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La scelta del nome "Commissione Comunista Operaia" (CCO) (autunno 1976)

Come ho ricordato nel frammento di memoria “Nel Consiglio di Fabbrica della Belleli (1976-1980)” (pubblicato su questo sito), quando fui eletto delegato del Consiglio di Fabbrica nell’autunno 1976 “facevo parte allora di una piccola organizzazione di base costituita da lavoratori e da delegati sindacali e ci proponevamo di portare avanti quelli che, secondo noi, erano gli interessi immediati dei lavoratori inserendoli nella prospettiva della emancipazione storica come classe (la “Commissione Comunista Operaia”, CCO per noi e i nostri simpatizzanti).”

Anzi, per essere preciso, fondammo la CCO proprio nell’autunno del 1976. Allora eravamo appena in quattro ma, con l’andar del tempo, aumentammo pian piano di numero (sempre, per la verità, con piccoli numeri) man mano che aumentava la nostra notorietà e crescevano i consensi nei confronti delle nostre posizioni politiche tra i lavoratori delle fabbriche della zona industriale di Mantova e dei comuni vicini (di Porto Mantovano, in particolare).

Terremoto digitale a Mantova

L'incredibile e inaspettato scontro tra pubbliche amministrazioni digitali e pubbliche amministrazioni analogiche.

È scontro nella P.A. per il passaggio al digitale.

Il nuovo incede lentamente e la qualità dei servizi e il rispetto del CAD sono minati da ottocentesche (vecchie) mentalità e ritualità burocratiche.

I perché possono essere tanti, forse giustificabili, ma la legge non può essere disattesa per incapacità o formazione mancata. Capita così che le norme vengono disattese, i documenti digitali rifiutati e le firme non validate.

Se è vero che i cittadini hanno il diritto di richiedere e di ottenere l'uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche amministrazioni, ciò non può prescindere da una visione integrata dell’innovazione che tenga conto della semplificazione dei processi amministrativi, della sostenibilità degli stessi ma soprattutto della interazione dei servizi tra le diverse amministrazioni che devono operare tra loro con spirito collaborativo.

È necessaria una forte azione di coordinamento tra le amministrazioni centrali e periferiche per condividere obiettivi, linee prioritarie d’intervento e modalità d’attuazione del piano di digitalizzazione mettendo a sistema le diverse esperienze realizzate, ottimizzando gli investimenti, migliorando la qualità dei servizi resi all'utenza e partecipando consapevolmente al contenimento della spesa pubblica nel rispetto dei criteri di efficienza ed efficacia dell'azione amministrativa.

L'Istituto Comprensivo di Castellucchio (Mantova) è una Amministrazione digitale non solo perché lo dispone una Legge dello Stato italiano, ma perché chi ci lavora ci crede e si adegua alle regole, divenute esigenze della vita contemporanea.
È stato realizzato un primo passo verso la digitalizzazione tramite l'utilizzo del sito web come canale preferenziale di comunicazione diretta al personale scolastico e all'utenza, permettendo la realizzazione di diverse modalità di comunicazione e interazione e dal 1/1/2012 è stata attuata l'archiviazione digitale dei documenti cartacei per rispondere alla esigenza di dematerializzazione.

Il percorso non è stato facile e la condivisione e l'utilità dei servizi resi all'utenza solo ora cominciano ad essere valutati come meritano.

Se il processo di digitalizzazione deve coinvolgere tutte le pubbliche amministrazioni si crede sia corretto e responsabile un atteggiamento di rispetto delle disposizioni del C.A.D. (Codice dell'Amministrazione Digitale D.lgs 235/2010) e di quelle amministrazioni che si sono impegnate nella realizzazione del processo di digitalizzazione e che chiedono semplicemente di poter continuare in questa direzione, evitando inutili resistenze da parte di altri enti che rivendicano una loro non ben chiara autonomia di gestione e regolamentazione che non può non collocarsi comunque nell'ambito del processo di digitalizzazione che coinvolge tutte le Pubbliche Amministrazioni.

A Castellucchio, per realizzare il progetto non sono stati richiesti ed ottenuti finanziamenti straordinari e attrezzature avveniristiche, sono stati utilizzati i risparmi che la dematerializzazione ha permesso, riducendo sensibilmente i costi per acquisti di carta, toner, inchiostri, francobolli e fax.

Interrompere questo percorso significa creare un danno erariale, oltre che disattendere le regole e vanificare gli investimenti, l'impegno e la grande disponibilità dimostrata dal personale della scuola di Castellucchio che potrebbe essere costretto a ricominciare inutilmente a spendere e avvelenarsi di toner.

La nuova organizzazione del lavoro nelle segreterie Scolastiche, come ogni cambiamento, non è esente da problematiche ma il vero cambiamento deve partire prima di tutto dalla persona. anche se rimane il dovere di rispettare le leggi.

Mario Varini
Umberto Parolini
Giovanna Piazza
http://www.iccastellucchio.gov.it

Sull’origine della religione. Appunti di un lettore marxista

Premessa

Nell’ottobre 1884 usciva a Zurigo il saggio “L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato” di Friedrich Engels. Scriveva l’Autore nella prefazione: “I capitoli che seguono rappresentano, in certo qual modo, l’esecuzione di un lascito. Non altri che Karl Marx si era riservato il compito di esporre i risultati delle indagini di Morgani, connettendo i risultati della sua (posso dire nostra, entro certi limiti) indagine materialistica della storia, mettendo così in evidenza tutta la loro importanzaii. Morgan, infatti, aveva riscoperto a modo suo in America quella concezione materialistica della storia che quarant’anni prima era stata scoperta da Marx e che, nel raffronto tra barbarie e civiltà [N.d.R.: oggi si direbbe: civiltà primitive e civiltà contemporanea], l’aveva portato, nei punti principali, agli stessi risultati di Marx.”

Blocco delle merci alla Belleli, Industrie Meccaniche SpA, Mantova (1979)

Quella sera Franchini, il giovane,
tornava in bicicletta verso casa,
dopo un pomeriggio d’afa e zanzare
passato a pescare pesci in valle,
dietro la Montedison e le fabbriche.

Alzò lo sguardo, e gli occhi azzurri,
videro, forse per la prima volta,
le bandiere rosse della Fiom
issate sulle sbarre ferroviarie
e davanti i cancelli della Belleli.

Si fermò pensieroso, guardando
quegli uomini e giovani in tuta
e in abiti modesti da “impiegati”
intenti a bloccare i cancelli
perché i camion venuti dalla Scozia
non consegnassero le merci.

Disse allora il giovane Franchini:
“Che fate, lavoratori, qui davanti?
Pensate di fermare così i padroni?
Serve, sapete, qualcosa di più
grande: lotta armata, rivoluzione!”

Lo guardarono increduli gli operai
e risposero: “Tutto il giorno
sei stato a pesca nella valle,
mentre noi dal mattino faticavamo
a bloccare i crumiri e le merci.
Non volercene, giovane compagno,
ma lezioni da te non ne prendiamo.

Noi siamo la classe operaia,
che si fa strada verso il potere
guidata dal grande Partito Comunista,

di Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer.”
Contrariato, s’acquetò il ribelle
e si congedò chiamandoci compagni,
e s’avviò in bicicletta verso casa.

Disse allora Pietro, fondatore
del Consiglio Operaio: “Suo fratello,
più vecchio, lavora nel sindacato,
lui era operaio, poi è stato
in galera ma non ha mai fatto
male alla gente: rubava ai ricchi
per non fare la vita dei poveri.”

“Che cos’è una rapina in banca,
di fronte alla fondazione d’una banca?”

Note.
Questa poesia è stata scritta il 13 febbraio 2005 sotto la suggestione di “Sirena Operaia. Un racconto in versi”, il poema in cui Alberto Bellocchio (Segretario Generale della CGIL della Lombardia dal 1978 al 1985) ha narrato, in forma epica, la sua versione dell’epopea delle lotte dei metalmeccanici nell’“autunno caldo” del 1969. A distanza di 7 anni, a fine aprile 2012, ho rimaneggiato il testo della poesia nell’intento di rendere più regolari i metri e più armonici i ritmi (ma non so se ci sono riuscito).

L’episodio narrato è reale mentre, ovviamente, il cognome del protagonista non è quello vero.

I due versi finali della poesia, in corsivo, sono una citazione tratta da “L’opera da 3 soldi”, atto III, scena 3, di Bertolt Brecht, rappresentata per la prima volta nel 1928 nel teatro Schiffbauerdamm di Berlino.