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Prensepi

Categorie: Sabièra |

Poema: Sabièra
Titolo: Prensepi (Principio)
Autore: Giorgia Bottani
Descrizione: Letture in riva al Po

Qui, è stato il Po
che ha ammassato tutta la pianura
e disteso le terre intorno
da quando ha iniziato a scorrere
dai ghiacci al mare
dalle rocce dure in quell’angolo là in fondo
fino alle sabbie molli e salate
sulle coste dell’Adriatico.

All’inizio era lento e sottile
sfrangiato in mille rivoli
che scendevano dalle Alpi e dagli Appennini
tutto sparso intorno
come una ragnatela blu.

E faticava ad andare avanti
ma raccoglieva tutto
tutto quello che gli altri fiumi trascinavano
che erano più stretti ma molto carichi
e lo riempivano
di ghiaia di fango e di rami spaccati
pesci morti e animali annegati
sassi e pietre più grosse
e sabbia fine che si macinava nella corrente
erbe strappate, ceppi divelti, alberi interi.
E anche:
gusci di lumaca e piume di uccelli
ali di maggiolino e semi di soffioni.
A volte passavano persino
un riccio di castagna marcito
bulbi di ciclamini
e qualche filo d’erba, dura e scura,
di quella che mangiano gli stambecchi
ai bordi dei ghiacciai.

Il fiume mescolava e spingeva
tutta la terra da una parte
lentamente i sassi diventavano sabbia
sottile, depositata piano sul fondo
e il fango nero
delle morti di quello che non era sasso
si ammucchiava sugli argini
che si aprivano e si vuotavano
di quell’acqua nera e densa
sulle terre intorno.

Ce n’erano mille di questi rivoli
non grandi ma molto carichi
che lentamente si sono interrati
persi nella terra
sprofondati sotto il peso
di sassi e di rami e di terra sciolta
che trascinavano scendendo dalle montagne.

E mentre i rivoli si interravano
nuove terre si aprivano
nere, tenere, grasse
tutti i semi selvatici germogliavano
tutte le piante erano in rigoglio.

E mentre si interravano
la terra chiudeva rivi e fossi
che si perdevano nell’erba
dal giorno alla notte.

Di tutta quella ragnatela d’acqua
ne sono rimasti solo alcuni.
Dei maggiori è rimasta
la Dora Baltea e la Riparia
il Sesia e il Ticino
l’Adda e l’Oglio,
che si getta nel Po dalle parti di Cesole ?
dall’altra parte ci sono invece quelli chiamati
Tanaro, Trebbia e Taro
Arda Enza e Crostolo
e poi Secchia e Panaro.
Ma qui, dalle parti di Borgoforte
sono solo nomi d’acqua.

In quella terra sempre bagnata e macerata
portata giù dalle montagne
lavorata dalle correnti
i semi dormivano quieti nel fango.
Ma in primavera germogliavano tutti insieme
quando il vento scoloriva la terra fradicia
e a marzo si copriva di un verde fresco e succoso.

È così che sono nate
le foreste di pianura.
Il verde tenero delle prime sementi
è diventato legno
e si è allargato fin dove ha trovato spazio
dalle montagne fino al mare.

Era tutto un rigoglio di erbe e di fronde
un trionfo di piante dappertutto
e anche qui nella bassa
crescevano in principio pini e betulle
e tantissimi roveri, frassini e olmi
e poi anche pioppi e salici.
E le erbe e gli alberi
trascinavano con sé gli animali
cervi, orsi e cinghiali
persino lontre e lupi.

Dai ghiacciai delle montagne fino al mare
tutto era foresta fitta, chiusa
piena di erbe, di foglie, di denti e di becchi
e il Po faticava ad andare avanti
e scorrere su quella terra
fitta di verde e di zampe.

Frugava nella terra come un braccio
che si allunga per cavare una radice profonda
spingeva per arrivare al mare
e per respirare più in largo
allargare le sue dita dolci su quella terra salata
e scuotere i suoi stracci di fango e di ghiaccio disfatto
nell’acqua verde e chiara d’Adriatico.

E a forza di portare fango nell’acqua
a forza di ammucchiare terra sulle sponde
gli argini si sono alzati
e il Po è diventato
un fiume sospeso lassù
che scorre in alto
un lavoratore infangato
che porta in giro
sabbie sottili, ciottoli e ghiaie
e un odore di radici scoperte
per tutto l’autunno.

Giorgia Bottani

 

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AllegatoDimensione
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