Il formato RSS e alle sue applicazioni.
Come per molte delle cose che nascono su e per la Rete[ i ], il campo vede schierati agli estremi scettici ed entusiasti, con in mezzo la folla di quelli che prima di esprimere un giudizio vorrebbero capire su cosa darlo. Personalmente, non penso sia la next big thing, l'ennesima rivoluzione (magari solo annunciata). Sono però convinto che rappresenti uno strumento potente e versatile per veicolare contenuti sul web e che perciò valga la pena saperne di più.
L'inizio è 'teorico'. In questa prima parte ci limiteremo, infatti, a tracciare le linee generali, per poi scendere nei dettagli negli articoli seguenti. In essi analizzeremo di RSS[ i ] gli aspetti relativi alla produzione, alla diffusione/distribuzione e alla fruizione.
Definizioni di base (per capire cos'è).
Partiamo subito con una prima definizione di orientamento:
RSS è un formato per la distribuzione di contenuti sul Web.
È una definizione volutamente ampia, generica, ma che guarda avanti, rimanendo aperta agli sviluppi possibili (e in parte già esplorati) di questa tecnologia.
In realtà, spulciando tra i tanti tutorial reperibili in Rete, potreste imbattervi in definizioni più restrittive che suonano più o meno così:
RSS è un formato per la distribuzione e la diffusione su diversi canali (syndication) di liste di link, titoli e sommari di news.
Nulla da eccepire. Si può usare RSS anche per fare questo. Anzi, come vedremo, il linguaggio è nato essenzialmente per svolgere questa funzione e così viene usato da molti siti giornalistici o di news. Soltanto che, ribadisco, è solo uno degli usi possibili.
Cambiamo versante e buttiamoci sul tecnico: come linguaggio, RSS è un'applicazione di XML[ i ].
In base a ciò, un documento RSS deve essere conforme alla specifica XML 1.0 ed essere pertanto ben formato (per il concetto di documento ben formato si veda questa lezione della guida a XML). A beneficio di chi non mastica tutto il giorno tecnicismi astrusi, dirò che il rapporto tra RSS e XML può essere paragonato a quello tra una lingua ufficiale e standardizzata con un suo dialetto. Un rapporto a dire il vero un po' speciale e difficilmente verificabile nella realtà 'linguistica', ma basti come schema orientativo: RSS è un dialetto con un lessico tutto suo (molto limitato peraltro), ma deve rigorosamente rispettare la sintassi e la grammatica di XML. In pratica: posso usare tranquillamente i termini del veneto o del napoletano, ma guai a toppare un congiuntivo, una consecutio temporum o un è senza accento. L'Accademia della Crusca, che per noi è il W3C[ i ], ha deciso così e dobbiamo adeguarci.
Esplorazioni lessicali (per capire a cosa serve)
Per collocarlo nel giusto contesto applicativo, ritengo utile un esercizio di confronto tra RSS e i sistemi tradizionali di comunicazione (in Rete e non). Mi sono messo su questo strada sin dall'inizio, scandendo la scaletta degli articoli. Ho parlato di produzione, diffusione e fruizione.
L'esercizio si può innescare anche partendo da una rapida ricognizione delle parole associate comunemente a RSS. Pensate a syndication, feed[ i ], channel. Tutti termini lessicalmente derivati dalla pratica e dal linguaggio dei media tradizionali.
Syndication:
To sell (a comic strip or column, for example) through a syndicate for simultaneous publication in newspapers or periodicals.
Sta prendendo piede anche in Europa il modello syndication, cioè l'affidamento dei testi a un'agenzia che provvede a distribuirli a siti e riviste.
La parola è usata anche per un sistema di collaborazione e collegamento tra reti televisive o radiofoniche. Una rete produce un programma e poi lo distribuisce su un certo numero di stazioni locali.
Il concetto centrale, qui, è quello della redistribuzione e del riuso dei contenuti. Sotto questa luce RSS si propone come una delle basi di qualunque sistema di content management. È facile. È estensibile. E ci posso fare quello che voglio. Metterne i contenuti su un portale o sul mio weblog. Mandarli per e-mail o con un fax, o farci un PDF[ i ]. Produco una cosa e la diffondo in dieci forme. Una specie di petrolio dell'informazione online. Syndication. Credo che per chi si occupa di comunicazione in Rete sia una cosa da tener presente. E penso pure che un sito informativo rispettabile (telematicamente parlando) debba avere tra le sue opzioni di consultazione anche questa.
Anche la definizione di feed ci porta nell'ambito dei media tradizionali:
The transmission or conveyance of a local radio or television program, as by satellite, on the Internet, or by broadcast[ i ] over a network of stations.
E quella di 'canale' ha bisogno di poche spiegazioni:
A course or pathway through which information is transmitted.
Da qui all'estendere la metafora e proporre un parallelismo tra un canale RSS e uno televisivo il passo è breve. Chi produce un feed (anche www.mariovarini.it ha i suoi feed RSS) invia un flusso di news (item) che sono come le trasmissioni che si succedono nell'arco di una giornata. E, guarda caso, per indicare l'aggiunta di un feed al news aggregator[ i ], si usa il termine 'subscription' (abbonamento o sottoscrizione), esattamente quello che si userebbe per una pay TV o una rivista.
Una delle prime aziende a comprendere le potenzialità di questa strategia e di RSS è stata Moreover. Fornisce feed di news (anche gratuiti) a migliaia di siti, anche se il business vero è quello che fa con il mercato aziendale.
Il panorama, però, sta cambiando radicalmente. Il ruolo di mediazione delle aziende alla Moreover è attaccato su due fronti. I siti di informazione (compresi i weblog personali) producono direttamente i loro feed RSS e li rendono pubblici. Prima era necessaria l'opera di 'traduzione' da HTML[ i ] a RSS (in gergo si chiama scraping). Inoltre, l'introduzione di 'lettori' o 'interpreti' di documenti RSS (i news aggregator) consente a chiunque di attingere direttamente alla fonte: che bisogno ho di Moreover se posso crearmi la mia selezione personale di news e fonti informative da consultare in un programma ad hoc? E se un sito non produce RSS? Facile. Ci sono aggregatori che fanno benissimo quell'opera di conversione di cui si è parlato ed esistono anche tool dedicati.
Un po' di storia (per capire da dove viene)
Qui entriamo in un terreno un po' intricato. Come molte cose dell'informatica, anche la storia di RSS è fatta di rivalità, piccole ripicche, gruppi contrapposti. Il formato venne creato da Netscape, che nel 1999 produsse la versione 0.90. Erano gli anni in cui l'azienda puntava molto sulla creazione di portali personalizzati (My Netscape) da riempire con liste di link o di news selezionate dall'utente in base alle sue preferenze o esigenze. Seguì una versione più semplificata, la 0.91. Netscape abbandonò ben presto l'avventura e con essa lo sviluppo di RSS.
Il formato venne allora adottato da Dave Winer come base dei sistemi di content management di Userland. Intanto, un gruppo di sviluppatori iniziò a lavorare su un altro formato di syndication, fondato su uno dei linguaggi standard del W3C, RDF[ i ]. Ne venne fuori la specifica RSS 1.0 (RDF Site Summary).
Sentitosi scavalcato e deprecando certi aspetti di complessità di RSS 1.0, Dave Winer proseguì per la sua via, dando nuova vita al vecchio formato e sfornando, nell'ordine le versioni RSS 0.92, 0.93, 0.94, fino a quella attuale, rilasciata da pochi mesi: RSS 2.0. Per rimarcare la distanza da RSS 1.0 e sottolineare il carattere di semplicità della sua proposta, Winer ha dato al suo formato il nome di Really Simple Syndication.
La situazione, dunque, è che abbiamo due formati concorrenti per fare essenzialmente la stessa cosa. In effetti, negli elementi di base, sono uguali. Cambia la filosofia di fondo. RSS 2.0 punta alla semplicità, RSS 1.0 guarda alla ricchezza semantica e all'estendibilità con moduli esterni (cose comunque possibili anche per il rivale).
Quanto alla diffusione, non dobbiamo pensare che le versioni attualmente superate siano scomparse. I feed in formato RSS 0.91 o 0.92 sono molto utilizzati, principalmente per la loro semplicità e per il fatto di essere più che sufficienti per una syndication di base, ridotta all'essenziale.
Chi deve preoccuparsi per la presenza di proposte contrapposte? Non chi consuma RSS con i news aggregator: sono in grado di leggere tranquillamente tutti i formati. Se ne deve preoccupare, invece, il programmatore che voglia, per esempio, trasformare un feed. I due linguaggi presentano sintassi diverse e per garantire compatibilità bisogna per forza creare meccanismi o script che ne tengano conto. Dal lato della produzione, dovrebbe preoccuparsene chi intenda fare di un feed un uso appena più avanzato della syndication di base. A quel punto è opportuno valutare con attenzione cosa offrono i due formati.
Come si vede, tutto è estremamente semplice. Un feed RSS non fa altro che definire un 'canale' con i vari item che lo compongono. Ora ragioniamo un momento insieme. L'esempio dovrebbe far comprendere che RSS non è solo buono per veicolare news o i contenuti di un weblog (per i quali è il formato naturale). Si propone, invece, come strumento versatile, adatto per tutti i dati che possano essere facilmente serializzati o organizzati come liste. Posso fare un feed con la Top Ten dei CD più venduti, per una lista di offerte di lavoro, per un bookmark[ i ], per un calendario di riunioni o conferenze. Ecco perché la prima definizione è quella più aderente alle potenzialità di RSS.
Credo anche che l'esempio sia utile per chiarire a tutti le differenze di fondo tra RSS (e tutti i linguaggi 'semantici') e HTML. In che cosa sono confrontabili? In poco. Entrambi sono formati per distribuire contenuti. Entrambi sono linguaggi di markup[ i ]. In quanto tali, hanno marcatori (tag[ i ] o elementi) che definiscono il modo in cui un documento dovrà essere interpretato. Il markup di HTML è fatto per essere interpretato dai nostri browser[ i ]. Di un documento definisce la struttura, al limite la presentazione. In RSS, invece, i marcatori sono autoesplicanti. Mi dicono chiaramente di cosa si parla. Sono comprensibili per un uomo e non solo per una macchina.




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