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Un secondo contributo per la memoria di classe sul Consiglio di Fabbrica della Belleli (1976-1980)

Premessa

Il 2 aprile 2012, rovistando in vecchi archivi del mio pc alla ricerca di un documento che mi serviva per lavoro, ho fortunosamente rintracciato il testo di una email che avevo scritto il 21 marzo 2004 ad Enio Camerlenghi, il curatore del libro “Belleli. Una fabbrica tra storia e memoria”.

Di seguito propongo il testo di tale email ai visitatori del sito che condividono la convinzione della necessità di contrapporre alla storia degli anni Settanta scritta dai vincitori (la classe dominante, attraverso i vari ideologi al suo servizio) le testimonianze di chi ha partecipato in prima persona alle lotte di quegli anni dalla parte del movimento dei lavoratori e del proletariato con l’idea-guida di costruire un “ordine nuovo” (per dirla con Gramsci): una società di uomini/donne liberi ed uguali.

Il testo della email ad Enio Camerlenghi

Caro Camerlenghi, la visita in cantina è stata proficua, dalle profondità del tempo sono emersi, infatti:

  • 20 numeri dell’“Elettrodo – bollettino del Consiglio di Fabbrica Industrie meccaniche Belleli – Mantova”, dal n. 1 del giugno 1977 al n. 20 del maggio 1980;

  • 5-6 volantini del “Comitato per l’unità operai – impiegati/e” risalenti alla primavera-estate 1976;

  • alcuni documenti del Comitato Ambiente, in particolare documenti giudiziari relativi a vertenze che Vittorio Ghidini ed io avevamo intentato nei confronti dell’azienda (patrocinati dall’avvocato Sandro Somenzi) in rappresentanza del CdF.

Parto dai 5-6 volantini di cui al punto 2.

L’idea del “Comitato per l’unità” (CU) mi fu suggerita dal fatto che nella primavera del 1976 gli impiegati, prima dispersi in varie palazzine dello stabilimento, furono concentrati nel nuovo Palazzo Uffici; pensai che la concentrazione di 300 impiegati poteva essere un terreno propizio per promuovere una maggiore sindacalizzazione degli impiegati ed una maggiore unità dei lavoratori. Io, che allora non ero ancora delegato, proposi un incontro a quattr’occhi fuori azienda ad uno dei “capi storici” del CdF, Giancarlo Bellelli (“una elle in più e molti miliardi in meno”, come diceva lui), e gli proposi la mia idea ottenendo il suo pieno appoggio. Organizzammo così alcuni incontri “clandestini” tra alcuni delegati CdF (Bellelli, Tolazzi e non ricordo chi altri) e alcuni impiegati, tra cui io e l’ingegner Gino Mori (attuale sindaco di Virgilio). A seguito degli incontri furono redatti quei 5-6 volantini, che furono distribuiti dai delegati (noi impiegati dovevamo restare “coperti” per evitare rappresaglie). L’obiettivo pratico immediato era quello di riuscire a far eleggere “un delegato per ogni ufficio” (volantino del 15 giugno 1976) alle imminenti elezioni per il rinnovo del CdF. L’obiettivo fu, di fatto, raggiunto:

  • su 44 eletti (comunicazione FLM del 30 agosto 1976, a firma Provasi, Lina e Vincenzi), 13 erano delegati del Palazzo Uffici (a fronte dei precedenti 4-5: i “soliti” Tolazzi, Bellodi, Bertazzoni e Mazzola).

Tra questi c’eravamo anch’io e la mia amica Franca Bogadek, unica donna effettiva del CdF, dato che l’eletta dei Servizi di pulizia non partecipava –per ragioni di orari- alle attività del CdF.

Alcuni ricordi a proposito dell’“Elettrodo”.

A seguito delle elezioni consiliari dell’agosto 1976, il CdF si diede una nuova strutturazione che teneva conto della maggiore presenza di impiegati (cioè di persone con capacità professionali che potevano essere valorizzate nell’attività del CdF). Nacquero così, ad esempio, il “Comitato Informazione” (che si diede poi, tra l’altro, il compito della redazione dell’“Elettrodo”) e il “Comitato per la salute dei lavoratori in fabbrica e nel territorio” (come noi avevamo programmaticamente chiamato il comitato ambiente), di cui –come anticipato- io avevo scelto di far parte, nell’intento di poter visitare i reparti e conoscere meglio le esigenze degli operai.

Dall’“Elettrodo” n. 5 dell’ottobre 1977 (“Impiegate, lamentarsi non serve, bisogna organizzarsi”) si deduce che lo stesso tipo di attività che avevamo fatto con il CU (incontri “clandestini” fuori azienda) veniva ora svolta nei confronti delle impiegate. Era questo il “Comitato per la parità impiegati –impiegate” a cui ti ho accennato per telefono, che era nato da un’idea mia e di Franca Bogadek. Di fatto, la cosa ebbe vita breve, perché l’azienda si affrettò a fare le agognate promozioni di categoria per la maggior parte delle –allora- poche impiegate che, appagate, si acquietarono.

Nell’“Elettrodo” n. 13 dell’ottobre/novembre 1978 figura l’elenco del nuovo CdF (allora il rinnovo avveniva ogni 2 anni). L’elenco (pag. 1) comprende:

  • 40 delegati, di cui 12 del Palazzo Uffici, tra cui io.

Franca aveva rinunciato a candidarsi perché, a seguito di una modifica del “gruppo omogeneo”, i lavoratori si sarebbero trovati a dover scegliere tra me e lei. Quindi, lei aveva preferito rinunciare a mio beneficio (anche per ragioni familiari). Ricordo, tuttavia, la presenza di un’altra donna in CdF nel corso di questo biennio, tale PierAngela, di cui non ricordo però il cognome.

Il n.2 del luglio 1977 e il n.19 del maggio 1980 sono intitolati rispettivamente “Speciale: salute e ambiente” e “informazioni del Comitato Ambiente dell’incontro avvenuto nel mese di aprile con L’Azienda”. Anche questo testimonia dell’importanza che la questione dell’ambiente aveva alla Belleli in quegli anni.

Sulle circostanze del mio licenziamento

Tra i documenti del mio dossier “Comitato Ambiente” ho ritrovato una lettera in cui la Belleli, il 1° settembre 1980, mi contesta di “essere incorso nella seguente infrazione” e cita venerdì 29 agosto, come data dell’“alterco” con il crumiro, di cui sei al corrente.

Nella stessa busta c’è anche una lettera con i termini dell’accordo raggiunto con l’Azienda per il mio licenziamento (tra cui corsi di formazione professionale in IBM pagati dalla Belleli), datata 16 settembre 1980. La lettera contiene una nota finale che recita testualmente:

“Alla sottoscrizione del presente verbale di accordo è presente il sig. Raffaldini Franco in qualità di testimone di quanto convenuto”. Segue la firma dell’illustre testimone (che era venuto, in realtà, in qualità di garante dell’accordo).

Caro Enio, mi pare di averti detto tutto, per il momento, ma ti riconfermo la mia disponibilità a darti il mio contributo di testimonianza per la ricostruzione della memoria del movimento operaio in quegli anni in Belleli

Cordiali saluti

Bergamo, 21 marzo 2004 Dante Goffetti