Uno straccio di donna
Da qualche tempo Mantova ospita dei cartelloni pubblicitari che ritraggono una donna nuda prona su un pavimento sotto lo slogan di una ditta produttrice di piastrelle che ci invita sottilmente a vestire la nostra casa con i suoi prodotti.
La prima considerazione riguarda la banalità della pubblicità a cui gli italiani sono abituati, a cui si propongono donne nude per vendere tutto, dai dentifrici alle piastrelle per la casa. Il caso specifico però ha in sé una sciatteria tutta provinciale, che sta nella posa inespressiva della modella appiattita sul pavimento, che porta grossi anelli d’oro e un crocifisso stile Madonna anni ’80. Un minimo guizzo di ironia e gusto nella mente del grafico avrebbe salvato le sorti di una fotografia insignificante e oggettivamente brutta.
Ma al quadro manca un dettaglio, lo strofinaccio a cui rimanda irresistibilmente la coppia donna-pavimenti, per di più in una posizione così smaccatamente subalterna. Per questa seconda considerazione non è necessario essere femministe sessantottine: basta avere chiaro il principio-base della dignità dell’essere umano, a prescindere dal genere.
È di pochi mesi fa l’articolo del Financial Times che analizzava l’immagine della donna italiana nella pubblicità, una gamma di modelli che va dalle veline alle veline. I grafici mantovani hanno aggiunto un altro elemento, la casalinga pseudo-sexy, il cui posto è comunque tanto in basso da strisciare sul pavimento che dovrà pulire per vocazione. E si vede benissimo lo straccio di idea nella mente dei grafici, che si riflette in quella degli osservatori, anche se nella foto non compare.
Giorgia Bottani





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