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Pierino del pianino

Quando ero piccola, 4-5 anni nel paese c'era un uomo alienato, insomma poveretto non centrato, che si chiamava Pierino del pianino perchè aveva sempre con sè un pianoforte giocattolo e strimpellava in giro per le strade del paese.

Mio nonno gli ultimi anni li ha passati in un centro per anziani perchè non voleva spostarsi dalle sue montagne e le figlie erano tutte via, quindi il giorno del funerale siamo andati in questo posto e ci hanno accompagnato nella sua camera per raccogliere i suoi oggetti; al ritorno abbiamo sbagliato strada e siamo capitate in corsia dove c'erano gli ospiti, naturalmente molto anziani.

Seduto in un angolo c'era Pierino del pianino con la stessa faccia di allora per niente invecchiato ed erano passati più di 40 anni sempre col pianino in grembo e la faccia assente. Il cuore mi è andato in fondo ai piedi.Il tempo non era per niente passato per lui che non aveva vissuto la sua vita ma solo subita, non aveva rughe e sì che aveva almeno una quindicina di anni più di me. E' stato come fare un salto improvviso nel passato e rivedersi ancora piccola.

Emanuela


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Pian ... piano ... pianino

Solo la sensibilità di Emanuela (che proviene dalla sua intatta bambina interiore) poteva cogliere l'essenza di questo "aiutante", meravigliosamente descritto da Conrad, che io preferisco chiamare "presenza".
Peccato che l'emozione del rimpianto l'abbia distratta con un giudizio fuorviante .... "che non aveva vissuto la sua vita ma solo subita" ..., fortuna che i suoi occhi hanno saputo vedere quel "viso senza rughe ... per niente invecchiato ...sempre col pianino in grembo..."
In quel viso si legge "la questione di portata fondamentale" colta da Conrad e che restituisce a Pierino lo scopo pratico della sua vita: farci da promemoria affinchè noi mortali, per stupidità o condizione, non perdiamo o dimentichiamo l'essenza della vita stessa. Salvaguardare l'autenticità, essere veri, non usare maschere, quale che sia il volto reale mostrato, a qualunque prezzo.
Il maestro Osho diceva (in sintesi):
"Essere autentici vuol dire rimanere fedeli al proprio essere. Ma come farlo? Ci sono tre cose da ricordare.
Una, non ascoltare mai nessuno quando ti dice cos'è bene per te. Ascolta sempre la tua voce interiore, ascolta ciò che tu vorresti essere, altrimenti sprecherai la tua vita. Può condurti nei pericoli, eppure devi rimanerle fedele perché allora c'è la possibilità che un giorno arriverai alla condizione di danzare e celebrare la tua realizzazione interiore. Guarda sempre qual è la prima cosa per il tuo essere, la più importante, e non permettere agli altri di manipolarti e di controllarti. Sono tanti: tutti sono pronti a controllarti, a cambiarti, a darti un'indicazione che non hai nemmeno chiesto. Tutti ti vogliono dare una guida per la tua vita. Ma la guida esiste dentro di te; solo tu conosci la formula. Essere autentici vuol dire essere fedeli a se stessi. È un fenomeno molto pericoloso; solo rari individui ci riescono. Ma, se ci riescono, si realizzano. Arrivano a una bellezza, a una grazia e soddisfazione che tu non puoi nemmeno immaginare. Se tutti hanno un'aria frustrata è perché nessuno ha dato ascolto alla sua voce interiore.
E poi la seconda - solo se hai fatto la prima puoi fare la seconda - non metterti mai una maschera.
Quando vuoi essere arrabbiato, sii arrabbiato. Non c'è nulla di male nell'essere arrabbiati. Se vuoi ridere, ridi. Non c'è nulla di male nel ridere forte. Se ogni tanto piangi e spargi lacrime - se ci vai veramente dentro, se diventi il piangere, se le lacrime iniziano a fluire - i tuoi occhi ne saranno rinfrescati, diventeranno più puliti, giovani, vergini. Ricorda che se non puoi piangere con tutto il cuore, non puoi nemmeno ridere con tutto il cuore, perché questa è l'altra polarità. Se reprimi qualcosa, vedrai gli effetti nel corpo in una parte corrispondente a quell'emozione. Pian piano vedrai che il tuo sistema ricomincia a funzionare. E quando questo accade, sentirai un suono armonioso, proprio come una macchina il cui motore, quando tutto funziona bene, fa questo rumore armonioso. Anche in una persona puoi notare quando il meccanismo funziona bene, sentirai questo suono armonioso intorno a lei. Cammina, e il suo passo è una danza. Parla, e le sue parole portano con sé una sottile poesia. Ti guarda, e ti guarda veramente; non è tiepida, è calda. Quando ti tocca, ti tocca veramente. Puoi sentire la sua energia che arriva nel tuo corpo, una corrente di vita che ti viene passata… perché il suo meccanismo funziona bene.
La terza cosa sull'autenticità: rimani sempre nel presente, perché tutto ciò che è falso arriva o dal passato o dal futuro. Ciò che è stato è stato, non preoccupartene. Non portartelo dietro come un fardello, altrimenti non ti permetterà di essere autentico nel presente. Tutto ciò che non è ancora stato, non è ancora stato. Non preoccuparti del futuro, altrimenti si insinuerà nel presente, distruggendolo. Sii vero rispetto al presente, e sarai autentico. Essere qui e ora vuol dire essere autentici. Né passato, né futuro: questo momento è tutto, è tutta l'eternità. "
L'autenticità di Pierino è quel pianino che tiene in grembo da più di 40 anni.

Isa

emozioni

civetta
 

Cara Emanuela, la nostalgia, le emozioni, quante volte si ripresentano singolari!
Le sento, le rigetto nell'incanto da cui sono venute e non sempre mi fa bene riconoscerle. So e non voglio che mi trasformino ancora, perchè non sono nel lontano perduto. Si trovano in un valore che non presumevo, hanno forza perturbante. Le vivo nel segreto della mia vita privata, come ognuno fa. A volte le racconto come te, ma non riesco a dirle tutte con la loro voce, per pudore.

Laura Antichi

Portatori di ombre (per Corrado)

Caro Corrado, noi portatori di ombre, attraversiamo destini attraenti che si rivelano a volte insicuri, devastanti, felici. Niente rimane intatto, nemmeno il reale "Pierino del pianino" di Emanuela. Abbiamo, tuttavia, bisogno di un filtro simbolico per misurare le distanze dal passato e allora creiamo finti esseri naturali, non percorsi dal quel tempo, che ci ha regalato il fluire degli anni.

Hai ragione, la letteratura è piena di questi recuperi e si serve di figure occasionali per ritrovare, per capire, per fermare un attimo di infinita bellezza o dolore, che è nel passato forse, nel presente talvolta, nel futuro non si sa. Attimo fuggente, percepito e assolutamente attuale nella mente, che sogna e che si ferma a riposare per dire ... ho capito.

Ho letto un libro, comprato per curiosità e per altri motivi rissosi, per carpire pensieri di certi uomini maschi. Si tratta di Claudio Risè e Moidi Paregger, Donne Selvatiche. Mi viene suggerito dalla tua conversazione e non so esttamente perchè. Il contenuto non riguarda i ricordi personali del tipo "... una volta ... sotto il pergolato ... nella stanza ...quando è nata mia sorella ...", si rivolge ad un mito collettivo, quello delle "Salighe", evanescenti aiutanti di luce, alle quali non si chiede nè del dono che offrono nè dell'identità (nome) che hanno. Se si cede alla tentazione della domanda scompaiono per sempre. Affascinante mito, con cui mi sono confrontata e di cui ho avuto orrore. Il libro non mi è piaciuto e lo sai perchè? Ho ritrovato un qualcosa dell'identità femminile attribuita, che il mio essere lunare rifiuta.

Voglio dire: ogni giorno ritroviamo le nostre figure positive/negative di confronto e di misura, nell'evento occasionale di un ricordo, nella metafora-racconto popolare. La verità, il senso, il contenuto riprendono sostanza e si concretizzano, subito dopo l'immediata sospensione riflessiva, nel bagno consapevole della vita, che ritorna vorticosa e ricca a pulsare.

Sempre piacevole parlare con te.

Laura Antichi

Gli Aiutanti

Cara Emanuela,

certe persone, o meglio personaggi “infantili e crepuscolari”, come quel Pierino del Pianino che tu tanto bene hai descritto nel tuo “pezzo” sono figure di messaggeri che portano il sigillo dell’eternità e che, di sicuro, ignorano il contenuto del messaggio che ci recano. In verità l’ermetico messaggio da decifrare sta tutto lì, nella loro muta presenza. Si tratta di creature incompiute che ciascuno di noi ha di sicuro incontrato -a distanza di tempo- almeno un paio di volte sul proprio cammino di vita, ricevendone l’impressione di essere entrato in un fortuito contatto con creature completamente indenni allo scorrere del tempo. L’età che passa non lascia infatti quasi nessuna traccia visibile sui loro corpi e sulle azioni (spesso meccaniche e banali) da loro compiute. Costoro hanno visi che rimangono per sempre glabri e privi di rughe, non come i nostri segnati dagli anni. I loro gesti sono ripetitivi, improntati per lo più a una puerile, disarmante semplicità.
Alcuni tra i maggiori scrittori del Novecento (Kafka, Walter Benjamin, Robert Walser) hanno fatto dei cenni fugaci a queste strane presenze, a margine delle loro opere, e un filosofo italiano dei nostri giorni, Giorgio Agamben, ha attirato la nostra attenzione su di loro, parlandocene in un breve ma densissimo, illuminante scritto, dove ha preso a prestito -per cercare di definirli- un termine mediato da Kafka (Gehilfen = Aiutanti). Questi “aiutanti” sembrano non avere alcuno scopo pratico, né nelle loro vite né per le nostre, ma in realtà essi ci aiutano a mettere a fuoco una questione di portata fondamentale, sebbene sia sottaciuta e trascurata nel mondo di tutti i giorni. Questi “aiutanti” dunque chi sono? Sono i portatori dei desideri infantili rimasti troppo a lungo inesauditi o addirittura inespressi, sono le ambigue figure del rimosso che tornano -di tanto in tanto- a farci visita, sono le inattese incarnazioni viventi di tutto ciò che noi mortali stiamo irrimediabilmente -e stupidamente- per perdere o per dimenticare.
Ogni commento su questo tema sarà oltremodo gradito.

Conrad