interno di un "macro" di portata che oggi definiremmo globale. Senza avere pretese autocelebrative (che sarebbero del tutto fuori luogo), credo che, per collocare nel contesto della cultura locale della seconda metà degli anni Sessanta la presenza del nostro gruppo, oltre ai contenuti generali delle tre riviste ciclostilate autoprodotte da quella "banda di giovani utopisti-poeti", occorrerebbe dire qualcosa anche dei due numeri di "Cartaverde": appendice della rivista a stampa della rivista "Cartabianca", che a quell'epoca faceva un po' da contraltare alla più prestigiosa e osannata rivista mantovana di cultura "Il Portico" (nella quale scrivevano i "mostri sacri" di Gino Baratta, Francesco Bartoli, Umberto Artioli, ecc...). "Cartabianca" era invece, più modestamente e con molto meno pretese, diretta da un giornalista (del Resto del Carlino?), Angelo Cami, e ad essa collaborava assiduamente un giovane poeta ostigliese, di qualche anno più vecchio di noi che eravamo teen-agers, un poeta non ancora affermato, ma già assai promettente: Alberto Cappi, che era fidanzato di una mia indimenticabile compagna di classe al Liceo "Virgilio", Raffaella Molinari, che fu "musa" ispiratrice dei suoi versi e volle fare da tramite di contatto del nostro "gruppo" con Lui. L'esperienza che ne nacque non fu del tutto episodica, in quanto durò per ben due edizioni di quella rivista, cosa che, in quella magmatica situazione in perenne divenire, tipica di quei tempi pre-sessantotto, e delle nostre giovani personalità in continua ricerca di qualcosa di nuovo e "mai ferme" su posizioni acquisite, poteva già considerarsi come un approdo (sia pure temporaneo) abbastanza sicuro: dal ciclostile alla "carta stampata".

Cronache di cultura mantovana: “Un occhio in due” (1966-1967)

[di Dante Goffetti]

L’argomento di questo articolo è il foglio ciclostilato poetico-letterario “Un occhio in due” pubblicato a Mantova nel 1966-1967, in quanto prodotto emblematico della controcultura giovanile degli anni ’60.

Per chiarezza espositiva, per permettere ai lettori di inquadrare meglio il fenomeno di cui si parla, cominciamo con il riportare una definizione su cosa si debba intendere per “controcultura”, presa a prestito da una popolare ed autorevole enciclopedia.

Controcultura. Termine nato alla fine degli anni ’60 del secolo scorso negli ambienti giovanili e studenteschi per designare un modo di opporsi alle istituzioni politiche e culturali dominanti attraverso un insieme di comportamenti, pratiche, scelte di vita, forme di abbigliamento e di espressione, gusti artistici e letterari, punti di riferimento teorici e filosofici tesi a formare una vera e propria cultura alternativa.” (dal volume 5 de “l’Enciclopedia” de “La Biblioteca di Repubblica”, 2003).

Porci con la birra

Ogni commento è superfluo

MILANO - Fabrizio Dalcerri e Antonio Buono, rispettivamente capogruppo e consigliere comunale della Lega nel Comune di Opera (Milano) hanno rimesso il proprio mandato al sindaco Ettore Fusco. La decisione, comunicata dallo stesso sindaco, è giunta all'indomani della pubblicazione su YouTube di un video che ritrae i due esponenti leghisti mentre bevono birra e pronunciano volgarità, (si sente anche una bestemmia) nella cattedrale di Monaco di Baviera. «Dalcerri, in particolare - spiega il sindaco Fusco - non è più da oggi capogruppo del gruppo Pdl -Lega - Udc della maggioranza al Comune.

Valuteremo a mente fredda il da farsi, ma mi pare che il fatto che i due abbiano già rimesso il proprio mandato sia una ammissione di responsabilità rispetto ad un fatto grave che è accaduto anche se i due consiglieri erano si nel gruppo da dove è partita una bestemmia, ma non hanno mai bestemmiato. Si sono scusati pubblicamente, si sono detti dispiaciuti e ora valuteremo il da farsi».

«LA FRITTATA E' FATTA» - «Come sempre in questi casi, quando la frittata è fatta ed è impossibile occultare o cancellare, si sceglie necessariamente la strada della minimizzazione - si legge in una nota del gruppo Consiliare centrosinistra Operese -. Il copione è già scritto: sono due stupidi di cui è stato subdolamente rivelato un momento di debolezza. I due sono affranti e pentiti, alle reprimende severe del sindaco, hanno solennemente promesso che non lo faranno mai più. No, così non può andare. Diciamo subito che non ci accontenteremo di questi logori piagnistei, che hanno l'unico scopo di prendere tempo e di dirottare l'attenzione generale su falsi bersagli».

Il Presidente Napolitano deve salvare la dignità della Nazione

[con preghiera di diffusione]

vergogna

Al Presidente Giorgio Napolitano
presidenza.repubblica@quirinale.it

al Primo Ministro Silvio Berlusconi
segreteria.presidente@governo.it

al Presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante
segreteria.amirante@cortecostituzionale.it

Oggetto: Il Presidente deve salvare la dignità della Nazione.

Il Presidente della Repubblica, come Capo dello stato, che rappresenta la nazione nella sua unità e totalità, ha anche il compito di tutelarne la dignità, soprattutto quando essa venga violata da rappresentanti del parlamento e del governo attraverso la manipolazione della legge; attraverso comportamenti licenziosi o sconvenienti.

È quanto sta avvenendo in questa legislatura.

C’è una continua manipolazione della legge in ordine al privato interesse del Primo Ministro; per sfuggire a processi giustamente intentati contro di lui per reati comuni (c’è stato prima un Lodo Alfano, respinto dalla Corte Costituzionale; se ne prepara un secondo; si prepara una legge sul “legittimo impedimento”, sempre a questo scopo); in favore delle sue imprese del Primo Ministro (la recente leggina che ha consentito alle Edizioni Mondadori di non versare 350 milioni al fisco).

Il Presidente della Repubblica non può promulgare queste leggi inique.

C’è un Parlamento che non lavora, non prepara leggi, ma è succube del governo e del suo capo, e ne approva le leggi per lo più sotto fiducia, senza discussione.

C’è un Primo Ministro che si abbandona a comportamenti licenziosi o sconvenienti, con cosiddette escort (cioè meretrici, il caso D’Addario), con minorenni (i casi Letizia e Ruby), con feste in cui raduna intorno a sé decine di donne.

Comportamenti che nelle maggiori nazioni europee avrebbero significato subito le dimissioni (si veda il cancelliere Kohl, che tanto operò per la riunificazione tedesca, subito dimessosi all’accusa d’illecito finanziamento di partito). I reati comuni non vengono assolutamente tollerati. In Italia, invece, tutto è tollerato, l’Italia compare come nazione corrotta, nazione licenziosa, indegna del consesso europeo.

Il Presidente ha il dovere di difendere la dignità della Nazione.

E chi, se non lui?

Chiami a sé il Primo Ministro, lo metta davanti alle sue responsabilità, alla necessità di dimissionare dopo tutto ciò che è accaduto e accade. Poiché ne ha il potere, sciolga un parlamento inetto e aduso all’ingiustizia.

Da questo pantano non si può uscire se non con decisioni forti e pienamente responsabili.