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Un secondo contributo per la memoria di classe sul Consiglio di Fabbrica della Belleli (1976-1980)

Premessa

Il 2 aprile 2012, rovistando in vecchi archivi del mio pc alla ricerca di un documento che mi serviva per lavoro, ho fortunosamente rintracciato il testo di una email che avevo scritto il 21 marzo 2004 ad Enio Camerlenghi, il curatore del libro “Belleli. Una fabbrica tra storia e memoria”.

Di seguito propongo il testo di tale email ai visitatori del sito che condividono la convinzione della necessità di contrapporre alla storia degli anni Settanta scritta dai vincitori (la classe dominante, attraverso i vari ideologi al suo servizio) le testimonianze di chi ha partecipato in prima persona alle lotte di quegli anni dalla parte del movimento dei lavoratori e del proletariato con l’idea-guida di costruire un “ordine nuovo” (per dirla con Gramsci): una società di uomini/donne liberi ed uguali.

Il testo della email ad Enio Camerlenghi

Caro Camerlenghi, la visita in cantina è stata proficua, dalle profondità del tempo sono emersi, infatti:

Nel Consiglio di Fabbrica della Belleli (1976 – 1980)

Premessa

“Belleli. Una fabbrica tra storia e memoria” è il titolo di un libro pubblicato dalla FIOM-CGIL di Mantova nel gennaio 2006. Il libro è stato “costruito” con il supporto tecnico-scientifico dell’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea (IMSC), che ha raccolto e redazionato sei interviste a ex-delegati del Consiglio di Fabbrica (CdF) di fine anni Sessanta-anni Settanta, una intervista al fondatore della Belleli, signor Rodolfo Belleli (chiamato rispettosamente “il Vecchio” in fabbrica all’epoca), un’ultima intervista a Doriano Piva, anch’egli ex delegato del  CdF, per la parte che riguarda il periodo della amministrazione controllata fino alla nuova gestione (anni Novanta). Il libro inizia con un saggio- di un giovane ricercatore dell’IMSC - che ricostruisce la storia della fabbrica dalle sue origini “facendo ricorso a fonti di archivio e a stampa, prima fra tutti la raccolta ”L’Elettrodo” (la rivista del Consiglio di Fabbrica)” e si conclude con un saggio del ricercatore storico Eugenio Camerlenghi, “Forme d’industrializzazione in un territorio ad economia agricola”, con un’appendice documentaria.  

Underground italiana

Gli anni gioiosamente ribelli della controcultura, 1964-1973


(Matteo Guarnaccia, shake edizioni, 2011)

Matteo Guarnaccia: Reginella 2008

Avviso ai lettori.

Quella che segue è essenzialmente una scheda bibliografica che ho pensato di compilare (lo faccio sempre con i libri che mi piacciono e mi interessano) e di mettere a disposizione dei lettori del blog sul sito di Mario Varini perché la pubblicazione di questo libro indica che il bisogno di ripensare gli anni della controcultura in Italia - e di trarne possibilmente delle indicazioni utili per affrontare meglio questo presente travagliato – non è solo mio, del mio amico Aldo e di qualche altro “pezzo d’antiquariato” (come me) che era giovane in quegli anni, ma che è avvertito anche da altri.
Scrive l’autore: “E’ solo in questi ultimi anni che –dopo un lungo periodo di rimozione – si registra un significativo fenomeno di rivalutazione (che specialmente nei giovani sconfina in una sorta di vero e proprio innamoramento, quando non addirittura di mitologizzazione). Sino a poco tempo fa l’intera faccenda veniva sbrigativamente liquidata sotto l’etichetta “frivolezze”, un insieme di eventi di scarso interesse socio-culturale di fronte alle “maschie” lotte politiche avvenute in quegli stessi anni, una fuga sconsiderata dalla “realtà” o al massimo una simpatica ricreazione prima di tornare a occuparsi delle cose serie. Il bilancio che se ne traeva era sostanzialmente negativo. Ma ora, dopo tre decadi, quegli anni ribelli, convulsi e gioiosi meritano una lettura diversa. Dopo tutto, proprio da quegli anni […] sono scaturite le libertà più reali di cui oggi tutti godiamo: emancipazione femminile, coscienza ecologica e ricerca spirituale.” (Underground Italiana, pag. 12).

Il Sessantotto a Mantova

il 'sessantotto

Premessa

Un libro pubblicato a Mantova nel settembre 2002, “Il Sessantotto. La contestazione studentesca al Liceo Scientifico “Belfiore” e a Mantova”, si presenta come “la prima ricerca in proposito su quegli anni a Mantova.” Il libro è il risultato di una ricerca “sul campo” realizzata nel corso del laboratorio storico negli anni scolastici 1999/2000 e 2000/2001 utilizzando sperimentalmente diversi tipi di fonti:

  • interviste ad ex-studenti ed ex-insegnanti del Liceo (che costituiscono la struttura portante del libro);
  • registrazioni dell’archivio cartaceo del Liceo (per la verità, andate in gran parte distrutte e, perciò, ampiamente frammentarie);
  • articoli di cronaca del quotidiano locale (che, all’epoca, “registrava con molta parsimonia le vicende relative alla scuola e al movimento studentesco”, pag. 15-16, op. cit.);
  • materiali prodotti dai collettivi studenteschi delle varie scuole e successivamente dal movimento studentesco (soprattutto volantini), rinvenuti presso amici e conoscenti.

Il libro mi ha stimolato a rendere la mia personale testimonianza su quel periodo, in quanto ex- studente del liceo scientifico “Martiri di Belfiore” (“maturato” nel luglio 1968) e partecipe delle lotte studentesche a Mantova in quegli anni. La mia testimonianza si propone come un contributo inteso ad integrare (e, talvolta, a precisare) quanto emerge da una lettura “incrociata” di alcune delle testimonianze degli ex-studenti intervistati nell’ambito della ricerca.