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Nel Consiglio di Fabbrica della Belleli (1976 – 1980)

Premessa

“Belleli. Una fabbrica tra storia e memoria” è il titolo di un libro pubblicato dalla FIOM-CGIL di Mantova nel gennaio 2006. Il libro è stato “costruito” con il supporto tecnico-scientifico dell’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea (IMSC), che ha raccolto e redazionato sei interviste a ex-delegati del Consiglio di Fabbrica (CdF) di fine anni Sessanta-anni Settanta, una intervista al fondatore della Belleli, signor Rodolfo Belleli (chiamato rispettosamente “il Vecchio” in fabbrica all’epoca), un’ultima intervista a Doriano Piva, anch’egli ex delegato del  CdF, per la parte che riguarda il periodo della amministrazione controllata fino alla nuova gestione (anni Novanta). Il libro inizia con un saggio- di un giovane ricercatore dell’IMSC - che ricostruisce la storia della fabbrica dalle sue origini “facendo ricorso a fonti di archivio e a stampa, prima fra tutti la raccolta ”L’Elettrodo” (la rivista del Consiglio di Fabbrica)” e si conclude con un saggio del ricercatore storico Eugenio Camerlenghi, “Forme d’industrializzazione in un territorio ad economia agricola”, con un’appendice documentaria.  

Underground italiana

Gli anni gioiosamente ribelli della controcultura, 1964-1973


(Matteo Guarnaccia, shake edizioni, 2011)

Matteo Guarnaccia: Reginella 2008

Avviso ai lettori.

Quella che segue è essenzialmente una scheda bibliografica che ho pensato di compilare (lo faccio sempre con i libri che mi piacciono e mi interessano) e di mettere a disposizione dei lettori del blog sul sito di Mario Varini perché la pubblicazione di questo libro indica che il bisogno di ripensare gli anni della controcultura in Italia - e di trarne possibilmente delle indicazioni utili per affrontare meglio questo presente travagliato – non è solo mio, del mio amico Aldo e di qualche altro “pezzo d’antiquariato” (come me) che era giovane in quegli anni, ma che è avvertito anche da altri.
Scrive l’autore: “E’ solo in questi ultimi anni che –dopo un lungo periodo di rimozione – si registra un significativo fenomeno di rivalutazione (che specialmente nei giovani sconfina in una sorta di vero e proprio innamoramento, quando non addirittura di mitologizzazione). Sino a poco tempo fa l’intera faccenda veniva sbrigativamente liquidata sotto l’etichetta “frivolezze”, un insieme di eventi di scarso interesse socio-culturale di fronte alle “maschie” lotte politiche avvenute in quegli stessi anni, una fuga sconsiderata dalla “realtà” o al massimo una simpatica ricreazione prima di tornare a occuparsi delle cose serie. Il bilancio che se ne traeva era sostanzialmente negativo. Ma ora, dopo tre decadi, quegli anni ribelli, convulsi e gioiosi meritano una lettura diversa. Dopo tutto, proprio da quegli anni […] sono scaturite le libertà più reali di cui oggi tutti godiamo: emancipazione femminile, coscienza ecologica e ricerca spirituale.” (Underground Italiana, pag. 12).

Il Sessantotto a Mantova

il 'sessantotto

Premessa

Un libro pubblicato a Mantova nel settembre 2002, “Il Sessantotto. La contestazione studentesca al Liceo Scientifico “Belfiore” e a Mantova”, si presenta come “la prima ricerca in proposito su quegli anni a Mantova.” Il libro è il risultato di una ricerca “sul campo” realizzata nel corso del laboratorio storico negli anni scolastici 1999/2000 e 2000/2001 utilizzando sperimentalmente diversi tipi di fonti:

  • interviste ad ex-studenti ed ex-insegnanti del Liceo (che costituiscono la struttura portante del libro);
  • registrazioni dell’archivio cartaceo del Liceo (per la verità, andate in gran parte distrutte e, perciò, ampiamente frammentarie);
  • articoli di cronaca del quotidiano locale (che, all’epoca, “registrava con molta parsimonia le vicende relative alla scuola e al movimento studentesco”, pag. 15-16, op. cit.);
  • materiali prodotti dai collettivi studenteschi delle varie scuole e successivamente dal movimento studentesco (soprattutto volantini), rinvenuti presso amici e conoscenti.

Il libro mi ha stimolato a rendere la mia personale testimonianza su quel periodo, in quanto ex- studente del liceo scientifico “Martiri di Belfiore” (“maturato” nel luglio 1968) e partecipe delle lotte studentesche a Mantova in quegli anni. La mia testimonianza si propone come un contributo inteso ad integrare (e, talvolta, a precisare) quanto emerge da una lettura “incrociata” di alcune delle testimonianze degli ex-studenti intervistati nell’ambito della ricerca.

Cronache della controcultura a Mantova: “La ballata del Pinelli” (1969)

Nei giorni immediatamente successivi alla strage di Piazza Fontana (12 dicembre 1969), giusto il tempo che i compagni tornassero dalle rispettive sedi universitarie, facemmo una riunione ristretta al circolo “Gaetano Bresci” (in via don Enrico Tazzoli, a Mantova) per valutare la situazione e decidere il da farsi. Attraverso il dibattito e il confronto su quanto si diceva nel movimento nelle città in cui studiavamo (Milano, Trento e Pavia), arrivammo alla conclusione che la strage (a prescindere da chi l’avesse materialmente organizzata) era funzionale a suscitare un rigurgito reazionario della borghesia e della piccolo-borghesia “benpensante”, e a giustificare un’ondata repressiva contro il movimento operaio (protagonista dell’ “autunno caldo”), il movimento studentesco e tutte le avanguardie proletarie organizzate. Tra le quali, la più esposta agli attacchi forsennati dei media e degli apparati repressivi dello Stato eravamo sicuramente proprio noi anarchici.